Maggiori benefici clinici ed economici se si tratta precocemente l'epatite C

Gastroenterologia

Trattare l'epatite C nelle fasi iniziali dell'infezione può aumentare i benefici clinici e nel contempo ridurre i costi dei farmaci e dei trattamenti medici. Infatti i pazienti con HCV in stadio avanzato, anche se raggiungono una risposta virologica sostenuta, continuano ad essere a rischio di complicanze epato-correlate intra ed extraepatiche. Alcuni farmacoeconomisti, applicando all'HCV e alla sua storia, un modello stato-transizione utile per effettuare valutazioni economiche in campo sanitario, hanno dimostrato che ritardare il trattamento quando i pazienti presentano stadi avanzati di fibrosi comporta, in tutti i genotipi, un aumento del rischio di mortalità e dei costi.

Trattare l’epatite C nelle fasi iniziali dell’infezione può aumentare i benefici clinici e nel contempo ridurre i costi dei farmaci e dei trattamenti medici. Infatti i pazienti con HCV in stadio avanzato, anche se raggiungono una risposta virologica sostenuta, continuano ad essere a rischio di complicanze epato-correlate intra ed extraepatiche. Alcuni farmacoeconomisti, applicando all’HCV e alla sua storia, un modello stato-transizione utile per effettuare valutazioni economiche in campo sanitario, hanno dimostrato che ritardare il trattamento quando i pazienti presentano stadi avanzati di fibrosi comporta, in tutti i genotipi, un aumento del rischio di mortalità e dei costi.

Lo studio, presentato all'International Liver Congress 2018, il 53° Meeting annuale dell'EASL tenutosi a Parigi ad aprile, si è basato su un modello matematico sviluppato per prevedere l’impatto clinico ed economico della malattia durante il corso della vita su 46.657 pazienti scozzesi affetti da HCV.

I modelli di stato-transizione sono comunemente usati in sanità per ottimizzare l'uso di risorse limitate, guidare le politiche di sanità pubblica e per dare informazioni sulle decisioni di finanziamento e rimborso di nuove tecnologie. Questi modelli di solito simulano la progressione di eventi (ad esempio lo stadio della malattia e la morte) che si evolvono nel tempo e che contemplano un certo grado di incertezza.

I pazienti del modello presentato a Parigi e i tassi di efficacia della popolazione intent-to.treat modificata (mITT) si sono basati su studi clinici con glecaprevir e pibrentasvir.
Il genotipo e la distribuzione della fibrosi provengono dai dati di pazienti del Regno Unito. I costi, in sterline inglesi, sono derivati dalla revisione sistematica della letteratura. Le analisi comparative sono state condotte per il trattamento in diversi stadi di fibrosi della malattia epatica: lieve (F0-F1), moderata (F2-F3) e cirrosi compensata (F4/CC).
I risultati relativi allo stato clinico hanno incluso il rischio di andare incontro, durante la vita, a scompenso epatico (DCC), carcinoma epatocellulare (HCC), trapianto di fegato (LT) e morte epato-correlata (LrD). Altri risultati hanno considerato i costi post-trattamento e gli anni di vita aggiustati per la qualità (QALY), entrambi scontati a un tasso del 3,5%.

Uno degli autori dello studio, Scott Johnson, economista alla Medicus Economics LLC di Boston (USA), ha sottolineato come, per tutti questi parametri, il miglior risultato si sia evidenziato nei pazienti che hanno iniziato il trattamento negli stadi precoci di fibrosi (F0 e F1), mentre il peggiore in quelli con malattia avanzata (F4 o cirrosi compensata).

I risultati dello studio hanno infatti dimostrato come, durante l’esistenza, il rischio di manifestare una delle suddette complicanze sia sensibilmente inferiore nei pazienti trattati in stadio F0/F1 rispetto a quelli con malattia avanzata; le percentuali sono state, rispettivamente, le seguenti: cirrosi 4% vs 11,6%, HCC 1,8% vs 35,2%, trapianto di fegato 0,4% vs 2,6%, morte epato-correlata 3,8% vs 41,1%.

Evidenze simili sono state registrate anche per quanto concerne l’aspetto dei costi economici, che risultano quasi raddoppiati se il trattamento viene iniziato negli stadi avanzati dell’HCV; ciò è da imputare sia a un maggior carico di malattia sia a una durata di trattamento più lunga. Considerando solo le complicanze epato-correlate si sono registrati i seguenti costi: stadio lieve £ 30.719, moderato £ 33.055, cirrosi compensata £ 59.137. Se si considerano le manifestazioni extraepatiche (EHM) i costi sono stati, rispettivamente, £ 33.297, £ 35.402 e £ 61.204.

Inoltre, i dati hanno evidenziato come, sebbene i tassi di risposta virologica sostenuta fossero nel complesso molto simili, gli anni di vita associati alla qualità di vita siano diminuiti con l'aumentare del livello di malattia. I pazienti trattati per HCV quando ancora in stadio F0/F1 hanno guadagnato 16,2 QALY, se in stadio F2/F3 prima di ricevere la terapia hanno ottenuto 13,9 QALY e se non avevano ricevuto il trattamento fino agli stadi più avanzati (F4/cirrosi compensata) hanno ottenuto 10 QALY.
Un riepilogo di questi risultati è riportato nella tabella sottostante.

Scott Johnson ha quindi affermato che, anche sulla base del solo costo del trattamento farmacologico, ha più senso trattare il paziente negli stadi più precoci.

Un altro autore dello studio, Sammy Saab, professore di medicina e chirurgia presso l'University of California, Los Angeles (USA), ha sottolineato come lo studio abbia dimostrato il notevole impatto negativo del trattamento ritardato sulla vita di un paziente, in termini di morbilità, mortalità epatica e complicanze extraepatiche. Ha concluso affermando che un intervento tempestivo può consentire, oltre ai benefici per i pazienti, risparmi significativi grazie alla riduzione dei rischi clinici e della durata della terapia (8 settimane su tutti i genotipi rispetto alle 12 di un trattamento che inizia in uno stadio avanzato).


Pinsky B et al. Early versus delayed hepatitis C treatment provides increased health benefits at lower costs: A pan-genotypic cost effectiveness analysis set in Scotland. Abstract PS-058. 11-15 aprile, ILC 2018 Parigi