Una singola dose di fosaprepitant in somministrazione intravenosa (iv) contribuisce a ridurre la nausea e il vomito indotto dalla chemioterapia. E’ quanto mostrato in un nuovo studio di fase III presentato al meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) da poco conclusosi a Chicago.
L’aggiunta dell’antagonista del recettore della neurochinina-1 (NK1) all’ondansetron e al desametasone ha prodotto una risposta di circa il 10% migliore rispetto al trattamento con gli altri farmaci da soli in pazienti trattati con chemioterapia moderatamente emetogena.
La nausea e il vomito associati alla chemioterapia vengono suddivise in tre fasi: "acuta" (si verifica entro 24 ore dalla somministrazione della chemioterapia), "ritardata" (insorge dopo 24 ore dalla somministrazione e dura fino a 5-7 giorni) e "anticipatoria" (si manifesta nel giorno o nelle ore che precedono la chemioterapia).
E' molto importante prevenire la nausea e il vomito acuti dopo la somministrazione della chemioterapia, dal momento che un controllo insoddisfacente dell'emesi nelle prime 24 ore aumenta considerevolmente l'incidenza della nausea e vomito sia ritardati che associati ai successivi trattamenti.
"Questo agente è molto attivo nella fase ritardata, che è spesso sottodiagnosticata," ha evidenziato il dr. Bernardo Rapoport, del Centro di Oncologia Medica di Rosebank a Johannesburg, in Sud Africa, che ha presentato il lavoro.
Nella fase ritardata, da 25 a 120 ore dopo il trattamento, la maggior parte dei pazienti sono via dalla clinica e possono non aderire ai regimi antiemetici orali. 
Essendo somministrato in singola dose, fosaprepitant non dovrebbe avere problemi di aderenza.
Lo studio in doppio cieco, a gruppi paralleli ha reclutato 1.000 pazienti, i quali hanno ricevuto 8 mg di ondansetron per via orale e 20 mg di desametasone prima della chemioterapia. 
Ondansetron, agonista del recettore della serotonina (5-HT3), riduce la nausea e il vomito in fase acuta 0-24 ore dopo la chemioterapia, e desametasone aiuta il regime 5-HT3.
I principali outcome erano la proporzione di pazienti con una risposta completa (niente vomito e nessun uso di farmaci di salvataggio) durante la fase ritardata e il profilo di sicurezza/tollerabilità del farmaco. 
I pazienti sono stati randomizzati a ricevere 150 mg per via endovenosa di fosaprepitant prima della loro prima dose di chemioterapia, o una infusione di soluzione fisiologica.
Il gruppo di controllo ha continuato a prendere ondansetron orale otto ore dopo la prima dose e successivamente ogni 12 ore i giorni due e tre. 
Il gruppo di trattamento, d'altra parte, non assumeva ulteriori farmaci antiemetici.
Quasi il 79% del gruppo di trattamento ha raggiunto l'endpoint primario di assenza di vomito e senza bisogno di farmaci al bisogno, rispetto al 68,5% del gruppo di controllo.
La differenza del 10,4% è statisticamente significativa (p <0,001), dicono i ricercatori.
I profili di sicurezza si sono mostrati paragonabili tra i gruppi di trattamento; eventi avversi correlati al farmaco si sono verificati nell’ 8,5% (FA) vs il 9,1% (controllo). Non ci sono stati casi di grave dolore nel sito di infusione, eritema, o indurimento; sono stati osservati 3 casi di tromboflebite nel sito di infusione col regime FA rispetto allo 0 nel regime di controllo.
In conclusione, una singola dose da 150 mg del regime IV di fosaprepitant è generalmente sicuro e ben tollerato e fornisce un controllo superiore della nausea e vomito post-operatorio associato con la chemioterapia moderatamente emetogena misurata come la percentuale di soggetti con assenza di vomito nella fase ritardata.
Emilia Vaccaro
Rapoport B. L. et al. A phase III, randomized, double-blind study of single-dose intravenous fosaprepitant in preventing chemotherapy-induced nausea and vomiting associated with moderately emetogenic chemotherapy.
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