Gastroenterologia

Livelli di vitamina D e morbo di Crohn, c'č un collegamento?

Bassi livelli di vitamina D nel siero sono associati con la gravità della malattia in pazienti con morbo di Crohn; inoltre, i livelli di tale vitamina risultano aumentati dopo terapia con farmaci anti- TNF (fattore di necrosi tumorale). Questi dati derivano da uno studio pubblicato sulla rivista Inflammatory Bowel Diseases.

La carenza di vitamina D è comune nei pazienti con malattia di Crohn (CD).

Questo vitamina è cruciale per l'attivazione del nostro sistema immunitario: senza di essa, le cellule T non sono in grado di reagire e combattere le infezioni più gravi che minacciano l'organismo. In questo studio i ricercatori della Divisione di Gastroenterologia, Centro per la malattia infiammatoria intestinale del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston hanno indagato il possibile collegamento tra la CD e i livelli di vitamina D in quanto la sua carenza sembra correlata alla attività di malattia di per sé.

Tale ricerca si è basata soprattutto sulle misure di infiammazione e sulla risposta immunitaria . Sono stati, infatti, misurati i livelli sierici di 25 (OH)-vitamina D con metodi immunoenzimatici su campioni raccolti da una coorte di pazienti con CD ben caratterizzata. E’ stata, inoltre, determinata l’espressione genica in cellule T e l’effetto della vitamina D sulla proliferazione delle cellule CD4 + isolate.

I ricercatori hanno arruolato 37 pazienti, 20 con CD attiva e 17 in remissione. Un sottoinsieme di pazienti è stato arruolato prima di prendere l’infliximab ed è stata misurata la vitamina D al momento dell'arruolamento e dopo 2 settimane. Il momento dell'arruolamento corrisponde a livelli sierici di vitamina D nei pazienti con malattia attiva di circa 27 ng/mL (±2) rispetto ai 38 ng/mL (± 3) nei pazienti in remissione (p=0.02), indipendentemente dalla stagione o dai supplementi di vitamina D presi dai pazienti. Livelli di vitamina D erano associati con i punteggi HBI (Harvey-Bradshaw Index scores; p=0.005) che misurano la gravità dei sintomi della malattia, ma non con la proteina C- reattiva. Un punteggio HBI superiore a 5 è stato caratterizzato come malattia "attiva".

I risultati hanno mostrato che cellule T del sangue periferico di pazienti con malattia attiva mostravano una più alta espressione del recettore della vitamina D rispetto alle cellule dei pazienti in remissione . Con l’aggiunta della vitamina D, la proporzione di cellule CD25hi CD4 + aumentava nei pazienti con CD.

L'aumento medio dei livelli sierici di vitamina D dopo il trattamento con infliximab è stato simile in entrambi i gruppi di pazienti, responder (15 ng/mL) e non-responder (18 ng/mL), suggerendo che i miglioramenti nei livelli iniziali di vitamina D erano indipendenti dai punteggi relativi ai sintomi.

I ricercatori hanno evidenziato che: "Da un punto di vista clinico , bassi livelli di vitamina D non dovrebbero essere interpretati isolatamente, ma nel contesto dell’ attività della malattia del paziente in quel momento, e garantiti con la ripetizione del test una volta in remissione”.
In conclusione, bassi livelli di vitamina D sono associati con l'attività della malattia in pazienti con CD e tali livelli aumentano dopo il trattamento con infliximab .

Emilia Vaccaro


Ham M. et al. Vitamin D levels in adults with Crohn's disease are responsive to disease activity and treatment. Inflamm Bowel Dis. 2014 May;20(5):856-60.
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