I bambini che sono a rischio genetico di sviluppare il diabete di tipo 1 e che a cui sono stati somministrati i probiotici prima dei 3 mesi di età hanno una riduzione del 33% del rischio di sviluppare autoimmunità anti beta cellule delle isole pancreatiche. Questo è quanto presentato al meeting annuale dell’ European Association for the Study of Diabetes.

Il diabete mellito tipo 1 (in passato chiamato tipo I o diabete giovanile) è caratterizzato dalla distruzione delle beta-cellule causata da un processo autoimmune, che di solito porta alla mancanza assoluta di insulina. Molti di questi pazienti hanno la “forma immuno-mediata” di diabete mellito tipo 1 con gli anticorpi delle beta-cellule e spesso altre malattie autoimmuni.

Nel momento in cui il diabete insulino-dipendente si manifesta la maggior parte delle cellule ß del pancreas è stata distrutta (le cellule beta sono le cellule del pancreas deputate alla formazione dell'insulina).

All’inizio di parla di prediabete che è lo stato che precede l'inizio clinico del diabete, caratterizzato dalla presenza di anticorpi diretti contro numerosi antigeni delle isole (pancreatiche) che sono spesso, ma non sempre, i marcatori del futuro sviluppo del diabete di tipo 1.

Esistono dei marcatori genetici; alcuni alleli HLA DRE DQ, in modo particolare quando sono uguali a quelli di un membro della famiglia con diabete, indicano un aumento del rischio.

Lo studio Teddy è uno studio prospettico di coorte su 8676 bambini con allele HLA-DR-DQ  associato allo sviluppo di diabete di tipo 1. Questo studio è iniziato nel 2004 in Finlandia, Svezia, Stati Uniti (Colorado, Georgia, e Stato di Washington), e Germania.

I ricercatori hanno voluto verificare l'ipotesi che l'esposizione precoce ai probiotici potesse essere associata a un rischio ridotto di sviluppare autoimmunità verso le cellule degli isolotti pancreatici.

I probiotici sono stati molto studiati negli ultimi anni ed è stato visto un loro effetto positivo anche nella prevenzione delle allergie e di numerose altre patologie.

Lo studio Teddy è ancora in fase di svolgimento e i dati vengono puntualmente raccolti dalle famiglie ogni 3 mesi, comprese le informazioni su integratori alimentari materni, consumo di latticini fermentati, farmaci durante la gravidanza, e abitudini al fumo; e per il bambino sono state raccolte anche informazioni relative a malattie,  farmaci, uso di integratori probiotici o alimenti per lattanti oltre a notizie relative all’allattamento al seno .

I campioni di sangue prelevati ogni 3 mesi finora sono stati utilizzati per verificare la comparsa di uno o più autoanticorpi insulari GADA, IAA, o IA-2A, come marcatori di tale autoimmunità.

La prima esposizione ai probiotici è stato monitorata e classificata come: precedente a 1 mese di età, tra 1 e 3 mesi, e tra 3 e 12 mesi. Se tale prima esposizione avveniva dopo i 12 mesi o se non c’era stata alcuna esposizione il soggetto era classificato nel gruppo di riferimento.
I probiotici contenenti principalmente Lactobacillus e Bifidobacterium potevano essere stati forniti sia come supplemento o in alimenti per lattanti probiotico-fortificato.

I ricercatori hanno stratificati i risultati per Paese e rettificati considerando fattori influenti, tra cui il genotipo HLA, avere un parente di primo grado con diabete di tipo 1, sesso, modalità di consegna, e allattamento al seno esclusivo per oltre 3 mesi. Sono stati valutati un totale di 7468 bambini.
La Dr.ssa Ulla Uusitalo, nutrizionista presso l'University of South Florida, Tampa, coinvolta nello studio TEDDY ha presentato i risultati esprimendo un cauto ottimismo nelle sue conclusioni e sottolineando che i risultati mostrano un trend preciso che suggerisce fortemente un effetto positivo dei probiotici nei bambini di età inferiore ai 3 mesi.

La Dr.ssa Uusitalo ha dichiarato: "I nostri dati mostrano che la rapida introduzione di probiotici può diminuire il rischio di autoimmunità degli isolotti. Abbiamo trovato una riduzione di un terzo dell'incidenza di tale problematica, che è una porzione abbastanza elevata. Tuttavia, questa associazione richiede la conferma da parte di altri studi".

In particolare, ha evidenziato che il legame era più forte nei bambini che avevano ricevuto probiotici in età molto precoce, meno di 1 mese di età.
Alla richiesta di commentare il dati, il Dr. Outi Vaarala, direttore della ricerca presso l'Istituto di Clinica Medica, Università di Helsinki, Finlandia, ha dichiarato: "I risultati di tale lavoro se riprodotti in un altro studio osservazionale, possono suggerire che un intervento con probiotici potrebbe essere ragionevole per la prevenzione di autoimmunità beta-cellulare. Nel 2003 abbiamo condotto uno studio pilota a Linköping, in Svezia, che ha valutato la fattibilità dei probiotici nella prevenzione di autoimmunità beta-cellulare, ed i risultati hanno mostrato che non ci sono stati effetti negativi e che questo è un intervento sicuro".

L’autoimmunità verso le cellule degli isolotti è stato trovata in 575 neonati, il 7.7% del totale. Quando stratificato per Paese, il 6.3% dei soggetti negli Stati Uniti ha sviluppato questa autoimmunità; in Svezia, questa cifra era dell’ 8.6%, in Finlandia dell’8.7%, e in Germania del 9.1%.

I risultati hanno mostrato una maggiore efficacia nei bambini sotto 1 mese di età (hazard ratio [HR], 0.63, p=0.022) rispetto ai bambini che avevano assunto probiotici sopra i 12 mesi o mai. I piccoli pazienti tra 1 a 3 mesi di età avevano avuto anch’essi una riduzione nello sviluppo dell’autoimmunità delle cellule beta (HR, 0.73, p= 0.097).

Quando questi 2 gruppi di età sono stati combinati, c'è stata una riduzione del 33% dell’autoimmunità (HR, 0.67, p=0.005)
La Dr.ssa Uusitalo ha spiegato alcuni fattori che possono spiegare le differenze osservate tra i diversi Paesi. "In Germania, la selezione dei bambini è avvenuta diversamente, perché inizialmente abbiamo incluso solo i soggetti con un parente di primo grado con diabete di tipo 1. I bambini tedeschi hanno anche un alto rischio genetico. Sappiamo anche da studi precedenti che l'incidenza dell’autoimmunità verso gli isolotti è più alta in Finlandia e in Svezia rispetto agli Stati Uniti. Infatti, la Finlandia ha la più alta incidenza al mondo per il diabete di tipo 1."

Alla domanda sul perché i probiotici hanno avuto un marcato effetto così in bambini molto piccoli, la Dr.ssa Uusitalo ha detto che durante i primi 3 mesi di vita, l'intestino del bambino è vulnerabile, e la perdita può avvenire attraverso la parete intestinale: "Una teoria è che i probiotici migliorano la maturità della barriera intestinale per difendere il corpo contro l'esposizione ambientale (virus e proteine estranee). Con probiotici, il bambino è meglio preparata per affrontare gli insulti esterni, e in questo modo non può innescare una risposta autoimmune avversa."

Dopo circa 3 mesi di età di solito c'è una maturazione naturale della parete intestinale. Questo potrebbe spiegare perché non hanno visto alcuna associazione tra l’assunzione di probiotici e l’autoimmunità delle cellule degli isolotti nei bambini di età compresa tra 3 e 12 mesi tra (HR, 1.14; p=0.4).

In conclusione, dai primi dati che emergono dallo studio Teddy si evidenzia un effetto benefico dei probiotici nella prevenzione dell’insorgenza del diabete di tipo 1, soprattutto se questi vengono somministrati nei primi 3 mesi di vita. I risultati finali confermeranno queste prime buone notizie.

Emilia Vaccaro