I risultati di uno studio condotto dai ricercatori della Scuola di Medicina Perelman presso l'Università della Pennsylvania hanno mostrato che il rischio di malattia epatica grave, che può insorgere in seguito a infezione con Hcv,  è l’80% più alto nei pazienti coinfetti con Hiv rispetto a soggetti con la sola epatite C. Tale ricerca è stata pubblicata sulla rivista Annals of Internal Medicine.

L'epatite C è un'infezione insidiosa del fegato che può rimanere clinicamente latente per anni. I Centri statunitensi per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione hanno riferito in merito che l'epatite C è la principale causa di cirrosi, cancro del fegato e trapianti di fegato negli Stati Uniti. Gli esperti sanitari stimano che muoiono più americani per epatite ogni anno che per infezione da Hiv.

La coinfezione si verifica nel 20-30% dei pazienti con infezione da Hiv, a causa di una probabile via condivisa di infezione.
La terapia antiretrovirale (ART) rallenta l’epatite C associata a fibrosi epatica;  tuttavia, rimane poco chiaro come mai i tassi di gravi complicazioni al fegato in pazienti coinfetti (Hiv e Hcv) trattati con ART risultano simili a quelli di soggetti con sola epatite C.

Questo nuovo studio, di tipo retrospettivo di coorte, ha esaminato i dati delle cartelle sanitarie elettroniche di 4.280 pazienti con infezione da Hiv e dal virus dell’epatite C a cui veniva somministrata una ART, e 6.079 malati affetti solo da epatite C  tra il 1997 e il 2010.

I risultati dello studio hanno mostrato che i pazienti affetti da Hiv/Hcv avevano un tasso dell’ 80%  più elevato di cirrosi scompensata rispetto ai pazienti con sola epatite C. Anche in pazienti coinfetti sotto controllo per l’infezione da Hiv grazie al trattamento, il tasso di grave malattia epatica era del 60% più elevato rispetto a quelli con sola epatite C.

Vincent lo Re III, autore principale dello studio nonché assistente professore di Medicina ed Epidemiologia presso la Divisione di Malattie Infettive e dipartimento di Epidemiologia e Biostatistica presso la Penn e ricercatore nel Centro Penn per la ricerca sull'AIDS ha dichiarato:  "I nostri risultati suggeriscono che bisogna considerare attentamente l'opportunità di iniziare il trattamento dell'epatite C in pazienti coinfetti, in particolare in quelli con fibrosi epatica avanzata o cirrosi, al fine di provare a ridurre il rischio di gravi complicazioni epatiche. Agendo prima, potremmo essere in grado di ridurre il rischio di malattia epatica avanzata nei pazienti coinfetti. "

Questo studio è la più grande ricerca sulle complicanze epatiche connesse tra pazienti coinfetti da Hiv/Hcv trattati con antiretrovirali e soggetti con la sola epatite C..

I più alti tassi di malattia epatica grave trovati in pazienti coinfetti in questo studio sono stati classificati come scompenso epatico.
Per quanto riguarda la malattia del fegato, infatti, questa si sviluppa in due fasi : compensata e non compensata. Il primo stadio è il meno severo e il fegato può ancora funzionare normalmente compensando i danni. Quando il danno si estende il fegato non può più funzionare normalmente generando scompenso.

Gli autori hanno anche trovato tassi di scompenso più alti nei pazienti coinfetti con fibrosi avanzata del fegato,  grave anemia, diabete e la razza non nera.

Lo Re V. et al. Penn Study: Hepatitis C Remains Major Problem for HIV Patients Despite Antiretroviral Therapy. Annals of Internal Medicine
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