Malattia di Crohn refrattaria, risultati negativi dal trapianto di cellule staminali autologhe

Gastroenterologia

Il trapianto di cellule staminali autologhe non ha migliorato in maniera significativa la remissione sostenuta ad 1 anno nei pazienti con malattia di Crohn refrattaria. E' quanto mostrato dai risultati di uno studio controllato randomizzato, pubblicato su JAMA, che ha anche evidenziato un'associazione ad una significativa tossicità.

Il trapianto di cellule staminali autologhe non ha migliorato in maniera significativa la remissione sostenuta ad 1 anno nei pazienti con malattia di Crohn refrattaria. E’ quanto mostrato dai risultati di uno studio controllato randomizzato, pubblicato su JAMA, che ha anche evidenziato un’associazione ad una significativa tossicità.
Sono stati descritti in letteratura case report ma anche alcuni gruppi di pazienti che hanno avuto regressone a lungo termine della malattia di Crohn con il trapianto di cellule staminali autologo e allogenico.
Questo però si veridica in alcuni casi ma non in tutti i pazienti con malattia di Crohn, hanno precisato gli autori del lavoro.
Per avvalorare questi dati promettenti ma preliminari, un gruppo di ricercatori provenienti da 11 unità europee di trapianto (tra cui anche esperti italiani di tre differenti equipe) hanno condotto uno studio clinico per gruppi paralleli la autologo da luglio 2007 a settembre 2011 con un follow up a marzo 2013.
I pazienti avevano età tra i 18 e i 50 anni con una qualità della vita compromessa dovuta alla refrattarietà ai trattamenti della loro malattia di Crohn, non suscettibili di intervento chirurgico nonostante il trattamento con 3 o più immunosoppressori o agenti biologici e corticosteroidi.
L’obiettivo era valutare l'effetto del trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche sull’ attività di malattia, la guarigione della mucosa e la qualità della vita in questi pazienti.
Tutti i pazienti sono stati sottoposti a mobilizzazione delle cellule staminali, 23 pazienti sono stati assegnati in modo casuale a sottoporsi a trapianto immediato di cellule staminali ematopoietiche (HSCT), mentre 22 sono stati assegnati a sottoporsi a terapia convenzionale per 1 anno e quindi hanno ritardato il trapianto. A tutti i pazienti è stata somministrata la terapia standard, se necessario.
L'endpoint primario era la remissione sostenuta della malattia a un anno, definita come un insieme di remissione clinica (Crohn Disease Activity Index (CDAI)
I ricercatori non hanno trovato alcuna differenza significativa nell'endpoint primario, con l'8,7% nel gruppo HSCT vs 4.5% dei controlli che hanno raggiunto la remissione sostenuta della malattia e il 60,9% del gruppo HSCT vs 22,7% dei controlli che avevano interrotto il trattamento attivo negli ultimi 3 mesi (differenza mediana, 38,1; 95% CI, 9,3-59,3).
In 19 pazienti trapiantati, si sono verificati 76 eventi avversi gravi (AEG) rispetto a 38 in 15 pazienti di controllo; gli AEG sono risultati più comuni nel gruppo HSCT nei 100 giorni dopo il trapianto (per numero di eventi, p=0,02; per numero di pazienti, p=0,01).
In conclusione, come hanno sottolineato i ricercatori: " Tra i pazienti adulti con malattia di Crohn refrattaria non suscettibili di intervento chirurgico e che hanno qualità della vita alterata, il trapianto (HSCT), rispetto alla terapia convenzionale, non ha comportato un miglioramento statisticamente significativo nella remissione costante della malattia ad 1 anno ed è stato associato a significativa tossicità. Questi risultati non supportano l'uso diffuso di tale trapianto per i pazienti con malattia di Crohn refrattaria”.

Emilia Vaccaro


Christopher J. Hawkey et al.  Autologous Hematopoetic Stem Cell Transplantation for Refractory Crohn Disease: A Randomized Clinical Trial
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