Pazienti adulti con malattie infiammatorie croniche intestinali, quali problematiche?

Gastroenterologia

I pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) con più di 65 anni non ricevono sempre i farmaci più avanzati e sono spesso sottoposti a trattamento insufficiente e anche a scarsa valutazione del loro stato psico-fisico. E' quanto è emerso durante una presentazione all'interno della conferenza GUILD-"Gastroenterology Updates IBD Liver Disease Conference 2020" conclusasi ieri. 

I pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) con più di 65 anni non ricevono sempre i farmaci più avanzati e sono spesso sottoposti a trattamento insufficiente e anche a scarsa valutazione del loro stato psico-fisico. E’ quanto è emerso durante una presentazione all’interno della conferenza GUILD-“Gastroenterology Updates IBD Liver Disease Conference 2020” conclusasi ieri.

“I medici a volte utilizzano gli steroidi nel trattamento delle IBD perché poco costosi e perché temono che i nuovi farmaci biologici anti-TNF possano causare eventi avversi nei pazienti più anziani”, ha dichiarato Christina Ha dell’Inflammatory Bowel Disease Center presso Cedars-Sinai a Los Angeles.

"Non ci sono molti dati sulla sicurezza per questa fascia d'età, che non è ben rappresentata negli studi clinici", ha spiegato. "Non possiamo necessariamente estrapolare i dati da uno studio di persone con un'età media intorno a 40 a qualcuno di 70".

Ma allo stesso tempo ha sottolineato che l'uso di steroidi per più di 3 mesi è potenzialmente inappropriato.

"Se abbiamo un paziente che utilizza steroidi, dovremmo definire quale strategia di risparmio di steroidi sarà incorporata nel suo regime e quando questa verrà iniziata nel corso dell’iter terapeutico già in corso", ha spiegato Ha.

Una delle domande che spesso viene posta dai pazienti è se la budesonide, steroide artificiale prontamente disponibile, possa essere considerata un'alternativa accettabile al prednisone.

"Gli steroidi non sono terapie di mantenimento", ha sottolineato Ha. "Un paziente con una lieve malattia sintomatica di Crohn potrebbe essere trattato con basse dosi di budesonide. Ma non abbiamo certezza che il farmaco funzioni."

Non ci sono dati a lungo termine sulla sicurezza o sull'efficacia della budesonide nei pazienti con colite ulcerosa o malattia di Crohn.

E’ da considerare anche che i pazienti più anziani con IBD hanno una ridotta capacità di gestire l'attività della malattia; hanno più comorbilità e suscettibilità alle cadute. E’ quindi essenziale il controllo precoce della malattia.

Altro problema è la sarcopenia. Questa manifestazione è intrinseca all'invecchiamento e si verifica quando la massa muscolare diminuisce nel tempo, è fondamentale per i cambiamenti fisiologici, che hanno implicazioni per gli anziani con IBD.

"Stiamo imparando che la sarcopenia è anche diffusa nei nostri pazienti con malattia infiammatoria intestinale da moderata a grave", ha spiegato Ha. "La sarcopenia è associata ad un aumentato rischio di infezioni, ricoveri e complicanze postoperatorie."

Nell'intestino dei pazienti si verificano anche altri cambiamenti con l’avanzare dell’età.
"Studi recenti hanno dimostrato che ci sono cambiamenti nella barriera intestinale, in termini di giunzioni all'interno del rivestimento mucoso che aumentano la permeabilità intestinale, il che può aiutare a spiegare perché alcuni pazienti rispondono ai trattamenti e altri no."

Anche la terapia fisica è sottoutilizzata in questa fascia di età.
“Ad esempio, si è spesso restii nel fare una valutazione di terapia fisica su un paziente anziano ricoverato in ospedale”, ha evidenziato Ha.

La terapia fisica può migliorare la funzione muscolare, ridurre il dolore muscolare, potenzialmente diminuire gli analgesici, migliorare la massa ossea e ridurre dolori articolari, stress, affaticamento e debilità che sono alquanto presenti nei pazienti con IBD.

Durante la presentazione è stato sottolineato che un'altra risorsa poco utilizzata è la valutazione psicosociale. Sebbene la depressione non faccia parte del processo di invecchiamento, è comune nelle persone con condizioni croniche.
I pazienti più anziani con IBD spesso non ricevono le cure di cui hanno bisogno, ha affermato Uma Mahadevan, gastroenterologo presso la UCSF Health di San Francisco.

La necessità di consapevolezza della polifarmacia è fonte di preoccupazione per tutti i pazienti più anziani, ma specialmente quelli con IBD. I medici devono essere consapevoli dell'effetto a cascata dell’uso di più farmaci, in cui l'effetto negativo di un farmaco porta alla prescrizione di un altro farmaco, con altri effetti avversi.

Nel corso della presentazione è stato anche illustrato l'esempio di un paziente con IBD che ha iniziato ad avere la diarrea come effetto avverso ad un farmaco. In questa situazione un medico potrebbe prescrivere un farmaco per il Clostridium difficile, ma ciò potrebbe portare a nausea, portando alla prescrizione di un farmaco antinausea e così via.

È necessario un team multidisciplinare fare una corretta valutazione dei diversi farmaci da utilizzare.
Infine, anche l'anemia è anche poco identificata e non trattata nei pazienti più anziani con IBD. Non correggere l’anemia determina affaticamento e implicazioni sullo stato funzionale e sul volume circolante.

Servirebbe quindi una maggiore attenzione a vari aspetti che riguardano il paziente con IBD sopra i 65 anni non solo a livello di terapia farmacologica ma anche dal punto di vista della terapia fisica e psicosociale.

Ha Christina. Gastroenterology Updates IBD Liver Disease (GUILD) Conference 2020. Presented February 16, 2020.