La terapia antivirale prolunga la sopravvivenza in pazienti con epatite B in fase immuno tollerante

Gastroenterologia

Un nuovo studio, presentato all'International Liver Congress 2016 di Barcellona, dimostra come l'uso di una terapia antivirale per i pazienti nella fase immuno tollerante dell'epatite B prolunga la sopravvivenza globale e riduce il rischio della forma più comune di cancro del fegato (carcinoma epatocellulare, HCC) e la cirrosi. Lo studio mostra che i rischi di sviluppare HCC e cirrosi epatica sono significativamente diminuiti tra i pazienti che avevano ricevuto analoghi nucleos(t)idici.

Un nuovo studio, presentato all’International Liver Congress 2016 di Barcellona, dimostra come l’uso di una terapia antivirale per i pazienti nella fase immuno tollerante dell’epatite B prolunga la sopravvivenza globale e riduce il rischio della forma più comune di cancro del fegato (carcinoma epatocellulare, HCC) e la cirrosi. Lo studio mostra che i rischi di sviluppare HCC e cirrosi epatica sono significativamente diminuiti tra i pazienti che avevano ricevuto analoghi nucleos(t)idici.
L’epatite B (HBV) è l’infezione epatica più comune e seria nel mondo. Il virus, trasmesso attraverso sangue o fluidi corporei infetti, attacca il fegato.
Nella fase immuno tollerante, l’HBV si replica in maniera attiva nel fegato, ma non è ancora riconosciuto dal sistema immunitario. Il paziente può rimanere in questa fase per decenni con carica virale elevata ma senza apparente danno epatico. Ci sono due opzioni di trattamento per i pazienti in questa fase: la strategia con l’interferone peghilato o il trattamento con gli analoghi nucleos(t)idici.
E’ ormai noto che un’elevata carica virale relativa all’HBV è un forte fattore di rischio indipendente per la cirrosi epatica e il carcinoma epatocellulare in pazienti con epatite cronica ma non è chiaro se trattare pazienti nella fase immuno tollerante possa essere collegato a una migliore prognosi.
Lo scopo di questo studio è stato, quindi, quello di valutare l’impatto dei trattamenti antivirali nei pazienti con infezione cronica da virus B in fase immuno tollerante.
Lo studio, a singolo centro, retrospettivo ha coinvolto 644 pazienti con diagnosi di epatite B in fase immuno tollerante senza evidenza di cirrosi epatica. La durata è stata da gennaio 2016 a dicembre 2010. 
I pazienti sono stati divisi in due gruppi, un gruppo trattato con gli antivirali (n=54) e un gruppo di controllo (n=590).
L’endpoint primario era la sopravvivenza globale, mentre gli endpoints secondari erano lo sviluppo di HCC e di cirrosi epatica.
Tutti i pazienti avevano livelli di alanina aminotransferasi doppi rispetto al limite massimo, senza evidenza di cirrosi.
La funzione epatica al basale differiva significativamente tra i due gruppi ed era più favorevole per il gruppo controllo. Non sono state osservate differenze significative nelle percentuali di HCC, cirrosi e sopravvivenza globale nei due gruppi (p>0.1 col test log rank).
Nell’analisi Cox multivariata, comunque, il gruppo trattato ha mostrato un rischio significativamente più basso di carcinoma epatocellulare rispetto al gruppo controllo (HR=0.178; 95% Cl=0.042-0.763; p=0.020).
E’ stato osservato che il trattamento antivirale diminuisce il rischio di sviluppare cirrosi epatica rispetto al gruppo controllo (HR=0.178; 95% Cl=0.199-0.977; p=0.044). Il gruppo trattato ha mostrato una sopravvivenza più lunga rispetto ai pazienti controllo (HR=0.293, 95% Cl=0.059-1.460; p=0.134) anche se non ha raggiunto la significatività statistica.
Nell’analisi è stato anche utilizzato un approccio per aggiustare le differenze nelle caratteristiche basali tra i due gruppi, l’IPW  (inverse probability weighting). Applicando questo approccio il rischio di sviluppare HCC (HR=0.084; 95% Cl=0.030-0.234; p<0.001) e cirrosi epatica (HR=0.250, 95% Cl=0.089-0.707; p=0.009) sono significativamente diminuiti nel gruppo di trattamento.
In più, i risultati hanno evidenziato che gli antivirali prolungano significativamente la sopravvivenza rispetto al controllo (HR=0.059, 95% Cl=0.008-0.415; p=0.005).
“Il nostro studio mostra che il trattamento con analoghi nucleos(t)idici offre risultati promettenti nel ridurre il rischio di cancro del fegato e danno tra i pazienti che hanno limitate opzioni di trattamento” ha dichiarato il prof. Jeong-Hoon Lee del Liver Research Institute presso la Seoul National University in Korea e autore dello studio.
“In più,-ha proseguito il prof. Lee-in contrasto col gruppo di controllo che non ha ricevuto trattamenti durante la fase immuno tollerante, la sopravvivenza globale era significativamente prolungata per quelli che avevano ricevuto trattamento con analoghi nucleos(t)idici”.
In conclusione, La terapia antivirale, anche nei pazienti in fase immuno tollerante, può prolungare la sopravvivenza globale e ridurre il rischio di carcinoma epatocellulare e cirrosi epatica. Come ha dichiarato il prof. Tom Hemming Karlsen, vice segretario dell’Easl: “I risultati di questo studio sono importanti nell’aiutare l’avanzamento delle alternative mediche per i pazienti con epatite B immuno tollerante, un sottogruppo di pazienti che finora i medici hanno titubato nel trattare”.
Emilia Vaccaro


PS049-Chang Y. et al. Nucleos(t)ide analogue treatment for immune tolerant phase of chronic hepatits B patients prolongs overall survival and reduces the risk of hepatocellular carcinoma and cirrhosis: a real-life study. ILC2016