I pazienti con malattia infiammatoria intestinale trattati con dosi elevate di prednisone o altri corticosteroidi durante il primo anno di malattia, hanno una probabilità tre volte più elevata di essere sottoposti a chirurgia resettiva rispetto a chi non li ha utilizzati in fase così precoce. Questo è quanto emerge dai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Inflammatory Bowel Disease.

I corticosteroidi sono ampiamente utilizzati nel trattamento della malattia infiammatoria intestinale (IBD) e sono associati a significativi effetti collaterali. La reale efficacia delle terapie farmacologiche più recenti non ha ancora ridotto l'uso di corticosteroidi.

In questo studio è stato analizzato l’eventuale collegamento tra il trattamento dell’IBD con corticosteroidi, in fase precoce della malattia e negli anni, con l’evenienza di dover sottoporre il paziente a resezione attraverso tecniche chirurgiche.
I ricercatori dell'Università di Manitoba hanno analizzato i dati di 5300 pazienti con malattia infiammatoria intestinale (IBD); tali dati sono stati estratti da un database di Epidemiologia (follow-up medio, 6.6 anni, 54.5% donne). Ai pazienti in questione era stata diagnosticata la malattia tra il 1995 e il 2010 e, precisamente, 2782 di loro presentavano colite ulcerosa (UC) e 2.518 erano affetti da malattia di Crohn (CD).

Lo studio ha quindi valutato quanti cortisonici erano stati somministrati a ogni paziente. Sono stati definiti utenti "pesanti”, i pazienti che avevano ricevuto cumulativamente almeno 3.000 mg di prednisone o di un farmaco equivalente all'interno di un singolo periodo di 365 giorni; il 12.3% di tutti i pazienti rientrava in questo gruppo.

I ricercatori hanno evidenziato che coloro i quali avevano ricevuto la diagnosi di IBD dopo il 2002, avevano più probabilità di diventare consumatori “pesanti” (HR=1.16, 95% CI, 1.02-1.31). I ricercatori hanno anche scoperto che a una percentuale crescente di pazienti erano stati prescritti corticosteroidi nel primo anno dopo la diagnosi di IBD; ad esempio nel 2008 , erano stati prescritti corticosteroidi al 41% dei pazienti rispetto al 34% dei pazienti nel 1995 (p=0.0025,  per il trend).

Complessivamente, il 35.2%, il 52% e il 62.8% dei pazienti con IBD avevano ricevuto corticosteroidi nell’arco di 1, 5 e 10 anni dalla diagnosi, rispettivamente. I ricercatori hanno verificato che questi pazienti avevano una probabilità significativamente più elevata di essere sottoposti a un intervento chirurgico rispetto a quelli che non avevano usato nessun corticosteroide nel primo anno di malattia. L'hazard ratio aggiustato di essere sottoposti a chirurgia resettiva era di 2.86 (Cl 95% 2.2-3.73) tra i pazienti UC e CD che avevano fatto largo uso di corticosteroidi.

I ricercatori hanno concluso il lavoro sottolineando che : "Abbiamo dimostrato che esiste un onere significativo di impiego di corticosteroidi tra una popolazione di persone con IBD, con oltre due terzi della popolazione che viene esposta entro 10 anni dalla diagnosi, con il 3%-5% dei pazienti con malattia da molto tempo, che utilizzano corticosteroidi in qualsiasi momento. L'esposizione cumulativa per quanto concerne l'impiego di corticosteroidi non è in calo nonostante la crescente diffusione di immunomodulatori."

Targownik LE et al. Prevalence of and outcomes associated with corticosteroid prescription in inflammatory bowel disease. Inflamm Bowel Dis. 2014 Apr;20(4):622-30
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