Malattie epatiche autoimmuni, i principali progressi degli ultimi mesi

Gastroenterologia

Le patologie epatiche autoimmuni comprendono colangite biliare primitiva, colangite sclerosante primitiva, porfiria epatica acuta e malattie pediatriche come atresia biliare e colestasi intraepatica familiare progressiva (PFIC). I ricercatori continuano a studiare e sviluppare potenziali trattamenti sia per le malattie che per le loro complicanze debilitanti e negli ultimi mesi sono arrivate dei buoni risultati.

Le patologie epatiche autoimmuni comprendono colangite biliare primitiva, colangite sclerosante primitiva, porfiria epatica acuta e malattie pediatriche come atresia biliare e colestasi intraepatica familiare progressiva (PFIC). I ricercatori continuano a studiare e sviluppare potenziali trattamenti sia per le malattie che per le loro complicanze debilitanti e negli ultimi mesi sono arrivate dei buoni risultati.

Per queste patologie ci sono stati degli sviluppi negli ultimi mesi dal punto di vista terapeutico: la PFIC pediatrica ha visto lo sviluppo di un inibitore dell'acido biliare, per la PBC è stato sviluppato un trattamento per il prurito ma anche un trattamento per il miglioramento del collagene e una terapia per la densità minerale ossea.

Colestasi intraepatica familiare progressiva
La PFIC è una condizione devastante che colpisce negativamente i bambini e le loro famiglie per cui una terapia farmacologica mirata al sovraccarico di acido biliare, un fattore primario di danno epatico e prurito in questa malattia progressiva, sarebbe di fondamentale importanza.

Un recente comunicato stampa dell’azienda  Mirum Pharmaceuticals ha mostrato i risultati del primo paziente dosato con maralixibat, il principale farmaco candidato per il trattamento di pazienti pediatrici con colestasi intraepatica familiare progressiva in uno studio di fase 3.

Colangite biliare primitiva
Cara Therapeutics ha annunciato l'avvio di uno studio di fase 2 sulla combinazione orale CR845/difelikefalin per il trattamento del prurito in pazienti con insufficienza epatica dovuta a PBC.
Tale farmaco è un agonista del recettore oppioide kappa di prima classe che agisce sul sistema nervoso periferico del corpo e su alcune cellule immunitarie. La formulazione in compresse è stata progettata utilizzando la tecnologia di consegna del peptide orale proprietaria di Enteris BioPharma, Peptelligence.

Sempre per i pazienti con PBC, per migliorare la loro densità minerale ossea potrebbe essere utilizzato denosumab che anche nel trattamento a lungo termine non genera effetti avversi, secondo i risultati di uno studio pilota.

"L'osteoporosi è una grave complicanza nei pazienti con colangite biliare primitiva (PBC) ed epatite autoimmune (AIH), con un rischio quasi duplice rispetto agli individui senza PBC", hanno scritto Yoshitaka Arase, della Tokai University School of Medicine in Giappone e colleghi.

Novità sono arrivate anche sul miglioramento del collagene in questi pazienti.
L'analisi post-hoc dei dati di un sottostudio del POISE ha mostrato una riduzione della fibrosi generata dall’acido obeticolico.

"La misurazione del contenuto di collagene sta emergendo come un metodo affidabile per quantificare la fibrosi epatica e ha dimostrato di essere uno strumento efficace in pazienti con PBC", ha affermato Paul Pockros, durante la Digestive Disease Week 2019.
Sempre da recenti congressi è emerso che l’elafibranor mostra un effetto anticolestatico nella PBC.

Quando i pazienti non rispondono completamente all'acido ursodesossicolico, elafibranor, nuovo agonista del recettore alfa e delta attivato dal proliferatore del perossisoma può offrire il controllo della fosfatasi alcalina e può persino alleviare il prurito.

“Entrambe le dosi di elafibranor hanno raggiunto l'endpoint primario di riduzione della fosfatasi alcalina; raggiunto gli endpoint compositi secondari chiave allineati ai futuri studi di registrazione; hanno significativamente ridotto marcatori colestatici correlati alla PBC”, ha dichiarato Velimir Luketic, della Virginia Commonwealth University School of Medicine.

Colangite sclerosante primitiva
Per questa patologia, il dato interessante deriva dai risultati mostrati da vedolizumab nel ridurre i livelli di fosfatasi alcalina (ALP) del 20% nei pazienti con colangite sclerosante primitiva e malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD).
Il trattamento è stato ben tollerato e la risposta complessiva è stata la stessa prevista per i pazienti senza PSC.

Porfiria epatica acuta
Negli scorsi mesi sono emersi dati molto importanti sull’effetto del givosiran nella porfiria epatica acuta, in particolar modo nel ridurre gli attacchi ricorrenti.
Il 50% dei pazienti in trattamento con givosiran era privo di attacchi per la durata dello studio di 6 mesi rispetto al 16,3% dei pazienti trattati con placebo.
Tutti questi nuovi risultati sono entusiasmanti e promettenti per migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da queste malattie epatiche autoimmuni.