Intestino irritabile: rifaximina aumenta le specie batteriche "benefiche"

Gastroenterologia

La rifaximina è efficace non solo nel controllare i sintomi addominali di soggetti con sindrome dell'intestino irritabile ma nell'influenzare la presenza di specie batteriche nel microbiota intestinale di questi soggetti. In particolare, in seguito all'assunzione di tale antibiotico si ha la diminuzione di alcune specie batteriche ma, cosa più importante, l'aumento di altre come il Faecalibacterium prausnitzii, specie benefica per l'organismo in quando produce citochine anti-infiammatorie. E' quanto mostrato in un lavoro tutto italiano pubblicato su Clinical and Experimental Gastroenterology.

La rifaximina è efficace non solo nel controllare i sintomi addominali di soggetti con sindrome dell’intestino irritabile ma nell’influenzare la presenza di specie batteriche nel microbiota intestinale di questi soggetti. In particolare, in seguito all’assunzione di tale antibiotico si ha la diminuzione di alcune specie batteriche ma, cosa più importante, l’aumento di altre come il Faecalibacterium prausnitzii, specie benefica per l’organismo in quando produce citochine anti-infiammatorie. E’ quanto mostrato in un lavoro tutto italiano pubblicato su Clinical and Experimental Gastroenterology.
Rifaximina è un antibiotico prodotto dall’ italiana Alfa Wassermann e viene spesso utilizzata per controllare la sintomatologia dei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile.
«Nel seguente studio- come ha spiegato ai microfoni di pharmastar il prof. Antonio Gasbarrini, del dipartimento di Medicina Interna, Policlinico Gemelli di Roma- abbiamo considerato pazienti con IBS che avevano disturbi addominali. In questi soggetti è già dimostrato, e in questo è in via di approvazione all’Fda, che la rifaximina riduce la sintomatologia addominale rispetto al braccio placebo, ci sono due studi pubblicati sul NEJM in merito».
«Il problema-ha continuato il prof. Gasbarrini- è che nessuno sa esattamente come funziona la rifaximina, cioè perché un antibiotico intestinale dovrebbe ridurre i sintomi della IBS?”
Lo scopo del presente studio era di valutare, con strumenti biomolecolari, la modulazione attiva esercitata dalla rifaximina sulla flora intestinale di pazienti con IBS non stitici. Quindici soggetti IBS non stitici sono stati trattati con 550 mg rifaximina tre volte al giorno per 14 giorni.
“Noi siamo partiti da un presupposto-ha evidenziato il prof. Gasbarrini- e cioè che essendo la rifaximina un antibiotico, modula il microbiota. L’assunto classico è che l’antibiotico abbassa i batteri , in realtà rifaximina abbassa alcuni batteri e ne alza altri.
In questo studio non abbiamo valutato cosa fa rifaximina in termini di sintomi ma abbiamo valutato con una sofisticata analisi, un sofisticato pirosequenziamento del microbiota, cosa fa rifaximina nel microbiota fecale. Abbiamo visto che abbassa alcune specie ma alza altre. Questo è in qualche modo un effetto non convenzionale di un antibiotico”.
I campioni di feci sono stati raccolti prima di iniziare il trattamento, alla fine di esso, e dopo un periodo di washout di 6 settimane. Real time PCR, elettroforesi su gradiente di gel denaturante e sequenziamento next- generation sono stati applicati a tutti i campioni per verificare e quantificare eventuali fluttuazioni microbiche.
Il trattamento con rifaximina non ha influenzato la composizione complessiva del microbiota dei soggetti trattati, inducendo fluttuazioni in pochi gruppi batterici, bilanciati dalla sostituzione di omologhi o gruppi batterici complementari.
La rifaximina , infatti, dai dati del lavoro sembra influenzare principalmente batteri potenzialmente dannosi (diminuendoli), come Clostridium, ma ha comportato l’aumento della presenza di alcune specie, come Faecalibacterium prausnitzii.
 “Il dato importante è proprio questo; una delle specie che aumentano dopo trattamento con rifaximina è il Faecalibacterium prausnitzii. Quest’ultimo è un batterio che produce citochine anti-infiammatorie.
Rifaximina agisce su tutte le specie batteriche, però le specie competono tra loro e, quindi l’abbassamento da parte di rifaximina di alcune specie fa si che alcune specie come prausnitzii, crescono perché lì non hanno competizione. La fortuna vuole, per la rifaximina, che il prausnitzii, produca sostanze antiinfiammatorie” ha aggiunto il prof. Gasbarrini.
Dopo 14 giorni di trattamento, durante il follow-up, è stata osservata una diminuzione del rapporto Firmicutes/Bacteroidetes e profili batterici con maggiore biodiversità rispetto al basale.
“Quindi, l’ipotesi è che l’effetto della rifaximina sul dolore addominale dell’intestino irritabile-ha sottolineato il prof. Gasbarrini- è mediato attraverso una rimodulazione del microbiota intestinale e in particolare attraverso l’incremento di batteri che producono citochine antiinfiammatorie”.
In conclusione, il trattamento con rifaximina, ha determinato un efficace sollievo dai sintomi in pazienti con IBS e la normalizzazione del test del respiro con lattulosio, senza indurre cambiamenti drammatici nella composizione del microbiota dei soggetti, stimolando la riorganizzazione microbica in alcune popolazioni verso una composizione più diversificata e verso l’aumento di specie benefiche per l’organismo. Rifaximina, con il suo basso assorbimento sistemico, può rappresentare un trattamento di scelta per la sindrome dell'intestino irritabile (IBS), principalmente per la sua capacità di agire sulla patogenesi dell’IBS, attraverso l'influenza sulla flora intestinale.
Emilia Vaccaro


Soldi S. et al. Modulation of the gut microbiota composition by rifaximin in non-constipated irritable bowel syndrome patients: a molecular approach. Clin Exp Gastroenterol. 2015 Dec 4;8:309-25. doi: 10.2147/CEG.S89999. 

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