Malattia di Crohn, quanto impatta la disbiosi intestinale sulla gravità della malattia?

Il disequilibrio del microbiota intestinale continua ad essere al centro di vari problemi di salute. In questo caso, ricercatori dell'Università della Pennsylvania in un lavoro pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, hanno evidenziato che esiste un'associazione tra disbiosi intestinale (e amminoacidi liberi) di pazienti con malattia di Crohn e gravità di tale malattia e il contributo dato dagli antibiotici a creare questa disbiosi. Tutto ciò ha portato a suggerire che il flusso di azoto potrebbe essere un potenziale bersaglio per la malattia infiammatoria intestinale.

Il disequilibrio del microbiota intestinale continua ad essere al centro di vari problemi di salute. In questo caso, ricercatori dell’Università della Pennsylvania in un lavoro pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, hanno evidenziato che esiste un’associazione tra disbiosi intestinale (e amminoacidi liberi) di pazienti con malattia di Crohn e gravità di tale malattia e il contributo dato dagli antibiotici a creare questa disbiosi. Tutto ciò ha portato a suggerire che il flusso di azoto potrebbe essere un potenziale bersaglio per la malattia infiammatoria intestinale.

"I risultati di questo studio e l'analisi dei campioni biologici raccolti saranno un primo passo importante nella costruzione di una piattaforma tecnologica per progettare una composizione benefica del microbiota intestinale per il trattamento delle malattie infiammatorie intestinali", ha evidenziato in un comunicato stampa, Gary D Wu, della divisione di Gastroenterologia presso la Perelman School of Medicine dell'Università della Pennsylvania.

Wu e colleghi hanno eseguito analisi metabolomiche su campioni fecali ottenuti da pazienti pediatrici dallo studio PLEASE. Hanno usato la cromatografia liquida-spettrometria di massa per identificare 341 piccole molecole note e classificate quasi tutte come "amminoacidi e loro derivati", che erano associati alla malattia di Crohn (CD, p <0,05) e che si creano come risultato del metabolismo dell'azoto batterico.

In pratica l’analisi dimostra che l'attività dell'ureasi batterica porta al trasferimento dell'azoto derivato dall'ospite nel microbiota intestinale, amplificando la sintesi degli aminoacidi
Gli amminoacidi fecali dei pazienti pediatrici correlavano all'attività infiammatoria intestinale misurata dalla calprotectina fecale.

"I risultati hanno mostrato che gli amminoacidi fecali erano associati alla malattia di Crohn e correlavano positivamente con l'aumento dell'attività della malattia", hanno scritto i ricercatori. "Gli amminoacidi fecali e i loro derivati sono stati anche positivamente associati ai taxa nel phylum del Proteobacteria, come Escherichia, Klebsiella, Haemophilus e Proteus, tutti associati a disbiosi del microbiota intestinale in pazienti con IBD."

Per esaminare l'alterazione del microbiota intestinale da parte degli antibiotici, Wu e colleghi hanno anche osservato cinque adulti trattati con tre antibiotici (rifaximina, trimetoprim-sulfametossazolo e metronidazolo) per 3 giorni.

Come evidenziato dagli autori l’effetto sulla composizione del microbiota intestinale umano è stato sorprendentemente minimo, mentre l'effetto dominante era dovuto alla variabilità tra soggetti.
Ma quando vancomicina e neomicina sono state somministrate per 3 giorni con polietilenglicole 3350 (somministrato il secondo giorno) è stata osservata una drastica riduzione sia dei batteri in coltura che del numero di copie del gene dell'rRS 16S dopo 72 ore (p<0.01). "

"Questi risultati suggeriscono che potrebbe essere necessario uno specifico protocollo di associazione antibiotico/PEG per preparare l'intestino umano all'inoculazione e all'ingegnerizzazione del microbiota intestinale", hanno sottolineato i ricercatori.
Wu e colleghi hanno anche eseguito studi murini per indirizzare il flusso di azoto che potrebbe essere un obiettivo futuro per il trattamento nell’uomo.

In conclusione, attraverso una combinazione di sequenziamento metagenomico e metabolomico sono stati analizzati campioni fecali da pazienti pediatrici con malattia di Crohn ed è stata trovata un'associazione tra gravità della malattia, disbiosi intestinale e produzione batterica di aminoacidi liberi. Questo fa supporre che per il trattamento della malattia di Crohn un possibile target futuro potrebbe essere proprio il flusso di azoto.

Josephine Ni et al. A role for bacterial urease in gut dysbiosis and Crohn’s disease. Science Translational Medicine 15 Nov 2017: Vol. 9, Issue 416, eaah6888 DOI: 10.1126/scitranslmed.aah6888

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