Microbiologi statunitensi, afferenti al Dipartimento di Patologia e di Medicina di Laboratorio dell’Università di Irvine, in California, hanno pubblicato uno studio sul fascicolo di luglio della rivista Cell Host & Microbe nel quale hanno descritto come un batterio probiotico comunemente impiegato nel trattamento della sindrome da colon irritabile sia in grado di ridurre la colonizzazione intestinale patogena da Salmonella Typhimurium, aprendo uno spiraglio per il sollievo dalle tossinfezioni alimentari che affliggono ogni anno milioni di persone.

L’infezione da Salmonella Typhimurium rappresenta una delle cause principali di gastroenterite acuta, caratterizzata da diarrea infiammatoria (o secretoria). I sintomi dell’infezione (diarrea, febbre e crampi addominali) insorgono da 24 a 72 ore dall’inizio dell’infezione. Nonostante l’intestino degli individui sani sia largamente popolato di specie microbiche commensali, che comprendono soprattutto Bacteroides e Firmicutes, il processo infiammatorio aumenta la colonizzazione intestinale di S. Typhimurium e di altre Enterobacteriaceae.

Studi recenti hanno mostrato che S. Typhimurium cresce nell’intestino infiammato perché è in grado di utilizzare in modo peculiare fonti organiche e di energia e perché è resistente alla proteine antimicrobiche secrete dall’ospite come parte della risposta immunitaria nutrizionale. S. Typhimurium si serve di molecule trasportatrici specializzate per acquisire micronutrienti metallici essenziali.

I microbiologi guidati dalla prof.ssa Raffatellu hanno identificato in che modo un ceppo probiotico di E. coli riduca la colonizzazione da salmonella competendo con questo patogeno per il ferro, un nutriente essenziale che la salmonella acquisisce a livello intestinale per replicarsi a livelli elevati.

I ricercatori hanno scoperto che un ceppo di E. coli noto come Nissle 1917 è in grado di acquisire ferro più efficacemente di salmonella. Pertanto, la conta intestinale di salmonella si riduce quando si somministra Nissle 1917 in corso di infezione. Per quasi un secolo, il ceppo di E. coli Nissle 1917 è stato somministrato in pazienti affetti da una varietà di malattie intestinali, ma finora poco si sapeva sul funzionamento di questo batterio probiotico.

In conclusione, i risultati dello studio hanno mostrato come l’acquisizione di ferro nell’intestino infiammato rappresenti un meccanismo chiave per l’abilità di Nissle 1917 di limitare la colonizzazione intestinale da Salmonella. “Dal momento che il trattamento antibiotico è controindicato nelle infezioni non complicate da Salmonella, la somministrazione del ceppo probiotico di E. coli potrebbe rappresentare un’alternativa perseguibile per ridurre la colonizzazione di salmonella e migliorare la sintomatologia – scrivono gli autori nelle conclusioni del lavoro. – Dal momento che la disbiosi microbica intestinale è una caratteristica di un’ampia varietà di disordini intestinali – continuano gli autori – l’acquisizione di ferro potrebbe contribuire anche ad altre azioni benefiche probiotiche attribuite a Nissle 1917. L’abilità del ceppo probiotico di contrastare l’infiammazione e di avere la meglio su un batterio patogeno altamente evoluto nella competizione per un micronutriente essenziale potrebbe essere vista come un paradigma per la comprensione delle azioni protettive della flora commensale e un caposaldo per l’”ingegnerizzazione” di specie probiotiche specifiche per il trattamento di malattie differenti”.

Deriu E. et al. Probiotic Bacteria Reduce Salmonella Typhimurium Intestinal Colonization by Competing for Iron. Cell Host & Microbe 14, 26–37, July 17, 2013
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