La supplementazione di omega-3 PUFA (acidi grassi polinsaturi) da semi di lino e oli di pesce impatta in modo significativo sul profilo lipidico plasmatico dei pazienti affetti da steatoepatite non alcolica (NASH). L’aumento dei livelli plasmatici di questi PUFA è risultata associata a una migliore istologia epatica. Questo è quanto riportato in un lavoro pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition.
Numerosi studi hanno dimostrato i benefici degli Omega-3 per chi soffre di diverse patologie, inclusi i disturbi cardiaci e le alterazioni dei livelli di colesterolo e grassi nel sangue.
Più recentemente sono stati raccolti dati anche sulle potenzialità di questi nutrienti per il trattamento della steatosi non alcolica.
In particolare, gli Omega-3 svolgono un'importante funzione regolatrice nei confronti dell'espressione dei geni del fegato. Essi, infatti, riducono l'accumulo di grassi a livello epatico, migliorano la sensibilità all'azione dell'insulina e riducono la presenza dei marcatori dell'infiammazione.
La NASH è una malattia del fegato caratterizzata dall'accumulo di grasso nel fegato. A differenza della steatosi epatica (il fegato grasso identificato con la sigla NAFLD) è caratterizzata da una condizione più grave in cui il fegato è soggetto a processi infiammatori, di cicatrizzazione e morte dei tessuti (necrosi), che alterano in modo definitivo la funzionalità dell'organo. È una malattia epatica cronica che può evolvere fino allo stadio di cirrosi epatica e portare ad insufficienza epatica.
Pochi studi clinici hanno affrontato i potenziali benefici degli omega-3 PUFA sulla steatoepatite non alcolica (NASH).
In questo articolo gli autori hanno valutato gli effetti della supplementazione con omega-3 dagli oli di semi di lino e di pesce nei pazienti con NASH che presentano diagnosi comprovata mediante biopsia epatica.
I pazienti hanno ricevuto tre capsule al giorno, ciascuna contenente 0.315 g di acidi grassi polinsaturi omega-3 (64% alfa-linolenico [ALA], il 16% eicosapentaenoico [EPA], e il 21% acido docosaesaenoico [DHA], chiamato gruppo n-3 con 27 partecipanti) o olio minerale (placebo, n=23). 
Le biopsie epatiche sono state valutate istopatologicamente attraverso il punteggio di attività NASH (NAS).
I livelli plasmatici di omega-3 PUFA sono stati valutati come marcatore di assunzione al basale e dopo 6 mesi di trattamento. 
Gli endpoint secondari comprendevano cambiamenti nel plasma dei marcatori biochimici del metabolismo lipidico, infiammazione, e la funzionalità epatica al basale e dopo 3 e 6 mesi di trattamento.
I risultati hanno mostrato che al basale, il punteggio NAS era confrontabile tra i gruppi (p=0.98). Dopo l'intervento con omega-3 PUFA, i livelli di ALA ed EPA plasmatiche risultavano aumentati (p ≤ 0,05). Tuttavia nel gruppo placebo, è stato ritrovato un aumento di EPA e DHA (p ≤ 0,05), suggerendo un’assunzione fuori protocollo di PUFA.
Il miglioramento/stabilizzazione del punteggio di attività NAS è stato correlato con aumentato livello di ALA nel gruppo n-3 (p=0,02) e con un incremento di EPA (p=0,04) e DHA (p=0,05) nel gruppo placebo. 
I trigliceridi sono risultati ridotti dopo 3 mesi nel gruppo n-3 rispetto al basale (p=0,01).
In conclusione, per i pazienti affetti da steatoepatite non alcolica, l'integrazione di acidi grassi polinsaturi omega 3 derivanti dall'olio di pesce e dei semi di lino ha un impatto significativo sul profilo dei lipidi nel plasma dei pazienti. L'incremento di questi PUFA nel plasma, almeno da quanto mostrato in questo studio, è associato a una migliore istologia epatica.

Emilia Vaccaro
Nogueira MA et al. Omega-3 polyunsaturated fatty acids in treating non-alcoholic steatohepatitis: A randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Clin Nutr. 2015 May 21. pii: S0261-5614(15)00131-4. doi: 10.1016/j.clnu.2015.05.001. 
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