Le donne anziane che assumono inibitori di pompa protonica sono ad aumentato rischio di cadute e di frattura. Questo è quanto noto fin ad oggi. Un nuovo studio, pubblicato su Journal of Bone and Mineral Research,  ha suggerito che questi farmaci non avrebbero effetti sullo scheletro. Lo studio ha, invece, rivelato che le donne in post menopausa che utilizzano farmaci anti reflusso possono avere effetti collaterali come vertigini e instabilità, che le rende meno sicure nella posizione eretta.

Gli inibitori della pompa protonica (PPI) sono i farmaci più potenti per sopprimere la secrezione acida gastrica e vengono utilizzati ampiamente in tutto il mondo. Agiscono determinando un blocco irreversibile dell’enzima H+/K+ATPasi (cosiddetta pompa protonica), via finale per la produzione dell’acido cloridrico da parte della cellula parietale gastrica. Un PPI può sopprimere l’80-95% della produzione giornaliera di acido.

Un gruppo di ricercatori australiani ha analizzato le fratture e il rischio di caduta, ma anche l’integrità dello scheletro nelle donne in postmenopausa che erano in trattamento con inibitori della pompa protonica (PPI) da almeno un anno. Questi farmaci in letteratura sono associati a rischio raddoppiato di cadute e fratture (p=0,006 e p=0,007, rispettivamente) anche se il meccanismo sottostante questo collegamento rimane sconosciuto.

I risultati dello studiano dicono chiaramente che il trattamento con PPI non ha un effetto sullo scheletro, anche se le donne in trattamento con questi farmaci è più facile che abbiano problemi collegati alle cadute.
Questi problemi comprendono il limitare le attività per paura di cadere sia dentro (p=0.001) che fuori casa (p=0.002), vertigini (<0.0001) e piedi insensibili (p<0.017); tali soggetti hanno anche un punteggio del Timed Up and Go and Romberg’s tests peggiore rispetto alle non utilizzatrici (p=0.025)  Questo punteggio è relativo alla facilità o meno nello stare in piedi e alla capacità di movimento. Le donne che utilizzano tali farmaci per lunghi periodi hanno anche più bassi livelli di vitamina B12 rispetto alle non utilizzatrici (50% vs. 21%, P = 0.003).

In conclusione come ha evidenziato Richard L. Prince,  della University of Western Australia autore dello studio: “In maniera analoga a studi precedenti, abbiamo identificato un aumento del rischio di frattura in donne anziane in trattamento per lungo periodo con PPI; tale collegamento non è però mediato da un danneggiamento della struttura ossea ma da un aumentato rischio di caduta.

Emilia Vaccaro
Lewis JR. et al. Long-Term Proton Pump Inhibitor Therapy and Falls and Fractures in Elderly Women: A Prospective Cohort Study. JBMR.  DOI: 10.1002/jbmr.2279.
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