Una nuova ricerca pubblicata sul numero di questo mese di United European Gastroenterology Journal suggerisce che la supplementazione con vitamina D può avere un impatto sulla disfunzione della barriera intestinale associata alla malattia di Crohn, e potrebbe avere un ruolo nel trattamento di tale condizione.

Lo studio è stato eseguito dalle professoresse Maria O'Sullivan e Tara Raftery del Department of Clinical Medicine, Trinity Centre for Health Sciences, St. James’s Hospital, Dublin, Ireland.
La malattia di Crohn (CD) è una condizione gastrointestinale recidivante cronica permanente e remittente, caratterizzata da infiammazione, che può coinvolgere qualsiasi parte del tratto gastrointestinale.
La CD è associata a dolore addominale, diarrea, affaticamento e in molti casi può risultare in una riduzione della qualità della vita, del lavoro e del tempo libero, con aumento delle ospedalizzazioni e a volte ricorso alla chirurgia.
Le cause esatte sono sconosciute; tuttavia, si pensa siano coinvolti fattori immunitari, genetici e ambientali.
L’incidenza di CD varia in Europa, con un massimo di 10 casi ogni 100.000 abitanti per anno. In generale, i tassi sono più alti nell’Europa settentrionale e occidentale rispetto all'Europa meridionale e orientale.
In letteratura ci sono dati che fanno emergere come la supplementazione di vitamina D possa prolungare la remissione della CD; tuttavia, l'efficacia clinica e i meccanismi di base rimangono poco chiari.
In questa nuova ricerca, gli autori hanno cercato di determinare i cambiamenti nella funzione della barriera intestinale (come determinato da permeabilità intestinale e concentrazioni di peptidi antimicrobici) come marcatori di malattia in pazienti con CD, in risposta alla supplementazione di vitamina D.
Nello studio randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo, gli autori hanno assegnato 27 pazienti con CD in remissione a ricevere 2000 UI/die di vitamina D o placebo per  3 mesi.
Essi hanno scoperto che i pazienti trattati con l'integrazione sono stati più propensi a mantenere la loro permeabilità intestinale, che invece è risultata deteriorata nel gruppo placebo. L’aumento della permeabilità intestinale è considerata una misura che puo’ prevedere e precedere la ricaduta clinica nei casi di CD.
Inoltre, i pazienti con i più alti livelli ematici di vitamina D avevano segni di infiammazione ridotta (misurata con la proteina C-reattiva e peptidi antimicrobici), e questi pazienti hanno anche riferito una migliore qualità della vita.
Gli autori hanno concluso sottolineando che: "Questa è la prima segnalazione degli effetti della supplementazione di vitamina D sulla permeabilità intestinale e sulle misure di peptidi antimicrobici in una coorte di soggetti con CD. Mentre i dati richiedono ulteriori conferme, supportano ampiamente prove di precedenti studi sperimentali che suggeriscono un ruolo della vitamina D nel mantenimento dell'integrità della barriera intestinale. "Anche se i dati sono promettenti, gli autori sottolineano che, al fine di comprendere la sua traduzione in trattamento per il CD, saranno necessari studi randomizzati controllati ulteriormente più grandi.
Un esperto in materia di malattie infiammatorie dell’ UEG il dottor Charles Murray del Royal Free Hospital di Londra, Regno Unito ha commentato: “Questo è un entusiasmante sviluppo per il trattamento della malattia di Crohn e accogliamo con favore qualcosa di nuovo che potrebbe aiutare i pazienti con questa condizione debilitante”
Emilia Vaccaro

Raftery T et al. Effects of vitamin D supplementation on intestinal permeability, cathelicidin and disease markers in Crohn's disease: Results from a randomised double-blind placebo-controlled study. United European Gastroenterology Journal, 2015; 3 (3): 294 
DOI: 10.1177/2050640615572176