Microbiota intestinale umano influenza il rischio di carcinoma colorettale

Gastroenterologia
La composizione del microbiota intestinale dei pazienti affetti da carcinoma colorettale (CRC) è meno eterogenea di quello del microbiota degli individui non affetti da cancro, mentre la presenza di alcuni ceppi si associa ad un incremento del rischio oncologico. Queste le conclusioni di uno studio pubblicato online sulla rivista Journal of the National Cancer Institute.

E’ noto come il microbiota intestinale contribuisca al mantenimento della salute umana e come perturbazioni della sua normale composizione siano stati correlati con vari stati morbosi.
Scopo dello studio è stato quello di verificare se un’alterazione della composizione del microbiota intestinale fosse associata al rischio di CRC.

I risultati ottenuti sono il frutto di un’analisi del materiale genetico batterico rilevato nelle feci di 47 pazienti con CRC e 94 controlli, incrociati in base al sesso e all’indice di massa corporea (IMC). Successivamente, i ricercatori hanno provveduto ad amplificare il materiale genetico e a classificare le sequenze geniche in base a criteri tassonomici.

L’analisi ha documentato una riduzione della diversità del microbiota intestinale dei soggetti affetti da CRC rispetto ai controlli sani. Nello specifico, è stato osservato che i pazienti con CRC presentavano una minore prevalenza di Clostridia rispetto ai controlli (68,6% vs 77,8%). Per contro, i pazienti oncologici mostravano una prevalenza elevata di Fusobacterium rispetto ai controlli (31,9% vs 11,7%).

Non solo: la maggiore prevalenza di Fusobacterium era associata ad un incremento del rischio di CRC (OR= 4,11; IC95%= 1,62-10,47), dopo correzione dei risultati in base all’età, al sesso, all’indice di massa corporea, all’etnia, allo status di fumatore.
Stesso trend è stato osservato per Atopobium, un Actinobacterium (OR=14,36; IC95%= 2,78 – 74,30; p < 0,001) e per Porphyromonas, un Bacteroidetes (OR= 5,17; IC95%= 1,75 – 15,25; p = 0,001).

Il batterio Gram positivo Atopobium è associato alla malattia di Crohn ed è stata documentata la sua efficacia nell’inibire in vitro l’apoptosi delle cellule cancerose del colon. Quanto a Porphyromonas, la sua presenza è stata spesso rilevata a livello del cavo orale e del tratto gastrointestinale ed è stata associata alla malattia parodontale.

I pazienti con CRC tendevano ad avere una prevalenza maggiore di batteri appartenenti al phylum Bacteroidetes (16,2% vs 9,9 controlli) e una prevalenza minore di batteri appartenenti al phylum Firmicutes (74% vs 80,3% controlli). La deplezione di Firmicutes era più elevata relativamente alla classe Clostridia (68,6% vs 77,8% controlli). Tra le specie assenti nei pazienti con CRC vi erano in Coprococchi, appartenenti alla famiglia Lachnospiracea dei Clostridia. I Coprococchi sono responsabili dell’efficiente fermentazione delle fibre alimentari e di altri carboidrati complessi a butirrato, uno dei principali metaboliti del colon che sarebbe in grado di inibire l’infiammazione e la carcinogenesi del colon.

Infine, i risultati di un saggio aggiuntivo che ha fatto ricorso ad amplificazione mediante PCR del materiale genetico di Porphyromonas e Fusobacterium hanno suffragato l’esistenza di un’associazione tra la loro presenza e CRC (OR=1,44 sia per Porphyromonas (p=0,05) che per Fusobacterium (p=0,01), presi singolarmente.

Nel commentare i risultati, gli autori dello studio hanno tenuto a sottolineare che il loro è stato il primo lavoro a mettere a confronto il microbiota intestinale di soggetti con e senza CRC che includesse confronti multipli tra specie batteriche, in assenza, previa opportuna correzione, di fattori confondenti. E, concludendo, hanno dichiarato che: “…in ragione della natura potenzialmente modificabile dei batteri intestinali, i risultati dello studio potrebbero avere implicazioni utili per la prevenzione del CRC.”

Ahn J et al. Human Gut Microbiome and Risk of Colorectal Cancer. JNCI J Natl Cancer Inst (2013) doi: 10.1093/jnci/djt300. E-pub ahead-of-print
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