La mesalazina non si è dimostrata superiore al placebo nell'alleviare i sintomi nella maggior parte dei pazienti con sindrome dell'intestino irritabile con diarrea prevalente, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Gut in cui i ricercatori evidenziano che solo un piccolo gruppo di pazienti ha beneficiato in parte del trattamento con mesalazina.

La sindrome dell’intestino irritabile  (IBS) è un disturbo funzionale cronico dell’intestino che puo’ presentarsi sotto varie forme. Nella forma con diarrea prevalente, l'alvo è caratterizzato da feci molli, non formate, in una percentuale superiore al 25% delle defecazioni e di feci dure o caprine in una percentuale inferiore al 25%. Questi pazienti riferiscono spesso più di tre evacuazioni al giorno, accompagnate da stimolo imperioso, incontinenza e presenza di muco nelle feci. La diarrea, tuttavia, non interrompe il sonno e non provoca né squilibri idroelettrolitici né sindrome da malassorbimento.

Questo sottotipo di IBS condiziona particolarmente la qualità della vita, limitando la dieta dei pazienti e la capacità di viaggiare o mangiare fuori.
L’IBS con diarrea (IBS-D) può svilupparsi dopo l'infiammazione a causa di gastroenterite batterica (postinfettiva IBS (PI-IBS)) in cui la risposta immunitaria può essere prolungata. Recenti studi hanno inoltre dimostrato che un’'Attivazione immunitaria' nella mucosa di pazienti con IBS-D senza un'origine infettiva.

Lo scopo di questo studio multicentrico, controllato con placebo in doppio cieco è stato quello di determinare l'efficacia della mesalazina nel trattamento della sindrome dell'intestino irritabile con diarrea (IBS-D), e anche il suo effetto sui numeri dei mastociti e il rilascio di mediatori per predire la risposta al trattamento.

I ricercatori hanno reclutato pazienti con IBS-D da diversi centri nel Regno Unito da aprile 2011 a maggio 2013 e assegnati in modo casuale 136 (82 donne, 54 uomini) a ricevere 4 gr al giorno mesalazina (2gr per due volte al giorno) o placebo per 12 settimane.
I pazienti rientravano nei Criteri Roma III dell’IBS-D.

L'outcome primario era la frequenza media quotidiana delle feci durante le settimane 11-12; il secondario erano la diminuzione del dolore addominale, miglioramento della consistenza delle feci, urgenza e sollievo soddisfacente dei sintomi di IBS.

I pazienti mantenuto un diario sulla frequenza evacuativa e hanno completato quattro visite di follow-up e tre telefonate in tutto il periodo di studio al fine di garantire la tollerabilità e la compliance.
I campioni di feci e la biopsia sono stati raccolti all’inizio e alla fine del processo per i pazienti in un centro. In totale, 115 pazienti hanno completato lo studio con i dati di outcome primario (57 mesalazina, 58 con placebo).

L’analisi intention-to-treat non ha mostrato alcuna differenza significativa nella frequenza di evacuazione media giornaliera nelle ultime 2 settimane di follow-up, con 2.8 ± 1.2 per il gruppo mesalazina rispetto al 2,7 ± 1.9 nel gruppo placebo (0,1; 95% CI, - 0,33-0,53).
La mesalazina, inoltre, non ha migliorato il dolore addominale, la consistenza delle feci o la proporzione di pazienti che hanno riportato sollievo soddisfacente rispetto al placebo, nel corso delle ultime 2 settimane di follow-up.

L'analisi dei campioni di biopsia non ha mostrato alcun cambiamento significativo nella percentuale dei mastociti nella zona considerata tra i pazienti con IBS-D e i controlli prima e dopo il trattamento, e l'analisi di campioni di feci non ha mostrato alcun cambiamento significativo nella calprotectina prima e dopo il trattamento.
L'effetto collaterale più comune erano le esacerbazione dei sintomi di IBS, tra cui peggioramento del dolore addominale o diarrea.

Un sottogruppo di pazienti con IBS postinfettiva (n=13) sembrava avere un significativo miglioramento in media nella gravità del dolore addominale, nell’urgenza e consistenza giornaliera delle feci dopo la terapia con mesalazina.

In conclusione, come hanno sottolineato i ricercatori: "Anche se la mesalazina è disponibile in commercio da molti decenni con un buon profilo di sicurezza, il nostro studio ha dimostrato che non aiuta la maggior parte dei pazienti affetti da IBS-D. Il fatto che alcuni sottogruppi ne possano beneficiare sottolinea che c'è ancora necessità di una migliore fenotipizzazione di questo gruppo eterogeneo di pazienti al momento di valutare nuovi trattamenti."

Emilia Vaccaro

Ching Lam et al. A mechanistic multicentre, parallel group, randomised placebo-controlled trial of mesalazine for the treatment of IBS with diarrhoea (IBS-D). Gut. 2015 Mar 12. pii: gutjnl-2015-309122. doi: 10.1136/gutjnl-2015-309122.
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