Gastroenterologia ed epatologia

Regimi a base di sofosbuvir, vittoria anche sulle recidive dell'HCV post trapianto epatico

Le terapie combinate a base di sofosbuvir somministrate per 12 settimane hanno consentito il raggiungimento della risposta virologica sostenuta in quasi il 93% dei pazienti nuovamente infettati con il virus dell'epatite C , dopo aver ricevuto un trapianto di fegato, e con fibrosi grave. Questo Ŕ quanto riportato in uno studio pubblicato su Liver Transplantation.

Le terapie combinate a base di sofosbuvir somministrate per 12 settimane hanno consentito il raggiungimento della risposta virologica sostenuta in quasi il 93% dei pazienti nuovamente infettati con il virus dell'epatite C , dopo aver ricevuto un trapianto di fegato, e con fibrosi grave. Questo è quanto riportato in uno studio pubblicato su Liver Transplantation.
"Nella presente coorte, abbiamo osservato nella maggior parte dei nostri pazienti cirrotici, un miglioramento della funzione epatica, in base al punteggio Child-score, durante la terapia antivirale," hanno scritto il prof. Jérôme Dumortier,  professore di gastroenterologia ed epatologia presso l’Università Claude Bernard Lyon 1 , e colleghi. "I nostri buoni risultati virologici sono probabilmente correlati all'uso frequente nella nostra serie di una combinazione di sofosbuvir e daclatasvir."
Per valutare i regimi a base di sofosbuvir  nei pazienti con recidive dell’ HCV, in stadio 3 o 4 di fibrosi dopo trapianto di fegato (LT), Dumortier e colleghi hanno condotto uno studio prospettico multicentrico su 125 pazienti che erano stati trattati da ottobre 2013 a novembre 2014 come parte della coorte CUPILT.
Il ritardo medio per il trapianto era di 95,9 mesi, e l'età media dei pazienti dello studio era di 59,4 anni. Quasi l'80% della coorte erano uomini, il 78,2% sono stati infettati da HCV di genotipo 1, e la media dell’ RNA per l’HCV era 6,1 log IU/mL. 
Il 74% dei pazienti avevano in precedenza fallito la terapia antivirale post-LT, compresa la terapia tripla con la prima generazione di inibitori della proteasi nel 15,2% dei casi.
Il regime di combinazione primario (73,6%) era formato da sofosbuvir più daclatasvir; la ribavirina è stato utilizzato nel 48% dei pazienti.
I risultati hanno mostrato che nella coorte, il 92,8% dei pazienti ha raggiunto l’SVR dopo 12 settimane di trattamento. Solo in sette pazienti il trattamento non ha funzionato. Durante la terapia, il 25,6% dei pazienti ha avuto eventi avversi gravi, di cui l'infezione era la più comune (8%). 
Durante il trattamento e il follow-up, tre pazienti sono stati ri-trapiantati e quattro sono deceduti.
Come hanno evidenziato i ricercatori, il trattamento delle recidive dell’ HCV dopo trapianto di fegato sono l’obiettivo più importante ed i risultati sono stati alterati per un lungo periodo a causa della scarsa efficacia e della tossicità dell’interferone pegilato/ribavirina, anche in combinazione con inibitori della proteasi di prima generazione. I regimi a base di sofosbuvir consentono di raggiungere il successo nella maggior parte dei pazienti che si presentano con ricorrrenze dell’HCV e fibrosi grave dopo LT. Questi risultati promettenti sono suscettibili di cambiare radicalmente la prognosi in questa popolazione di pazienti difficili da trattare.
EV


Dumortier J. et al. Sofosbuvir-based treatment of hepatitis C with severe fibrosis (METAVIR F3/F4) after liver transplantation: Results from the CO23 ANRS CUPILT study. Liver Transpl. 2016 Jun 27. doi: 10.1002/lt.24505.
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