Gastroenterologia

Infliximab e adalimumab, sicuri ed efficaci nel morbo di Crohn

I due anticorpi monoclonali infliximab e adalimumab sono efficaci e sicuri nel trattamento di pazienti con malattia di Crohn. Questo risultato deriva da uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology.

Gli anticorpi contro il fattore di necrosi tumorale-alfa sono ampiamente utilizzati per il trattamento di pazienti con malattia di Crohn (CD). Questo studio ha confrontato l'efficacia di infliximab e adalimumab, i due agenti biologici, rivolti contro il fattore di necrosi tumorale, più comunemente utilizzati nei pazienti con CD.

I ricercatori del Centro per l' Epidemiologia Clinica e Biostatistica dell’ Università della Pennsylvania hanno condotto uno studio retrospettivo su pazienti con malattia di Crohn (CD). A tal fine hanno utilizzando i dati Medicare (l’assicurazione sanitaria federale statunitense) nel periodo 2006-2010.

Nello specifico sono stati trattati 1.459 pazienti con infliximab e 871 con adalimumab.
I pazienti selezionati erano nuovi ai farmaci contro il fattore di necrosi anti-tumorale (anti-TNF) o meglio questi individui non avevano mai ricevuto alcun trattamento con farmaci anti- TNF per 12 mesi prima della loro prima prescrizione con anti-TNF registrata nel database Medicare. Sono stati esclusi dallo studio pazienti di età superiore ai 85 anni e quelli con diagnosi di altre indicazioni per la terapia anti- TNF.

Gli outcome principali dello studio erano il continuo della terapia senza ricorso agli steroidi e alla chirurgia e l’ospedalizzazione per CD.
Dopo 26 settimane di terapia, il 49% dei pazienti trattati con infliximab ha continuato il trattamento con tale farmaco, rispetto al 47% dei pazienti trattati con adalimumab (OR aggiustato=0.98, 95% CI, 0.81-1.19). L’estensione del follow-up a 52 settimane ha comportato un abbassamento delle percentuali di persistenza sia per infliximab che per adalimumab: 31% vs 28%, rispettivamente (AOR=1.08 , 95% CI, 0.86-1.37).

Per quanto riguarda il ricorso agli interventi chirurgici i ricercatori tra cui la Dott.ssa Meenakshi Bewtra , assistente professore di medicina ed epidemiologia, hanno osservato che una percentuale più bassa di pazienti trattati con infliximab avevano necessità di ricorrere all’ intervento chirurgico rispetto ai trattati con adalimumab , ma questa differenza non era significativa (5.5 vs 6.9 interventi chirurgici per 100 persone-anno; AHR=0.79, 95% Cl, 0.60-1.05).

Allo stesso modo, i tassi di ospedalizzazione non differivano significativamente tra i due gruppi (11.8 vs 15.4 ricoveri per 100 persone-anno; AHR=0.88, 95% CI, 0.72-1.07). Tutte le misure di outcome sono state valutate anche in rapporto all’ età ( < 65 vs ≥ 65 anni ) e non è stata osservata nessuna evidenza di interazione, fatta eccezione per il rischio di un intervento chirurgico. L’Infliximab è risultato protettivo nei pazienti di età inferiore ai 65 anni rispetto all’ adalimumab (AOR=0.66, 95% CI, 0.47-0.93).

In conclusione, non sono state osservate differenze significative nei parametri di efficacia clinica analizzati, per cui i ricercatori hanno concluso che “i dati suggeriscono una efficacia paragonabile di questi farmaci usati nella pratica clinica. Inoltre, questi risultati giustificano che si tenga conto anche dell’opinione del paziente nello scegliere  tra questi due farmaci ".

Emilia Vaccaro

Osterman M.T. et al. Comparative Effectiveness of Infliximab and Adalimumab for Crohn's Disease. Clin.Gastroenterol and Hepatol Vol 12, Issue 5, Pages 811–817 May 2014.
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