L’antivirale ribavirina è in grado di eliminare il virus dell'epatite E (HEV) cronica nei pazienti che hanno subito  un trapianto d'organo. Lo evidenzia uno studio multicentrico osservazionale appena pubblicato sul New England Journal of Medicine.

L’analisi retrospettiva di 59 pazienti che erano stati sottoposti a un trapianto d’organo solido ha mostrato che il trattamento con ribavirina per 3 mesi ha portato a una risposta virologica sostenuta (SVR) nel 78% dei casi.

Inoltre, il ritrattamento dei sei pazienti in cui la terapia non aveva funzionato ha fatto sì che quattro di essi raggiungessero l’SVR.

L’infezione da HEV è di solito autolimitante, tranne che nei pazienti immunosoppressi, nei quali può evolvere verso l’epatite cronica e la cirrosi.

Tuttavia, non esiste un trattamento consolidato dell’infezione e ridurre semplicemente la terapia immunosoppressiva nei pazienti trapiantati che hanno un’epatite E si traduce in una clearance del virus solo del 30%.

Gli autori dello studio, guidati da Nassim Kamar, del Centre Hospitalier Universitaire Rangueil di Tolosa, hanno quindi provato a valutare gli effetti di una monoterapia con ribavirina in un gruppo di pazienti con un’infezione da HEV sottoposti a un trapianto d’organo solido in 13 centri francesi e trattati con l’antivirale tra il 10 settembre 2009 e il 27 giugno 2012.

Ribavirina è un antivirale che inibisce la replicazione di molti virus a RNA e DNA, in uso da tempo per trattare l'epatite C insieme con interferone peghilato e ora anche con diversi antivirali ad azione diretta anti- HCV come telaprevir e boceprevir.

Nella casistica analizzata, 37 pazienti avevano subito un trapianto di rene, 10 di fegato, cinque di cuore, cinque un trapianto doppio rene-pancreas e due di polmoni.

La terapia con ribavirina è iniziata dopo una mediana di 9 mesi dalla diagnosi dell’infezione da HEV e l’antivirale è stato assunto a una dose mediana di 600 mg al giorno, equivalenti a 8,1 mg/kg di peso corporeo.

I pazienti hanno preso ribavirina per una mediana di 3 mesi (range 1-18 mesi), ma il 66% l’ha presa per non più di 3 mesi.

Un paziente che aveva iniziato la terapia con ribavirina è stato perso al follow-up dopo un mese di trattamento e un altro ha abbandonato lo studio per motivi psichiatrici.

Dei restanti 57 pazienti, in 56 il virus non era più rilevabile 3 mesi dopo la fine della terapia e, di questi, 10 hanno poi avuto una recidiva, con un rialzo della viremia HEV.

Nel complesso, si è ottenuta una SVR (definita in questo studio come l’assenza di RNA virale rilevabile 6 mesi dopo la fine del trattamento) in 46 dei 59 pazienti (78%) e all’ultima valutazione di follow-up (una mediana di 25 mesi dopo la fine della terapia) 46 pazienti erano ancora in soppressione virale.

Dei 10 pazienti che hanno avuto la ricaduta, sei sono stati trattati nuovamente con ribavirina e quattro dopo il ritrattamento hanno raggiunto una SVR.

Avere una conta linfocitaria elevata al momento in cui si inizia la terapia con ribavirina è l’unico fattore risultato associato a una maggiore probabilità di raggiungere l’SVR.

Il principale effetto collaterale del farmaco è risultato l’anemia, che ha richiesto una riduzione della dose nel 29% dei pazienti, la somministrazione di eritropoietina nel 54% e trasfusioni di sangue nel 12%.

Sulla base dei dati ottenuti, gli autori concludono che una monoterapia con ribavirina può essere efficace per il trattamento dell’’infezione cronica da HEV e che un ciclo di 3 mesi sembra essere una durata appropriata per la maggior parte dei pazienti.

N. Kamar, et al. Ribavirin for chronic hepatitis E virus infection in transplant recipients- New Engl J Med. 2014;370:1111-20. Doi: 10.1056/NEJMoa1215246.
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