I pazienti più anziani che assumono inibitori della pompa protonica, farmaci abbastanza comuni per il bruciore di stomaco e il reflusso acido, sono due volte più a rischio di essere ricoverati in ospedale con insufficienza renale rispetto a loro coetanei non sottoposti a tale trattamento.

Questo è quanto mostrato in uno studio pubblicato sulla rivista Canadian Medical Association Journal in cui gli autori puntualizzano che si tratta comunque di un evento alquanto raro.

Gli inibitori della pompa protonica (PPI) sono tra i farmaci più diffusi e prescritti nel mondo, con 95 milioni di prescrizioni dispensate negli Stati Uniti nel 2009.
Sebbene siano ampiamente percepiti come sicuri, i PPI sono sempre più sospettati di causare nefrite interstiziale acuta, in particolare tra pazienti anziani.

La prova di questa associazione è limitata a rapporti aneddotici, serie di casi e 3 studi osservazionali, uno dei quali basato su soli 5 casi di nefrite interstiziale acuta e un altro che ha esaminato solo il rischio di danno renale acuto.
È importante sottolineare che, poiché le caratteristiche classiche sistemiche di nefrite interstiziale acuta farmaco-indotta sono spesso assenti nei casi PPI-associati, il ruolo causale di questi farmaci puo’ essere trascurato.

In questo studio gli autori hanno cercato di confrontare il rischio di danno renale acuto e nefrite interstiziale acuta in una vasta popolazione di pazienti anziani trattati con inibitori della pompa protonica rispetto a tale rischio in pazienti che non utilizzavano questi farmaci.

"In generale, questi farmaci sono molto ben tollerati, e la stragrande maggioranza dei pazienti che li assume non sviluppa insufficienza renale o altri problemi gravi,"  ha dichiarato l'autore principale dello studio il dr. Tony Antoniou, ricercatore presso l’ Institute for Clinical Evaluative Sciences and St. Michael's Hospital di Toronto, che ha precisato: "Ma tali farmaci devono essere utilizzati per il minor tempo possibile."

Il dr. Antoniou e i suoi colleghi hanno identificato circa 290.000 persone di età compresa tra i 66 o più anni e che assumevano inibitori della pompa protonica in Ontario tra il 2002 e il 2011, oltre a un numero simile di persone che non prendono tali farmaci.
I ricercatori hanno poi esaminato il numero di persone che sono state ricoverate per insufficienza renale acuta entro 120 giorni dall’inizio del trattamento rispetto al gruppo non assumeva tale medicine.

Nel tentativo di catturare solo i nuovi utilizzatori di farmaci, i ricercatori hanno escluso le persone dallo studio che avevano avuto una prescrizione di questi farmaci nel corso dell'anno precedente. Sono stati esclusi anche persone con diagnosi di malattie legate alla insufficienza renale come l'HIV e il lupus, negli ultimi cinque anni o che avevano assunto antibiotici negli ultimi quattro mesi a causa di insufficienza renale perché quest’ultima può essere causata da infezioni o farmaci usati per curarle.

I risultati hanno mostrato che il danno renale acuto si è verificato in 1787 persone, sostanzialmente meno dell'1% della popolazione totale dello studio. Le persone che assumevano inibitori della pompa protonica hanno avuto un tasso di ospedalizzazione di 13.49 per 1000 persone all'anno, contro i 5.46 per 1000 non trattati con PPI.

Il dottor John O'Brian Clarke, gastroenterologo presso il Johns Hopkins Hospital di Baltimora ha dichiarato: "Non limiterei il problema ai PPI, il rischio complessivo di insufficienza renale nella popolazione in studio era piuttosto basso e l'associazione con gli inibitori della pompa protonica e danno renale era solo una associazione"

“Di tutti i possibili effetti collaterali di questi farmaci, il più preoccupante non è l'insufficienza renale, ma  l'osteoporosi” ha proseguito il dr. Clarke, che non è stato coinvolto nello studi. “C'è anche il rischio che le persone non siano in grado di assorbire alcune vitamine e minerali come magnesio, ferro, vitamina B12 e calcio. Sicuramente questo studio supporta un crescente corpo di letteratura che suggerisce che l’uso di PPI  non è esente da rischi. I medici dovrebbero fare ogni sforzo per limitare tali agenti solo ai pazienti che hanno veramente bisogno di terapia con inibitori della pompa protonica e di trovare la dose minima e la durata della terapia necessaria per curare i loro problemi."

“Mentre per alcuni pazienti bastano antiacidi per alleviare i sintomi di bruciore di stomaco, gli inibitori della pompa protonica svolgono un ruolo importante nel trattamento di persone con più gravi problemi medici”, ha sottolineato il dottor George Sachs, professore presso la Geffen School of Medicine David, University of California , Los Angeles.

“Per i pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo, o GERD, in pericolo di vita i farmaci possono impedire lo sviluppo del cancro esofageo”, ha precisato il dr. Sachs, che non è stato coinvolto nello studio.

In conclusione, questo studio mette in guardia su un possibile aumento delle ospedalizzazioni per insufficienza renale in pazienti in trattamento con inibitori della pompa protonica, ma precisa anche che tale evenienza è molto rara in questi soggetti. Come ha evidenziato il dr. Antoniou, i pazienti devono valutare regolarmente se l’uso degli inibitori della pompa protonica è necessario: "In molti casi, le modifiche dello stile di vita (ad esempio evitando cibi scatenanti il bruciore, perdita di peso) possono bastare per ristabilire un equilibrio”.

Emilia Vaccaro

Antoniou T. et al. Proton pump inhibitors and the risk of acute kidney injury in older patients: a population-based cohort study.
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