Malattia di Crohn attiva, conferme per ustekinumab dal congresso europeo

Al 25° congresso United European Gastroenterology Week di Barcellona sono stati presentati nuovi dati dallo studio UNITI-1 che ha valutato il miglioramento dei sintomi in pazienti con malattia di Crohn nelle prime 2 settimane dopo infusione endovenosa (IV) di ustekinumab. I dati presentati a Barcellona mostrato che il miglioramento dei sintomi, rispetto a placebo, è iniziato il primo giorno dopo l'infusione di ustekinumab e si è mantenuto costante dopo 8 giorni.

Al 25° congresso United European Gastroenterology Week di Barcellona sono stati presentati nuovi dati dallo studio UNITI-1 che ha valutato il miglioramento dei sintomi in pazienti con malattia di Crohn nelle prime 2 settimane dopo infusione endovenosa (IV) di ustekinumab.  I dati presentati  a Barcellona mostrato che il miglioramento dei sintomi, rispetto a placebo, è iniziato il primo giorno dopo l'infusione di ustekinumab e si è mantenuto costante dopo 8 giorni.

 “I sintomi della malattia di Crohn possono causare un significativo disagio in molti pazienti, per questo è importante trovare un trattamento che possa agire rapidamente per ridurre l'impatto della malattia. Questi nuovi risultati dello studio UNITI-1 sono incoraggianti, in quanto dimostrano che numerosi pazienti con malattia di Crohn possono trarre beneficio dal trattamento con ustekinumab in termini di riduzione dei sintomi nel giro di 1-2 settimane", ha dichiarato il professor William Sandborn, Università della California di San Diego, USA.

L’analisi dello studio UNITI-1 ha coinvolto pazienti con malattia di Crohn attiva di grado da moderato a grave che erano intolleranti o refrattari al trattamento anti-TNF. I pazienti hanno ricevuto una infusione IV di ustekinumab (130 mg o ~6 mg/kg) o placebo alla settimana 0 (basale). Il miglioramento dei sintomi è stato valutato utilizzando gli outcome riferiti dal paziente inclusi nel CDAI (Crohn’s Disease Activity Index); in particolare, sono state misurate tre componenti: frequenza giornaliera di scariche diarroiche (SF), dolore addominale (AP) e benessere generale (GWB). I pazienti hanno raccolto in un diario i dati CDAI, a partire dalla settimana 0, permettendo agli sperimentatori di identificare il primo momento di miglioramento dei sintomi.

L’analisi ha dimostrato che il 19,6% dei pazienti che hanno ricevuto ~6 mg/kg e il 17,6% dei pazienti che hanno ricevuto 130 mg di ustekinumab in infusione IV ha riportato miglioramenti significativi dei sintomi (miglioramento di almeno 50 punti nei punteggi SF e AP) entro 7 giorni. Dopo 14 giorni, il 29,3% e il 31,4% dei pazienti ha riferito un miglioramento dei sintomi, rispettivamente nei bracci di trattamento con ustekinumab ~6 mg/kg e 130 mg.

 Janssen ha inoltre presentato nuovi dati di un'analisi del programma UNITI, che ha valutato l'efficacia di ustekinumab alla 16a settimana in pazienti che avevano o non avevano risposto a ustekinumab alla 8a settimana.2  I dati hanno evidenziato che, dei 219 pazienti che non avevano risposto dopo l'induzione con ustekinumab IV (~6 mg/kg) negli studi UNITI-1 e UNITI-2, il 37,6% e il 60,5%, rispettivamente, aveva risposto alla settimana 16, 8 settimane dopo la prima dose di mantenimento di ustekinumab 90 mg per via sottocutanea.

Nei pazienti che hanno ricevuto una dose IV di induzione di 6mg/kg in UNITI-1 i tassi di risposta e di remissione alla 8 a settimana erano del 37,8% e del 20,9%, rispettivamente, ed erano aumentati al 47,4% e al 24,1% alla 16 a settimana (8 settimane dopo la prima dose per via sottocutanea di ustekinumab da 90 mg). Nei pazienti che hanno ricevuto una dose IV di induzione di 6mg/kg dello studio UNITI-2 i tassi di risposta e di remissione alla 8 a settimana erano del 57,9% e 40,7%, rispettivamente, ed erano aumentati al 73,7% e al 55,5% alla 16 a settimana.

Le reazioni avverse più comuni emerse negli studi condotti nella psoriasi, nell'artrite psoriasica e nella malattia di Crohn con ustekinumab negli adulti sono state rinofaringite e mal di testa. La maggior parte è stata considerata lieve e non ha richiesto l’interruzione del trattamento in studio. La reazione avversa più grave riportata per ustekinumab riguarda gravi reazioni di ipersensibilità, compresa l'anafilassi. Il profilo di sicurezza globale per ustekinumab era sovrapponibile a quello dimostrato nelle indicazioni approvate, quali la psoriasi a placche da moderata a grave, l'artrite psoriasica attiva e la malattia di Crohn attiva di grado da moderato a grave.