Malattia infiammatoria intestinale, fattori di rischio modificabili per diminuire le ospedalizzazioni

Gastroenterologia

Quasi un quarto dei pazienti con malattia infiammatoria intestinale sono riospedalizzati entro 90 giorni dalla loro dimissione. I fattori di rischio modificabili legati alla riammissione includono depressione, dolore cronico e uso di tabacco, secondo quanto presentato al congresso americano AIBD 2016 (Advances in Inflammatory Bowel Diseases).

Quasi un quarto dei pazienti con malattia infiammatoria intestinale sono riospedalizzati entro 90 giorni dalla loro dimissione. I fattori di rischio modificabili legati alla riammissione includono depressione, dolore cronico e uso di tabacco, secondo quanto presentato al congresso americano AIBD 2016 (Advances in Inflammatory Bowel Diseases).
"L'identificazione dei fattori di rischio modificabili per la riammissione tra i pazienti con malattia infiammatoria intestinale è significativo," ha precisato il dr. Edward Barnes della University of North Carolina, Chapel Hill.
I principale fattori di rischio come il fumo, il dolore cronico e depressione sono potenzialmente modificabili; bisogna agire mentre i pazienti sono ricoverati per la prima volta per diminuire i tassi di riammissioni ospedaliere. 
Il dr. Barnes e i suoi colleghi hanno condotto uno studio di coorte retrospettivo utilizzando  dati del 2013 in cui sono rappresentati 21 Stati raccolti nel database di riammissione Nationwide.
I ricercatori hanno identificato 129.103 ospedalizzazioni per IBD, il 62% riguardanti pazienti con malattia di Crohn e il 38% pazienti con colite ulcerosa. Nel complesso, 30.019 soggetti (23%) sono stati riammessi entro 90 giorni dall'ospedalizzazione.
L' analisi multivariata ha mostrato che pazienti con diagnosi concomitanti di depressione (OR=1.18; 95% CI, 1,13-1,23), dolore cronico (OR=1.42; 95% CI, 1,35-1,49) e uso del tabacco (OR=1.08; 95% CI, 1.04 -1.13) avevano una maggiore probabilità di riammissione entro 90 giorni.
Questi risultati evidenziano come è necessario attuare una strategia incentrata sull'individuazione precoce di questi fattori e identificare approcci su misura per effettuare una corretta pianificazione tra i pazienti ricoverati con IBD.
Come precisato dagli autori, riconoscere ulteriori fattori di rischio collegati alla riammissione può anche aiutare a ulteriori sforzi per ridurre i tassi di riammissione tra i pazienti con malattia infiammatoria intestinale.
Ci sono anche fattori di rischio non modificabili, associati ad un aumentato rischio di riammissione, evidenziati dall'analisi multivariata: età più giovane, sesso maschile e ricoveri più lunghi.
Inoltre, i pazienti con punteggi Charleson superiori a tre avevano un aumentato rischio di riammissione rispetto ai pazienti con punteggio minore di 1 (OR=1,3; 95% CI, 1,24-1,37).
Al contrario, i pazienti inizialmente ricoverati in ospedali metropolitani universitari (OR=0.9; 95% CI, 0,87-0,93) o ospedali non metropolitani (OR=0.8; 95% CI, 0,76-0,85) avevano una più bassa probabilità di essere riammessi rispetto ai pazienti  inizialmente ricoverati in ospedali universitari metropolitani.
Infine, i pazienti con diagnosi di ostruzione del piccolo intestino (OR=1.05; 95% CI, 1,01-1,1) o con fistola (OR=1.56; 95% CI, 1,46-1,7) durante il primo ricovero avevano più probabilità di essere riammessi entro 90 giorni.

Barnes E, et al. Abstract P-041. Presented at: Advances in Inflammatory Bowel Diseases; Dec. 8-10, 2016; Orlando, Fla.