Il PPI test, cioè l’inibizione empirica della secrezione acida con un breve ciclo di terapia con inibitori di pompa protonica (PPI), ampiamente utilizzato come strumento diagnostico per la malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) per via della sua semplicità, disponibilità e alta specificità, in realtà sarebbe uno scarso fattore predittivo della malattia secondo gli autori di uno studio pubblicato nel numero di dicembre di Clinical Gastroenterology and Hepatology.

Tipicamente, i medici fanno il PPI test per diagnosticare la MRGE senza dover ricorrere all’endoscopia. Il test consiste nella somministrazione di 2 settimane di terapia con un PPI e ed è considerato positivo se il paziente risponde prontamente al trattamento, con un miglioramento dei sintomi a carico del tratto gastrointestinale superiore.

Tuttavia, nello studio appena uscito, coordinato da Peter Bytzer , dell’Università di Copenhagen, la validità del PPI test  per la diagnosi di MRGE “si è dimostrata molto deludente” e il test ha mostrato di non poter discriminare tra l'esofagite da reflusso e la malattia da reflusso non erosiva. Perfino quando combinato con una diagnosi clinica fatta da un medico di base, una diagnosi clinica fatta da un gastroenterologo o i risultati di un questionario diagnostico dettagliato, il risultato del PPI test non ha aggiunto informazioni affidabili che abbiano consentito ai medici di diagnosticare quali pazienti avessero effettivamente una MRGE e quali no).

Per questo studio, Bytzer e gli altri autori hanno analizzato i dati raccolti nello studio DIAMOND, un trial internazionale che ha dimostrato l’accuratezza e l’utilità del Reflux Disease Questionnaire (RDQ) come test diagnostico per la MRGE in una popolazione di pazienti che si erano rivolti ai propri medici di base riportando sintomi frequenti a carico del tratto gastrointestinale superiore. I risultati dello studio DIAMOND hanno indicato che, a differenza dell’RDQ, il PPI test ha un valore diagnostico molto limitato.

Bytzer e il suo gruppo hanno effettuato unì analisi più dettagliata dei dati, utilizzando diverse combinazioni di tre sintomi principali (bruciore di stomaco, dolore toracico centrale e disfagia o rigurgito) e diverse definizioni di "risposta ai PPI" e hanno fatto una valutazione dei vari sottogruppi di pazienti, nella speranza di migliorare la resa diagnostica del test. In particolare, hanno confrontato l'utilità di diagnostica del test rispetto all’iter diagnostico completo della MRGE in 299 pazienti dello studio DIAMOND.

Tutti i pazienti sono stati sottoposti a endoscopia abbinata al monitoraggio concomitante wireless del pH esofageo e alla valutazione dei sintomi. I pazienti hanno poi compilato l’RDQ e hanno fatto il PPI test con esomeprazolo per 2 settimane, durante le quali hanno registrato i sintomi gastrointestinali in un diario.

In totale il PPI test è stato positivo nel 69% dei pazienti con MRGE. Ciò significa che il test non è stato in grado di identificare il 31% dei partecipanti affetti dalla malattia (falsi negativi). Inoltre, il test è risultato positivo 51% dei pazienti che non avevano la MRGE (falsi positivi).

Sia i pazienti con la MRGE sia quelli senza hanno riferito che la loro risposta alla terapia è aumentata nel corso dei primi 5-6 giorni di trattamento, per  poi stabilizzarsi nei restanti 8-9 giorni.

Il PPI test ha mostrato performance solo leggermente migliori in alcuni sottogruppi di pazienti, come quelli con MRGE più esofagite da reflusso (rispetto ai pazienti che avevano una MRGE ma senza esofagite da reflusso) o quelli in cui i medici erano certi della diagnosi di MRGE (rispetto ai pazienti in cui i medici erano incerti circa la loro diagnosi di MRGE).

Ad esempio, il 48% dei partecipanti allo studio i cui medici avevano previsto che avessero la MRGE hanno mostrato una risposta positiva al test PPI, una percentuale quasi identica al 47% dei soggetti i cui medici avevano previsto che i loro assistiti avessero un disturbo diverso dalla MRGE.

Allo stesso modo, il test PPI ha avuto una performance solo di poco migliore quando sono state valutate combinazioni di sintomi diversi e diverse definizioni di risposta ai PPI.

I ricercatori concludono quindi che, in accordo con i risultati di altri studi, il PPI test ha mostrato una capacità limitata di identificare i paziento con MRGE, diagnosticata mediante i test standard attuali.

R. Bytzer, et al. Limited Ability of the Proton-Pump Inhibitor Test to Identify Patients With Gastroesophageal Reflux Disease. Clin. Gastroenterol. Hepatol. 2012;10(12):1360-1366; doi:10.1016/j.cgh.2012.06.030.
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