Ho una malattia infiammatoria cronica intestinale, posso avere un bambino? La malattia può avere effetti sulla gravidanza? Cosa devo fare in menopausa? Il rischio di tumori è aumentato? Sono queste alcune delle domande che si pongono le donne che soffrono di Crohn e colite ulcerosa nel corso della loro vita e a cui hanno cercato di dare risposta alcune esperte riunite a Milano in occasione dell’incontro  “Women in IBD (I B Donna)” Le problematiche IBD coniugate al femminile, realizzato con il contributo non condizionante di AbbVie.

Malattie infiammatorie croniche intestinali: sessualità e fertilità
“Le malattie infiammatorie croniche intestinali incidono sulla sessualità della donna attraverso ripercussioni legate principalmente alla modificazione del benessere fisico della paziente, soprattutto durante le fasi di attività della malattia. Queste malattie hanno un effetto sulla sfera sessuale della donna anche attraverso un condizionamento psicologico negativo per una alterata immagine del proprio corpo a causa degli interventi chirurgici e degli effetti collaterali dei farmaci, come ad esempio gli steroidi. Dagli studi emerge che in realtà nessun farmaco impatta negativamente sul desiderio della donna. Ma queste terapie vengono utilizzate nelle fasi attive della malattia e in questi periodi il desiderio sessuale e la frequenza dei rapporti calano drasticamente. Il dato che emerge dalle ultime ricerche è che la depressione secondaria a queste malattie è il fattore che impatta maggiormente in modo negativo sulla vita sessuale delle donne che soffrono di IBD”, ha spiegato la Dott.ssa Paola Molteni, Dirigente Medico presso la U.O.C. - Cattedra di Gastroenterologia Polo Universitario Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano, durante la sua relazione all’incontro di Milano.

La fertilità, nelle donne che soffrono di malattia di Crohn o colite ulcerosa non sembra essere compromessa in modo rilevante. Uno studio di popolazione condotto nel Regno Unito su più di 10mila donne con IBD mostra che la fertilità risulta lievemente ridotta nella malattia di Crohn, soprattutto nella fase attiva della malattia e non è ridotta nelle pazienti con colite ulcerosa. La fertilità è invece ridotta dopo una riacutizzazione di malattia, sia nel Crohn che nella colite ulcerosa, indipendentemente dalla durata della riacutizzazione e subisce una deflessione dopo gli interventi chirurgici, soprattutto dopo gli interventi più demolitivi, anche se negli ultimi anni l’utilizzo della laparoscopia ha consentito di guadagnare quasi il 50% della capacità riproduttiva di queste donne.
“Per quanto riguarda la contraccezione, spiega Molteni, non è assolutamente controindicata nelle donne con IBD. E’ stato dimostrato che gli anticoncezionali orali non aumentano il tasso di recidive di malattia e sarebbe consigliato che questi farmaci vengano utilizzati nelle fasi attive della malattia, in quanto in questo periodo è sconsigliata la gravidanza, o quando si stanno assumendo farmaci potenzialmente teratogeni. L’utilizzo di farmaci biologici non ha dimostrato effetti negativi sulla gravidanza ma siccome queste terapie vengono utilizzate nelle fasi più attive della malattia è bene non intraprendere una gravidanza in questo periodo”.

Malattie infiammotorie croniche intestinali: gravidanza
Quando una donna con una malattia infiammatoria cronica intestinale decide di intraprendere una gravidanza, spesso si pone alcune importanti domande alle quali ha cercato di rispondere la Dott.ssa Aurora Bortoli, Dirigente Medico presso la U.O. di Gastroenterologia Azienda Ospedaliera “G.Salvini”, Ospedale di Rho, durante la sua relazione.
Tra le domande più frequenti, il rischio di trasmettere la malattia al figlio. “Sicuramente, il fattore genetico gioca un ruolo importante nella genesi della malattie infiammatorie croniche intestinali, spiega Bortoli. Il maggior rischio di avere una di queste malattie è rappresentato dall’avere un famigliare affetto. Nei dati di letteratura riscontriamo che dal 5 al 20% delle persone con IBD hanno un famigliare affetto. Per un figlio, la probabilità di avere una malattia infiammatoria intestinale arriva fino al 10% quando un solo genitore è affetto da una di queste malattie e il rischio aumenta se entrambi i genitori sono affetti. Se andiamo a guardare il rischio corretto per età di insorgenza di queste malattie (tra i 25 e i 35 anni), è stato calcolato che il rischio si attesta intorno al 7%. La genetica, però non è l’unico fattore coinvolto nella genesi delle IBD, ma esistono anche fattori di rischio ambientali. Per questo motivo, non è detto che una donna con una malattia infiammatoria cronica intestinale debba trasmettere la malattia ai figli”.
Per quanto riguarda l’esito della gravidanza, si deve tenere presente un aspetto fondamentale, ovvero l’attività della malattia. In generale, se il concepimento avviene quando la malattia è in remissione, le probabilità di aventi avversi, come parti pre-termine, bambini sottopeso, l’aborto spontaneo e le anomalie congenite, è molto ridotta e simile alla popolazione generale.  Se, attraverso le terapie, la malattie è mantenuta in remissione, sia al concepimento, che durante la gravidanza, e vengo trattate le eventuali recidive di malattia, la probabilità che la gravidanza non abbia eventi avversi è elevata, e anche in questo caso, simile a quella della popolazione generale.
Il decorso della malattie in gravidanza è pressoché sovrapponibile a quello delle donne con IBD non in gravidanza. Uno studio prospettico europeo del 2011 mostra che nelle donne con malattia di Crohn in gravidanza, la recidiva di malattia è sovrapponibile alle donne con la stessa malattia ma non in gravidanza. Nelle donne con  colite ulcerosa c’è una probabilità superiore di avere una recidiva di malattia nel secondo e terzo trimestre di gravidanza e nei sei mesi dopo il parto.
I farmaci per le malattie infiammatorie croniche intestinali devono essere utilizzati secondo i dati di sicurezza disponibili. Ad oggi, è ben noto quali sono i farmaci che è possibile utilizzare in gravidanza e quelli da evitare. Sono assolutamente controindicati in gravidanza il metotressato  e la talidomide. Gli antibiotici metronidazolo e ciprofloxacina  devono essere evitati nel primo trimestre di gravidanza e durante l’allattamento. Gli altri farmaci come mesalazina, steroidi, immunosoppressori e i farmaci biologici hanno dimostrato, anche in studi recenti, di essere sicuri durante la gravidanza e l’allattamento.
“La gravidanza è possibile nelle donne che soffrono di IBD, spiega Bortoli. E’ consigliato, però, pianificare la gravidanza nella fase in cui la malattia è in remissione e riferirlo al proprio medico in modo da poter avere una revisione dell’attività di malattia e della terapia in corso. Accanto ai normali controlli ginecologici, è opportuno effettuare un monitoraggio gastroenterologico ogni tre mesi. Infine, è sicuramente importante parlare della gravidanza non solo quando avviene, ma è necessario che il medico affronti il tema della gravidanza molto prima per chiarire qualsiasi dubbio con la paziente e il proprio partner per poter affrontare la gravidanza con sicurezza e serenità”.

Malattie infiammatorie croniche intestinali: menopausa e osteoporosi
Un’altra fase importante della vita di una donna è la menopausa. Ma questa fase così delicata può avere un effetto sulla malattia? Come ha affermato la Dott.ssa Maddalena Terpin, Dirigente Medico presso l’Ambulatorio per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali U.O.C.  Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva A.O. Ospedale Civile di Legnano, durante la sua relazione, “non è stato dimostrato un effetto negativo di queste malattie sulla menopausa ne, viceversa, un effetto negativo della menopausa sul decorso delle IBD. L’età di insorgenza della menopausa nelle donne che soffrono di malattie infiammatorie intestinali è sovrapponibile a quello della popolazione generale”.

L’osteoporosi, malattia del metabolismo osseo frequente nelle donne in menopausa, diventa una manifestazione extraintestinale delle malattie infiammatorie croniche intestinali. Le donne affette da IBD, infatti, hanno un rischio superiore di presentare osteoporosi rispetto alla popolazione generale femminile di pari età. “Per questi motivi, spiega Terpin, in queste donne è raccomandata una dieta ricca di calcio e vitamina D, un’attività fisica regolare, la sospensione del fumo e la riduzione dell’introito di alcolico. Per quanto riguarda i farmaci, i cortisonici possono avere un effetto negativo sull’osso e quindi sono da limitare in queste pazienti, mentre è stato dimostrato che i farmaci  biologici hanno un effetto favorevole sulla densità ossea e quindi sull’andamento dell’osteoporosi e sul rischio di fratture”.

Malattie infiammatorie croniche intestinali e tumori femminili

Essendo malattie croniche, che perdurano quindi per tutta la vita di una persona che ne soffre, è possibile che nel corso della vita di una donna che presenta una malattia infiammatoria cronica intestinale si presenti un tumore. “I dati di letteratura non dimostrano un aumentato rischio di tumori femminili, in particolare il tumore della mammella e dell’ovaio, nelle donne che soffrono di IBD, spiega la Dott.ssa Chiara Losco, Consulente  Libero  Professionista  presso la U.O.  Medicina  VI  Epatologia  e  Gastroenterologia Azienda Ospedaliera S. Paolo di Milano. “Un discorso a parte va però fatto per i tumori dell’utero in quanto recenti studi dimostrano una maggior frequenza di alterazioni neoplastiche a livello della cervice uterina nelle donne che soffrono di IBD”. “I dati in questo senso sono contrastanti, spiega la Dott.ssa Chiara Viganò,  Dirigente Medico presso la U.O.C. Gastroenterologia Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza. I dati presenti in letteratura suggeriscono che l’aumento del rischio di tumori alla cervice uterina non sembra essere legato alla malattia infiammatoria intestinale in sé, ma piuttosto ai farmaci utilizzati per trattare tale patologia. Il tumore alla cervice uterina è causato dall’infezione da HPV. Noi sappiamo che i pazienti in terapia con farmaci immunosoppressori per periodi prolungati sono a maggior rischio di persistenza dell’infezione da HPV e di progressione della stessa. Per questo motivo, nelle donne che soffrono di malattie infiammatorie croniche intestinali è raccomandato lo screening e nelle più giovani la vaccinazione anti HPV raccomandata fino ai 26 anni”.

“Anche se è dimostrato che le malattie infiammatorie croniche intestinali non aumentano in generale il rischio di tumori femminili, è possibile che durante la vita di una donna che soffre di una di queste malattie si presenti un tumore. Per la gestione di queste pazienti, aggiunge la Dott.ssa Nicoletta Sapone della S.C. di Gastroenterologia e Endoscopia, A.O.U. San Luigi Gonzaga di Orbassano, è molto importante la collaborazione stretta tra gastroenterologo, ginecologo e oncologo per la scelta della giusta terapia, specifica per la singola paziente”.


Elisa Spelta