La pentossifillina è ben tollerata e migliora gli outcome nei pazienti con pancreatite acuta grave. E’ quanto mostrato dai risultati di uno studio clinico pubblicati sulla rivista Gastroenterology.
Nonostante l'alta morbilità e mortalità associate alla  pancreatite acuta severa (PAS), non c'è attualmente alcun farmaco specifico per il suo trattamento. Il TNF alfa (fattore di necrosi tumorale alfa) gioca un ruolo centrale nella patogenesi della PAS tra cui la necrosi del pancreas e peripancreatica, la sindrome da risposta infiammatoria sistemica e l’insufficienza d'organo persistente.

La pentossifillina, inibitore non selettivo della fosfodiesterasi, ha efficacia e sicurezza clinica ben consolidate in altre malattie TNF-alfa-mediate, in particolare nell’epatite alcolica acuta.

In modelli sperimentali di PA, la pentossifillina ha ridotto la gravità della malattia; sono, invece, carenti i dati riguardo la sua efficacia nell’uomo.
Nella PA, il TNF-alfa media l’insufficienza multiorgano; in modelli animali il suo blocco con pentossifillina migliora la situazione.

Con l'obiettivo di determinare la sicurezza e l'efficacia di pentossifillina nei pazienti con PSAP, i ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, Minn., hanno eseguito uno studio clinico in doppio-cieco, randomizzato e controllato coinvolgendo 28 pazienti che sono stati assegnati in modo casuale a ricevere 400 mg per via orale di pentossifillina tre volte al giorno o placebo.

I pazienti con PSAP (pancreatite acuta grave prevista) sono stati randomizzati entro 72 ore dalla diagnosi a pentossifillina o placebo. Le caratteristiche di base erano simili in entrambi i gruppi.
I risultati hanno mostrato che i soggetti del gruppo pentossifillina avevano meno ricoveri in reparti di terapia intensiva e soggiorni più brevi in unità di terapia intensiva e ospedalizzazione per non più di 4 giorni (p <0,05).

Le caratteristiche basali erano paragonabili tra i gruppi e sono state somministrati tutti gli altri standard di trattamenti di cura per pancreatite acuta grave.
La durata media del soggiorno in ospedale è stata di 3 giorni (1-5) nel gruppo pentossifillina rispetto a 5 (1-30) nel gruppo di controllo (p=0.06).

Tempi di degenza prolungati per più di 4 giorni erano meno frequenti nel gruppo pentossifillina (p=0,046), e nessun paziente ha richiesto un trasferimento in terapia intensiva rispetto ai quattro controlli. Due controlli hanno anche sviluppato necrosi pancreatica, tre hanno sviluppato insufficienza d'organo e uno è stato riammesso durante l’anno rispetto a nessun paziente nel gruppo di trattamento.

" Con un singolo trial, abbiamo dimostrato che la pentossifillina è sicura, a buon mercato, e potrebbe avere efficacia nella pancreatite acuta ", hanno concluso i ricercatori. "Questo pone le basi per un’applicazione più ampia di questo farmaco in tutti i pazienti con PA, nell’intento di trovare un farmaco efficace che può essere dato entro 24 ore dalla diagnosi in qualsiasi ambiente."
E’ comunque necessario, come sottolineano gli autori, un più ampio studio per confermare l'efficacia.

Emilia Vaccaro

Santhi Swaroop Vege et al. Pentoxifylline Treatment in Severe Acute Pancreatitis: A Pilot, Double-Blind, Placebo-Controlled, Randomized Trial. August 2015Volume 149, Issue 2, Pages 318–320.e3.
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