Malattia epatica autoimmune, migliore salute delle ossa grazie a denosumab

Gastroenterologia

Il trattamento a lungo termine con denosumab ha aumentato la densità minerale ossea senza effetti avversi nei pazienti con malattia epatica autoimmune, in particolare in quelli con colangite biliare primitiva. E' quanto evidenziano i dati di uno studio pilota pubblicati su Hepatology.

Il trattamento a lungo termine con denosumab ha aumentato la densità minerale ossea senza effetti avversi nei pazienti con malattia epatica autoimmune, in particolare in quelli con colangite biliare primitiva. E’ quanto evidenziano i dati di uno studio pilota pubblicati su Hepatology.

"L'osteoporosi è una grave complicanza nei pazienti con colangite biliare primitiva (PBC) ed epatite autoimmune (AIH) con un rischio quasi duplice rispetto agli individui senza PBC", hanno scritto nel lavoro Yoshitaka Arase, della Tokai University School of Medicine in Giappone e i suoi colleghi.

PBC e AIH sono malattie epatiche autoimmuni refrattarie che si verificano prevalentemente nelle donne di mezza età. La PBC è associata allo sviluppo dell'osteoporosi; un rischio relativo di 2,79 per l'osteoporosi e un odds ratio di 1,86 per lo sviluppo di fratture ossee rispetto alle popolazioni non PBC.

I meccanismi suggeriti per un aumento del rischio di osteoporosi nella PBC comprendono una ridotta conversione in vitamina D 25-OH, il rilascio di citochine e la carenza del fattore di crescita simile all'insulina-1.

Il glucocorticoide induce l'espressione di RANKL, che porta a rimodellamento osseo inappropriato con aumento dell'osteoclastogenesi e diminuzione dell'osteoblastogenesi. Pertanto, i pazienti con AIH sottoposti a terapia corticosteroidea di mantenimento hanno un rischio maggiore di osteoporosi e fratture ossee. I bifosfonati sono efficaci per prevenire l'osteoporosi nei pazienti con PBC o indotti dal glucocorticoide.

Denosumab aumenta la densità minerale ossea inibendo lo sviluppo e l'attività degli osteoclasti e diminuendo il riassorbimento osseo. Il trattamento a breve termine per 1 anno ha precedentemente dimostrato esiti sicuri ed efficaci.
Per determinare i risultati a lungo termine di tale farmaco, Arase e colleghi hanno arruolato sei pazienti con PBC e quattro pazienti con AIH la cui densità minerale ossea nella colonna lombare era inferiore di 2,5 punti al di sotto della media della popolazione adulta giovane espressa come punteggio T.

Tutti i pazienti erano donne in postmenopausa che avevano ricevuto una dose sottocutanea di denosumab 60 mg ogni 6 mesi per 3 anni.
I pazienti reclutati erano tutte donne con età media di 68.5 anni che non avevano mai ricevuto inibitori del riassorbimento osseo.

I pazienti con PBC e AIH erano stati trattati per più di 6 mesi con acido ursodesossicolico (600 mg/die) e piccole dosi di prednisolone (3 o 5 mg/die), rispettivamente, senza alcun segno di colestasi o insufficienza epatica. Tutti i pazienti avevano ricevuto un'integrazione con calcio orale (305 mg/die) e vitamina D (200 UI/die) in aggiunta ai suddetti farmaci

I punteggi T della densità minerale ossea sono gradualmente e significativamente migliorati durante lo studio. I pazienti hanno anche mostrato riduzioni significative della fosfatasi acida resistente al tartrato 5b (TRACP-5b) e fosfatasi alcalina 3 (ALP3, isoenzima correlato alle ossa).

I ricercatori non hanno notato casi di fratture vertebrali fresche o eventi avversi correlati al denosumab come ipocalcemia, fratture atipiche del femore e osteonecrosi della mascella.

"Denosumab ha diversi meccanismi d'azione e può essere usato come trattamento di prima linea o come alternativa ai bifosfonati", hanno concluso i ricercatori. "Nelle donne in postmenopausa con osteoporosi precedentemente trattate con bifosfonati orali, denosumab è stato ben tollerato e ha aumentato la BMD in tutti i siti scheletrici misurati e ha inibito il rimodellamento osseo in modo più efficace rispetto alla terapia bisfosfonata IV annuale con acido zoledronico."

In questo studio pilota, è stato mostrato che la terapia a lungo termine con denosumab ha aumentato significativamente la BMD senza effetti avversi nei pazienti con malattie epatiche autoimmuni. Questi risultati giustificano uno studio prospettico su larga scala.

Arase Y et al., Efficacy and safety of 3-year denosumab therapy for osteoporosis in patients with autoimmune liver diseases. Hepatology. 2019 Aug 20. doi: 10.1002/hep.30904.

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