Scarsa risposta agli inibitori di pompa protonica in pazienti con reflusso gastroesofageo, da cosa può dipendere?

Alcuni sintomi della dispepsia, tra cui sazietà precoce e vomito sembrano essere associati a un aumentato rischio di scarsa risposta agli inibitori della pompa protonica (PPI) in pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo. Questo è quanto evidenziato dai risultati di uno studio italiano pubblicato sulla rivista United European Gastroenterology Journal.

Alcuni sintomi della dispepsia, tra cui sazietà precoce e vomito sembrano essere associati a un aumentato rischio di scarsa risposta agli inibitori della pompa protonica (PPI) in pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo. Questo è quanto evidenziato dai risultati di uno studio italiano pubblicato sulla rivista  United European Gastroenterology Journal.
Gli inibitori di pompa protonica (PPI) sono ampiamente utilizzati in tutto il mondo, vista l’elevata prevalenza di disturbi gastrointestinali acido-correlati, l'efficacia dei PPI e la sicurezza.
Sono gli inibitori più potenti disponibili della secrezione acida, e rappresentano il pilastro della terapia per il GERD con un buon tasso di risposta.
Tuttavia, secondo la letteratura, il 30% dei pazienti riferisce bruciore di stomaco e rigurgito persistente nonostante la terapia.
Nei pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo (GERD), la co-esistenza di dispepsia funzionale (FD) è nota per essere associata a una scarsa risposta agli inibitori della pompa protonica (PPI).
Ad oggi non era ancora stato studiato in modo sistematico il contributo, a questa scarsa risposta, derivante da sintomi specifici della dispepsia.
A tal fine un gruppo di ricercatori italiani dell’Università Federico II di Napoli hanno voluto caratterizzare l'impatto dei sintomi della dispepsia sulla risposta ai PPI in pazienti con GERD.
Centotrentadue pazienti, con diagnosi consecutiva di GERD, sono stati sottoposti a un test della pH-impedenziometria della durata di 24 ore durante la terapia PPI, riportando i sintomi da dispepsia funzionale in un questionario.
La pH-impedenzometria esofagea è oggi considerata il metodo più affidabile (Gold Standard) per oggettivare il reflusso gastroesofageo in quanto consente di riconoscere qualsiasi episodio e di definirne la composizione, durata, localizzazione e pH.
Tra i pazienti sottoposti a screening, i ricercatori hanno identificato 67 responder ai PPI (38 donne, età media, 54 anni) e 33 pazienti refrattari (21 donne, età media, 58 anni). 
Gli autori hanno sottolineato che come previsto, la prevalenza di GERD refrattario nella popolazione di questo studio è stata del 33%, a conferma dei dati della letteratura corrente.
I sintomi di dispepsia erano più frequenti tra i pazienti refrattari (64% vs 37%; p <0.01), così come i seguenti sintomi singoli: pienezza postprandiale, nausea, vomito, sazietà precoce e dolore epigastrico (p L'analisi multivariata ha mostrato che solo la sazietà precoce (OR=4; 95% CI, 1-14) e il vomito (OR=7; 95% CI, 1,4-34) erano associati a una scarsa risposta ai PPI.
"Inoltre, la coesistenza di diversi sintomi dispeptici è stata associata al peggior risultato clinico nei pazienti con GERD (p <0.05); se la sazietà precoce veniva esclusa da questa analisi, vi erano differenze significative in termini di risposta ai PPI tra i pazienti con uno o più sintomi dispeptici ", hanno sottolineato nel lavoro i ricercatori.
Come evidenziato nei risultati e nella discussione del lavoro, questo studio conferma la stretta relazione tra dispepsia funzionale e GERD, mettendo in evidenza che specifici sintomi dispeptici influenzano il tasso di risposta ai PPI.
Concludendo,  questi risultati possono guidare ulteriori studi fisiopatologici e clinici che possano aiutare nella gestione della malattia refrattaria da reflusso gastroesofageo.
D’Alessandro A. et al. Specific dyspeptic symptoms are associated with poor response to therapy in patients with gastroesophageal reflux disease

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