Gastroenterologia

Sofosbuvir/daclatasvir, 100% di guarigione anche nei pazienti coinfetti HIV/HCV e cirrotici

Il trattamento con sofosbuvir/daclatasvir (SOF/DCV) senza interferone e ribavirina Ŕ stato ben tollerato in pazienti con infezione da epatite C (HCV) e da virus dell' immunodeficienza acquisita (HIV) e ha determinato il raggiungimento della risposta virologica sostenuta (SVR12) in tutti i pazienti con malattia epatica avanzata. E' quanto riportato in uno studio pubblicato su AIDS, in cui gli autori sottolineano che a seguito di questo trattamento Ŕ migliorata sensibilmente anche la rigiditÓ del fegato, suggerendo un'azione anti-fibrotica di questi farmaci e anti-ipertensiva portale.

Il trattamento con  sofosbuvir/daclatasvir (SOF/DCV) senza interferone e ribavirina è stato ben tollerato in pazienti con infezione da epatite C (HCV) e da virus dell’ immunodeficienza acquisita (HIV) e ha determinato il raggiungimento della risposta virologica sostenuta (SVR12)  in tutti i pazienti con malattia epatica avanzata. E’ quanto riportato in uno studio pubblicato su AIDS, in cui gli autori sottolineano che a seguito di questo trattamento è migliorata sensibilmente anche la rigidità del fegato, suggerendo un’azione anti-fibrotica di questi farmaci e anti-ipertensiva portale.
L'epatite C cronica (CHC) è presente del 25% -30% dei pazienti europei e americano sieropositivi. Mentre la mortalità AIDS-correlato è in calo, la coinfezione con il virus dell'epatite C (HCV) è emersa come una delle principali cause di morbilità e mortalità nei pazienti HIV-positivi.
Daclatasvir è un inibitore del complesso di replicazione NS5A, approvato dall'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) in combinazione con sofosbuvir con o senza ribavirina nel trattamento dei pazienti adulti con HCV, genotipi 1, 3 e 4, e in combinazione con peg-interferone alfa e ribavirina nel trattamento dei pazienti adulti con HCV, genotipo 4.
La tripla terapia ha apportato miglioramenti notevoli nella cura dell’HCV ma nei coinfetti questo regime con ancora l’interferone rende il paziente suscettibile a infezioni gravi.
Lo scorso anno lo studio Ally-2 aveva mostrato come nei pazienti coinfetti, la combinazione SOF/DCV consentisse il raggiungimento di percentuali di cura (in termini di risposta virologica sostenta) pari al 96% in soggetti con genotipo 1 e del 100% per i genotipi 2,3 e 4 dell’HCV e senza effetti collaterali gravi.
In questo nuovo studio i ricercatori dell’Università di Vienna hanno approfondito efficacia e sicurezza di questo regime interferon e ribavirina-free in soggetti con malattia epatica avanzata (in Ally-2 sono stati inclusi pochi pazienti con cirrosi) e in molti più pazienti di genotipo non-1 rispetto allo studio Ally-2.
Sono stati considerati nello studio pazienti con coinfezione HCV-HIV con urgente bisogno di un’efficace terapia antivirale. 
E’ stato anche valutato l'impatto sulla rigidità epatica e sugli enzimi epatici.
Sono stati reclutati 31 soggetti con coinfezione HIV/HCV e malattia epatica avanzata (fibrosi epatica avanzata e/o ipertensione portale) che sono stati trattati con SOF/DCV.
Sono state seguiti i seguenti periodi di trattamento: 12 settimane per i soggetti con HCV di genotipo-(HCV-GT) 1/4 senza cirrosi; 24 settimane per HCV-GT 1/4 con cirrosi; 24 settimane per HCV-GT3.
Se l’RNA per l’HCV era rilevabile 4 settimane prima della fine del trattamento, il trattamento veniva prolungato di quattro settimane per volta.
I risultati hanno mostrato che il 50% dei pazienti erano stati già trattati.
La maggior parte dei pazienti aveva HCV GT1 (68%), mentre HCV-GT3 e GT4-HCV sono stati osservati nel 23% e nel 10% dei pazienti, rispettivamente. Il 94% aveva rigidità epatica > 9.5kPa o METAVIR> F2 e il 45% aveva rigidità epatica> 12.5kPa o METAVIR F4. 
Ipertensione portale (HVPG≥6mmHg) e ipertensione portale clinicamente significativa (HVPG≥10mmHg) sono state osservate nel 67% (18/27) e 26% (7/27) dei pazienti, rispettivamente.
La risposta virologica sostenuta 12 settimane dopo la fine del trattamento (SVR12) è stata raggiunta nel 100% (31/31) dei pazienti. 
Il trattamento con SOF/DCV è stato generalmente ben tollerato e non ci sono state interruzioni del trattamento.
E’ stato anche osservato che l’eradicazione dell'HCV ha migliorato la rigidità epatica da 11,8 (range inter quartile [IQR]: 11.5kPa) a 6.9 (IQR: 8.2) kPa (variazione mediana: -3.6 [IQR: 5.2] kPa; p <0,001) e ha comportato la diminuzione degli enzimi epatici.
Il periodo di tempo medio tra l'inizio del trattamento e la misura del follow-up di rigidità epatica è stato 32,7 ± 1,2 settimane.
In conclusione, il trattamento con sofosbuvir e daclatasvir senza interferone e ribavirina è stato ben tollerato e ha consentito il raggiungimento della SVR in tutti i pazienti con coinfezione HCV/HIV difficili da trattare, compresi quelli con l'HIV/HCV-GT 3, cirrosi e/o ipertensione portale. A seguito del trattamento è anche migliorata la rigidità del fegato, suggerendo un’azione anti-fibrotica ed effetti anti-ipertensivi portali. Gli autori hanno sottolineato che poiché con i regimi senza IFN sia pazienti HIV-negativi che sieropositivi raggiungono tassi paragonabili di SVR nei, i pazienti coinfetti dovrebbe da ora in poi essere indicati come “speciali”, piuttosto che come una popolazione difficile da trattare.
Emilia Vaccaro


Mandorfer M. et al. Interferon-free treatment with sofosbuvir/daclatasvir achieves sustained virologic response in 100% of HIV/HCV-coinfected patients with advanced liver disease. AIDS. 2016 Jan 11.
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