Riusciremo ad eradicare il virus dell'epatite C? Il punto della situazione dal congresso SIMIT di Salerno

Il rapporto OMS globale epatite 2017 indica che la maggioranza delle persone che vivono con infezione da virus dell'epatite C cronica non ha accesso ai test e alla terapia. Eppure i trattamenti ci sono e funzionano in oltre il 90% dei pazienti, anche nelle popolazioni da sempre ritenute pi¨ difficili da trattare come pazienti coinfetti HIV/HCV, pazienti in politerapia e con comorbiditÓ. L'OMS ha fissato per il 2030 il target di riduzione del 90% dell'incidenza di questa infezione, riusciremo a centrare l'obiettivo? Per l'Italia tendenzialmente si anche se Ŕ pi¨ corretto parlare di eliminazione, ma nel resto del mondo dovranno cambiare diverse cose, secondo Stefano Vella, presidente AIFA e direttore del Dipartimento di Salute Globale dell'ISS che abbiamo intervistato alla XVI edizione del congresso SIMIT che si chiude oggi a Salerno.

Il rapporto OMS globale epatite 2017 indica che la maggioranza delle persone che vivono con infezione da virus dell’epatite C cronica non ha accesso ai test e alla terapia. Eppure i trattamenti ci sono e funzionano in oltre il 90% dei pazienti, anche nelle popolazioni da sempre ritenute più difficili da trattare come pazienti coinfetti HIV/HCV, pazienti in politerapia e con comorbidità. L’OMS ha fissato per il 2030 il target di riduzione del 90% dell’incidenza di questa infezione, riusciremo a centrare l’obiettivo? Per l’Italia tendenzialmente si anche se è più corretto parlare di eliminazione, ma nel resto del mondo dovranno cambiare diverse cose, secondo Stefano Vella, presidente AIFA e direttore del Dipartimento di Salute Globale dell’ISS che abbiamo intervistato alla XVI edizione del congresso SIMIT che si chiude oggi a Salerno.

“A livello del singolo paziente oggi si può eradicare il virus dell’epatite C, abbiamo dei farmaci molto potenti. Inoltre, l’AIFA nel 2017 ha modificato le linee guida ed oggi possiamo potenzialmente trattare tutti i pazienti. Non abbiamo i fondi tali da garantire subito il trattamento per tutti gli 800mila pazienti stimati con HCV nel nostro Paese. Ci vuole un po' di ragionevolezza ed è sicuramente più preciso parlare di eliminazione del virus ovvero nessuna nuova infezione sul territorio nazionale entro il 2030, piuttosto che di eradicazione” ha dichiarato ai microfoni di Pharmastar, Stefano Vella.

“L’idea è quella di trattare tutti; in Italia la situazione è positiva, i prezzi stanno calando anche perché c’è concorrenza, mentre nel resto del mondo la cosa è più complicata”. –ha aggiunto Vella-. “A livello globale ci sono circa 800milioni di persone con tale infezione ed è necessario dare delle direzioni. Bisogna prima mirare alle popolazioni più marginalizzate, popolazioni chiave,  per evitare che il virus di sparga. C’è un problema straordinario di tossicodipendenza, c’è un epidemia di HCV dai Paesi dell’est; bisognerà, inoltre, far calare i prezzi in alcuni Paesi per raggiungere il target dell’OMS di ridurre del 90% l’incidenza”.

“Per raggiungere questo target-ha sottolineato Vella- l’OMS ha intenzione di aumentare i test perché bisogna conoscere i numeri, c’è molto sommerso basti pensare che in Italia i soggetti seguiti da un centro sono il 40%, dobbiamo raggiungere l’80% delle persone che vanno dal medico. Poi c’è un problema di costi e c‘è bisogno di negoziare dei prezzi diversi”.

“L’infezione da epatite C è un problema che si è molto diffuso nel nostro Paese anni fa come effetto iatrogeno, basti pensare che, prima che si conoscesse l’esistenza di questa malattia, le siringhe utilizzate per le iniezioni di farmaci venivano bollite. La bollitura di certo non eliminava il virus; questa pratica veniva eseguita sia nelle case che negli ospedali finchè non sono arrivate le siringhe a perdere”- ha evidenziato Massimo Galli, ordinario di Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Milano e direttore della divisione Clinicizzata di Malattie Infettive AO- Polo Univ. 'Luigi Sacco'.

“Spesso-ha proseguito Galli- questo virus non da segno di se ed è presente nelle persone assolutamente inconsapevoli di averlo. Il nostro compito di medici e come Società scientifica, insieme ad altre società scientifiche, è di promuovere un’operazione di emersione di casi di epatite C nei pazienti che frequentano gli ambulatori e gli ospedali a causa di una patologia cronica, come può essere una cardiopatia piuttosto che un’artrite reumatoide (AR). Questo approccio risulta utile per poter contribuire all’eliminazione del virus categoria per categoria, patologia per patologia cosa che aiuterà molto anche la terapia delle condizioni associate. Ad esempio, avere in contemporanea artrite reumatoide ed epatite non è una condizione favorevole perché per l’AR vanno somministrati una serie di farmaci che nei pazienti con epatite C possono dare conseguenze.

La coinfezione HIV/HCV è un impegno diretto degli infettivologi; questi pazienti sono infatti gestiti interamente nell’ambito degli ambulatori di malattie infettive e quindi l’eradicazione nei coinfetti è una nostra diretta responsabilità. Per tale motivo SIMIT ha organizzato un programma per raggiungere persone con questa coinfezione nell’ambito dell’intero Paese, con l’obiettivo di giungere nell’arco del triennio alla completa eliminazione del virus in questi soggetti”.
Altro ambito su cui bisognerà lavorare molto con l’obiettivo eliminazione dell’infezione cronica da epatite C sono gli istituti penitenziari.

“Nelle carceri la percentuale di pazienti infetti da virus C è oscillante tra il 25 e il 35%; sono queste il vero serbatoio di malattia, in questo caso in quanto la signora 75enne con tale infezione non trasmetterà mai il virus perché non ha rapporti sessuali promiscui, non fa tatuaggi mentre i soggetti che finiscono la loro detenzione quando escono dal carcere hanno anche una serie di pulsioni che sono state represse nel periodo della detenzione che più facilmente permette la diffusione dell’infezione. Il carcere è, quindi, un ambito straordinario dove fare politiche di sanità pubblica anche se al momento non abbiamo un piano di eradicazione dell’HCV specifico per gli Istituti penitenziari” ha dichiarato Sergio Babudieri, Istituto Malattie Infettive SS e direttore SIMSPe onlus ( Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria).

In conclusione, sono tanti i passi che andranno compiuti nei prossimi anni con l’obiettivo di eradicare o almeno eliminare il virus dell’epatite C dall’Italia e più in generale nel resto del mondo. Serve la collaborazione delle Società scientifiche e degli organi ministeriali deputati, per ora le premesse per un lavoro di collaborazione proficuo ci sono tutte.