Malattie infiammatorie croniche intestinali, ok all' allattamento anche in terapia farmacologica

L'allattamento ha molti effetti positivi sulla salute e sullo sviluppo del neonato, tanto che le Società di Pediatria internazionali raccomandano il latte materno come forma primaria di nutrizione per i primi 6 mesi di vita e come nutrimento complementare sino ai 2 anni. E' importante continuare ad allattare anche quando la mamma è in trattamento farmacologico per gestire una malattia infiammatoria cronica intestinale, colite ulcerosa o malattia di Crohn anche se alcuni farmaci sono più consigliabili rispetto ad altri. E' quanto sottolineano gli esperti della SIGR, società italiana di gastroreumatologia, in occasione dalla settimana mondiale dell'allattamento che si celebra dall'1 al 7 ottobre.

L’allattamento ha molti effetti positivi sulla salute e sullo sviluppo del neonato, tanto che le Società di Pediatria internazionali raccomandano il latte materno come forma primaria di nutrizione per i primi 6 mesi di vita e come nutrimento complementare sino ai 2 anni (1). E' importante continuare ad allattare anche quando la mamma è in trattamento farmacologico per gestire una malattia infiammatoria cronica intestinale, colite ulcerosa o malattia di Crohn anche se alcuni farmaci sono più consigliabili rispetto ad altri. E' quanto sottolineano gli esperti della SIGR, società italiana di gastroreumatologia, in occasione dalla settimana mondiale dell'allattamento che si celebra dall'1 al 7 ottobre.

E’ possibile continuare l’allattamento quando la neo-mamma è in trattamento per gestire una MICI (malattia cronica infiammatoria intestinale)?
“Oggi queste malattie si tengono sotto controllo con un ristretto numero di agenti che regolano il sistema immunitario, con un’efficacia variabile da paziente a paziente che, tuttavia, può esaurirsi con il passare del tempo – ricorda il dott. Roberto Lorenzetti, gastroenterologo e vice presidente della Società Italiana di GastroReumatologia SIGR. – Di recente, progressi importanti si stanno facendo con la sperimentazione anche in Italia, sia in laboratorio per la sintesi di nuove molecole che in studi clinici, sull’utilizzo di nuovi farmaci biologici attivi nei confronti di varie citochine che favoriscono l’infiammazione”.

“Molte donne affette da M.I.C.I. pensano che la malattia e la conseguente terapia siano un ostacolo all’allattamento dei loro figli (2) – avverte la dott.ssa Aurora Bortoli, gastroenterologa della Fondazione IBD onlus Piemonte in occasione del 5° Congresso Nazionale della Società Italiana di Gastroreumatologia SIGR a Roma dal 12 al 13 ottobre.

"Va detto invece che pur avendo le malattie infiammatorie croniche intestinali un andamento cronico-intermittente, con fasi di malattia silente e fasi di malattia attiva, l’allattamento non è associato con un aumentato rischio di riacutizzazione della malattia (3): anzi, vi sono sufficienti dati a favore per cui allattare non solo è possibile ma vi sia una diminuzione delle recidive nel periodo post-partum (4). Al contrario, la sospensione della terapia durante l’allattamento può indurre un peggioramento della malattia (5) ed è quindi da valutare con attenzione insieme allo specialista” ha precisato la dott.ssa Bortoli.

“Il rischio da farmaci non è lo stesso durante la gravidanza o durante l’allattamento” spiega la dott.ssa Bortoli “Nonostante una modesta quantità di farmaco possa essere presente nel latte materno, di fatto il passaggio attraverso il tratto intestinale del neonato e l’assorbimento della sostanza ne riducono ulteriormente la quantità, generalmente a dose non terapeutica, con l’assenza di effetto negativo sul neonato.

Pertanto, la maggior parte dei farmaci utilizzati nella terapia delle malattie infiammatorie croniche intestinali è compatibile con l’allattamento (Salazopirina, Mesalazina e Azatioprina). Anche i farmaci biologici come Infliximab, Adalimumab, Golimumab, Vedolizumab sono considerati compatibili. Mentre va prestata un’attenzione particolare a Ciclosporina, il Methotrexate e il Micofenolato, considerati più a rischio per il nascituro e da valutare quindi attentamente da parte dello specialista. Infine i cortisonici possono essere utilizzati con sicurezza sino alla dose materna di 40 mg/die” (6).

1(Breastfeeding the use of human milk . American Academy of Pediatrics. Work Group on Breastfeeding . Pediatrics 1997 ; 100 : 1035 – 9);
2Selinger CP, Eaden J, Selby W, et al. Inflammatory bowel disease and pregnancy: Lack of knowledge is associated with negative views. J Crohns Colitis. 2012;7(6):e206–e213;
3Klement E, Cohen RV, Boxman J, et al. Breastfeeding and risk of inflammatory bowel disease: a systematic review with meta-analysis. Am J Clin Nutr 2004;80:1342–52;
4Dana C. Moff att, Alexandra Ilnyckyj, Charles N. Bernstein. A Population-Based Study of Breastfeeding in Inflammatory Bowel Disease: Initiation, Duration, and Effect on Disease in the Postpartum Period. Am J Gastroenterol 2009;104:2517–23;
5Kane S, Lemieux N . The role of breastfeeding in postpartum disease activity in women with inflammatory bowel disease. Am J Gastroenterol 2005;100:102–5;
6Nguyen GC, Seow CH, Maxwell C, et al. IBD in Pregnancy Consensus Group, Canadian Association of Gastroenterology. The Toronto Consensus Statements for the Management of Inflammatory Bowel Disease in Pregnancy. Gastroenterology. 2016; 150(3): 734–757;