Un gruppo di ricercatori finlandesi ha scoperto quello che potrebbe essere un indizio importante sull’insorgenza del morbo di Parkinson (PD). Il loro studio ha infatti mostrato una diminuzione dei batteri appartenenti alla famiglia delle Prevotellaceae nel microbioma intestinale di pazienti con PD rispetto a persone sane di controllo. Questi dati sono stati pubblicati sulla rivista Movement Disorders.

Anche se le nuove scoperte sembrano solo "raschiare la superficie ci danno una buona ragione per scavare più a fondo," ha detto l'autore il dr. Filip Schepenjans, del Dipartimento di Neurologia, Helsinki University Central Hospital, e del Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Helsinki, Finlandia.
Se ulteriori ricerche verificheranno che il PD è causato da un numero minore di Prevotellaceae nell'intestino, l’aumento dei  livelli di questi batteri potrebbe rallentare la progressione della malattia, o addirittura prevenirla.

"E 'una teoria interessante," ha detto il dr. Schepenjans. "Penso che sia qualcosa che prenderemo in considerazione, perché l'obiettivo finale di quello che stiamo studiando è trovare qualcosa che possiamo correggere."

Tuttavia, forse l’obiettivo più urgente è di confermare che i cambiamenti nel microbioma intestinale si verificano prima che i pazienti sviluppano PD.
E 'già stato dimostrato che i pazienti con PD tendono ad avere disfunzioni gastrointestinali, costipazione in particolare, e che questi sintomi possono precedere i sintomi motori di diversi anni. "Quindi da un punto di vista clinico, sappiamo che l'intestino è sostanzialmente influenzato molto presto nel PD, ma in realtà non sappiamo quali sono le cause," ha precisato il dr. Schepenjans.

Secondo le informazioni di background presenti in questo articolo, il corpo umano contiene circa 10 volte più cellule microbiche di cellule umane, e questi microbi trasportano circa da 100 a 200 volte più geni codificanti proteine rispetto al genoma umano. Quasi tutti questi geni sono di origine batterica.

Il microbiota intestinale influenza il sistema immunitario e l'assorbimento delle sostanze nutritive, vitamine, farmaci e composti tossici.
Ci sono crescenti evidenze di un’intensa interazione bidirezionale tra microbiota intestinale e il sistema nervoso, influenzando l'attività del cervello, il comportamento, e livelli di recettori per i neurotrasmettitori e fattori neurotrofici.

Il nuovo studio ha incluso 72 pazienti PD (età media 65,3 anni; 48,6% donne), e 72 individui di controllo per età e sesso che erano senza segni di parkinsonismo o potenziali sintomi premotori (età media, 64,5 anni, 50,0% donne) . Il tempo mediano dall’ insorgenza dei sintomi motori nei pazienti con PD era di 5 anni. Tutti tranne due pazienti stavano ricevendo un farmaco antiparkinson.

Lo studio ha escluso individui che vivessero nella stessa casa e quindi presumibilmente avessero una dieta simile.
Da campioni di feci prelevati da ciascun partecipante allo studio, i ricercatori hanno pyro-sequenziato le regioni V1-V3 del gene relativo all’ RNA ribosomiale 16S batterico. Hanno usato sottocampioni casuali di 4500 sequenze per l'analisi.

Gli autori hanno scoperto che l'abbondanza media delle Prevotellaceae nelle feci dei pazienti parkinsoniani era ridotta del 77,6% rispetto ai soggetti di controllo.
Questo batterio "è un normale abitante dell'intestino umano", le persone hanno diverse quantità di esso, ha sottolineato il dr. Schepenjans: “E 'importante notare che in base ai nostri dati, i pazienti PD hanno meno Prevotellaceae, ma c'erano anche dei controlli che avevano bassi livelli, quindi questo dato da solo non spiegherebbe l’insorgenza del PD."
I ricercatori non hanno trovato associazioni significative di abbondanze batteriche con l'età, indice di massa corporea, la scala Unified Parkinson Disease Rating Scale, e il tempo tra l’insorgenza dei sintomi motori e non motori.

La diminuita abbondanza di Prevotellaceae non è viene spiegata dalla costipazione più grave in pazienti PD, anche se l'abbondanza di altri batteri, ma non Prevotellaceae, è stata associata con il grado di stitichezza, o con differenze di comorbidità.
La minor abbondanza dei batteri, inoltre, non è stata influenzata da farmaci. Dr Schepenjans ha osservato che l’inibitore della COMT (catecol-O-metil) era l'unico farmaco PD che è stato associato a cambiamenti nel microbioma intestinale.

"E 'stato interessante, perché questo farmaco provoca effetti collaterali gastrointestinali come diarrea," ha evidenziato il dr. Schepenjans "Ma diamo ragione per questo nella nostra analisi, quindi la scoperta di base della differenza tra i pazienti PD e controlli non si spiega con i farmaci che i pazienti utilizzano."
Lo studio ha mostrato che un altro tipo di batteri intestinali, Enterobacteriaceae, era legato alla gravità di instabilità posturale e difficoltà nell’andatura (PIGD). Questi batteri sono stati significativamente più abbondanti nei pazienti con un fenotipo PIGD rispetto ai pazienti con fenotipo tremore dominante (TD).

Vi è un'ampia variazione nelle manifestazioni cliniche in pazienti con PD, alcuni hanno per lo più tremore, e altri invece rigidità. La domanda è se questi fenotipi rappresentano la stessa malattia. E’ possibile, ha detto il dr Schepenjans, che i diversi sottotipi PD sono legati a diversi batteri. Il ricercatore ha osservato che non è chiaro da questo studio se i cambiamenti nei batteri sono avvenuti prima che i pazienti hanno sviluppato PD o dopo.

Qual è il ruolo della dieta?
“Il ruolo della dieta non è chiaro. Le prove in letteratura non sembrano suggerire che la dieta dei pazienti con PD sia diversa rispetto da quella di altre persone, e studi di impatto sul PD di particolari sostanze nutritive o cibi, ad esempio, il caffè sono stati piccoli e contraddittori”, ha precisato il dottor Schepenjans .

“Quello che si sa è che il livello di batteri Prevotellaceae aumenta quando le persone consumano cibi ricchi di fibre e alcuni carboidrati, per esempio, frutta e verdura. E questo batterio è stato trovato nella placca orale ed è stato collegato alla malattia parodontale, anche se questo potrebbe essere un diverso ceppo del batterio. La differenza tra ceppi batterici a livello genetico può essere enorme," ha detto il dottor Schepenjans. "Non sappiamo se è lo stesso bug che è produce effetti benefici nell'intestino, ma opposti nel cavo orale ."

Il dr. Schepenjans e i suoi colleghi stanno ora studiando le abitudini alimentari dei pazienti e daranno ulteriori informazioni entro la fine dell'anno.
L'idea che i batteri intestinali siano coinvolti nel PD è intrigante, secondo gli autori.
L’alfa-sinucleina, che è la proteina marker per il PD, è stata trovata non solo nel cervello come componente principale dei corpi di Lewy ma anche nell'intestino.
“Ci sono prove, ha detto il dottor Schepenjans, che l'alfa-sinucleina possa migrare in modo simile ai prioni, dal sistema nervoso enterico al sistema nervoso centrale. C'è una ipotesi che queste proteine patologiche possono saltare da un neurone all'altro", e che il nervo vagale sia coinvolto nella diffusione della patologia”.

In conclusione, negli ultimi 2 o 3 anni, gli scienziati hanno imparato molto circa la presenza e la quantità di questi batteri intestinali, "ma non sappiamo molto su quello che stanno realmente facendo, questo è il passo successivo", ha sottolineato il dottor Schepenjans.

A tal fine, il suo gruppo sta seguendo i partecipanti allo studio per 2 anni per vedere se il livello di Prevotellaceae continua ad essere ridotto nei pazienti con PD o se si tratta solo di un fenomeno temporaneo.

"Siamo particolarmente interessati a vedere come progrediranno," ha concluso il dottor Schepenjans. "Vogliamo vedere se c'è una associazione tra la configurazione del microbioma e la progressione della malattia."

In un editoriale di accompagnamento, un gruppo di autori, tra cui  il dr. Alberto Espay, Università di Cincinnati, in Ohio, sottolineano che la dimostrazione che selezionate popolazioni batteriche potrebbe influenzare la malattia e il fenotipo "è una scoperta straordinaria" e potrebbe avere importanti implicazioni.
"Per cominciare, il dr. Scheperjans e colleghi hanno dato la possibilità di immaginare un futuro in cui specifiche caratteristiche motorie del PD potrebbero essere modificate mediante il controllo delle relative popolazioni di alcune specie di microbiota."

Oltre ad aiutare a modellare i paradigmi di nuovi trattamenti, il microbiota intestinale ha anche la possibilità di aiutare nella comprensione della eziopatogenesi del PD.
E’ "allettante" ipotizzare che la flora intestinale possa essere una via per il patogeno che determina fenotipi di malattia ed è "pronta a diventare un bersaglio" per una farmacologia modificante la malattia: “Il microbiota intestinale può anche avere un ruolo nello spiegare le differenze di prevalenza di PD tra gli ambienti rurali e urbani, tra i paesi e forse anche tra i sessi."

Lo studio non ha potuto escludere la possibilità che il PD stesso possa cambiare la composizione microbica intestinale, anziché viceversa, o anche che un terzo fattore, come ad esempio un innesco ambientale, avvia sia cambiamenti in direzione della malattia che nel microbiota.
Gli editorialisti concludono che le nuove informazioni si aggiungono alle prove suggerendo "che questo può essere l'inizio di un salto in avanti nella nostra comprensione e nelle opzioni di trattamento per il PD.”

Emilia Vaccaro
Scheperjans F. et al. Gut microbiota are related to Parkinson's disease and clinical phenotype. Movement Disorders.
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Vizcarra J.A. et al. The power in numbers: Gut microbiota in Parkinson's disease. Movement Disorders.
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