Malattia di Wilson in gravidanza, meno aborti con la terapia chelante il rame

Le donne con malattia di Wilson che hanno ricevuto una terapia con agenti chelanti il rame durante la gravidanza sono soggette a meno aborti spontanei rispetto alle gestanti che non ricevono la suddetta terapia. E' quanto mostrato dai risultati di uno studio pubblicati su Hepatology.

Le donne con malattia di Wilson che hanno ricevuto una terapia con agenti chelanti il rame durante la gravidanza sono soggette a meno aborti spontanei rispetto alle gestanti che non ricevono la suddetta terapia. E’ quanto mostrato dai risultati di uno studio pubblicati su Hepatology.

La Malattia di Wilson è una malattia genetica, autosomica recessiva, generata da un eccessivo accumulo di rame principalmente a livello del fegato e del cervello. Il gene mutato, localizzato nel cromosoma 13, è ATP7B di cui ad oggi si conoscono 300 mutazioni.
In Italia la Malattia di Wilson è riconosciuta Malattia Rara “MR”, nel Decreto Ministeriale n° 279 del 2001.

Nel caso della Malattia di Wilson il gene difettoso non contribuisce a produrre la proteina che si lega al rame per il suo trasporto, denominata ceruloplasmina e pertanto si ha un'insufficiente escrezione biliare del metallo con conseguente accumulo tossico nel fegato, nel cervello, nell'occhio e più raramente nel cuore, nei reni ecc.
I sintomi clinici variano notevolmente, dalla malattia asintomatica all'insufficienza epatica acuta o alla malattia epatica cronica senza o con sintomi neuropsichiatrici.

Durante la gravidanza è raccomandata la continuazione di un trattamento medico specifico per tale patologia, ma esistono pochi dati sull’effetto della terapia sul proseguo della gravidanza.
In questo studio retrospettivo, che ha considerato dati raccolti tra il 1965 e il 2015 su 136 donne con malattia di Wilson per un totale di 282 gravidanze, è stato analizzato l’effetto del trattamento con agenti chelanti il rame sulle gravidanze.

Le manifestazioni iniziali della malattia di Wilson erano epatiche in 73 pazienti, neurologiche in 44, miste in 12 e asintomatiche in 7. La malattia di Wilson non era stata diagnosticata al momento della concepimento in 86 delle gravidanze.
Rispetto alle altre partecipanti allo studio, quelle che presentavano manifestazioni neurologiche iniziali hanno sperimentato significativamente più aborti spontanei (OR=2,335; 95% CI, 1,323-4,118).

La cirrosi epatica e l'ipertensione portale all'epoca del concepimento non erano significativamente correlate con la malattia di Wilson.
I ricercatori hanno osservato alterazioni della funzione epatica materna, come l'iperbilirubinemia e transaminasi elevate, in 16 gravidanze di 14 donne. Tutti i casi di complicanza epatica si sono risolti dopo il parto; tuttavia, ci sono stati quattro casi di aborto spontaneo.

Nuovi sintomi neurologici o deterioramento dei sintomi esistenti erano presenti in tre gravidanze di tre donne differenti.
Rispetto alle pazienti che non avevano mai ricevuto tale terapia, il trattamento con D-penicillamina e zinco durante la gravidanza ha determinato meno aborti spontanei (statisticamente significativo p=0.003). Analogamente, coloro che avevano ricevuto il trattamento durante la gravidanza erano meno soggette ad aborti spontanei rispetto a chi non lo aveva ricevuto (OR=3.01; 95% CI, 1.737-5.216).

"La gravidanza nei pazienti con malattia di Wilson è sicura ed in genere arriva a termine. I nostri dati confermano che i pazienti con questa patologia, con adeguato controllo del rame, hanno maggiori probabilità di gravidanze di successo rispetto a chi non riceve alcun trattamento ", hanno precisato i ricercatori. "Il rischio di difetti nei nascituri di gestanti con malattia di Wilson è generalmente basso, anche nel caso di pazienti trattate con agenti chelanti".
Sono stati riscontrati evidenti difetti di nascita in sette gravidanze.

In conclusione, anche se il potenziale teratogeno dei chelanti del rame è una preoccupazione, il tasso di difetti della nascita in questa coorte è stato basso. Il trattamento per la malattia di Wilson dovrebbe essere mantenuto durante la gravidanza e i pazienti devono essere monitorati da vicino per sintomi epatici e neurologici. Come hanno sottolineato i ricercatori: "La prevenzione del deterioramento sintomatico della madre dovrebbe essere la preoccupazione principale, raggiungibile continuando la terapia con chelanti il rame durante la gravidanza. Ciò include un controllo più frequente dei test di funzionalità epatica e un monitoraggio stretto per i sintomi neurologici. D'altra parte, la prevenzione della sovraccarico potrebbe essere raggiungibile mediante aggiustamenti di dosaggio calcolati in termini di riduzione della dose di farmaci chelanti il rame durante la gravidanza”.

Pfeiffenberger J. et al. Pregnancy in Wilson disease - management and outcome. Hepatology. 2017 Aug 31. doi: 10.1002/hep.29490.

leggi