Steatoepatite non alcolica, l'antidiabetico pioglitazone potrebbe essere una cura

Gastroenterologia

Un farmaco generalmente utilizzato per il diabete, il pioglitazone, potrebbe arrestare la progressione di un'altra malattia che è una delle principali cause di trapianti di fegato. Parliamo della steatoepatite non alcolica, malattia in forte crescita e con nessuna opzione terapeutica ad oggi approvata. I risultati di questo nuovo studio sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Un farmaco generalmente utilizzato per il diabete, il pioglitazone, potrebbe arrestare la progressione di un'altra malattia che è una delle principali cause di trapianti di fegato. Parliamo della steatoepatite non alcolica, malattia in forte crescita e con nessuna opzione terapeutica ad oggi approvata. I risultati di questo nuovo studio sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Internal Medicine.
Uno studio clinico della durata di tre anni, condotto dal dott. Kenneth Cusi della University of Florida, ha scoperto che il pioglitazone è sicuro ed efficace in alcuni pazienti con steatoepatite non alcolica (NASH), patologia epatica cronica causata da un accumulo di grasso. 
La NASH è spesso conosciuta come la malattia "silenziosa" del fegato e colpisce dal 10 al 20% della popolazione, circa un terzo di tutti i pazienti adulti con diabete negli Stati Uniti, secondo recenti studi.
Se non adeguatamente controllata, la NASH può causare infiammazione cronica che porta al cancro del fegato o alla cirrosi. “NASH è oggi la seconda causa di trapianto di fegato e il numero continua a crescere ogni anno, ha precisato il dott. Cusi.
La diagnosi precoce e il trattamento della NASH è fondamentale per coloro che sono a più alto rischio di malattia, come  pazienti obesi che hanno anche prediabete o diabete di tipo 2. Fino ad ora, non c’era una grande urgenza di diagnosticare la NASH perché non c'erano farmaci disponibili.
Durante il 51^ congresso internazionale dell’EASL, la dott.ssa Amalia Gastaldelli aveva dichiarato per Pharmastar: “Diversi farmaci, come quelli per il diabete hanno dato effetti positivi sulla NASH, ma sempre su studi di piccole dimensioni. Questi farmaci lavorano sul miglioramento dell’insulino resistenza e, quindi, sono molecole che hanno un’azione preventiva della NAFLD”.
Questo nuovo studio è stato condotto in un unico centro di sperimentazione clinica coinvolgendo 101 pazienti con NASH e prediabete o diabete di tipo 2. Si tratta quindi ancora di uno studio di piccole dimensioni ma che rafforza i dati già esistenti.
I pazienti sono stati divisi in due gruppi, un gruppo trattato con pioglitazone alla dose di 45 mg/d e un secondo gruppo placebo.
L’analisi dei dati ha, infatti, rilevato che il pioglitazone riduce l’ attività di malattia del fegato grasso nel 58% dei partecipanti. In poco più della metà dei partecipanti, 51%, la malattia si riduceva al punto di non essere più considerata una minaccia per il fegato.
Il trattamento con pioglitazone è stato anche associato a un miglioramento nei singoli punteggi istologici, tra cui quello della fibrosi (differenza di trattamento, -0.5 [CI, -0.9 a 0.0]; p=0.039); ridotto contenuto di trigliceridi epatici dal 19% al 7% (differenza di trattamento, -7 punti percentuali [CI, da -10 a -4 punti percentuali]; p <0,001); e miglioramento della sensibilità all'insulina del tessuto epatico e del muscolo adiposo (p <0,001 versus placebo per tutti). Tutti i miglioramenti istologici e metabolici osservati a 18 mesi sono perdurati oltre i 36 mesi di terapia. Il tasso globale di eventi avversi non differiva tra i due gruppi, anche se l'aumento di peso era maggiore con il pioglitazone (2,5 kg rispetto al placebo).
"La cosa interessante è che questo farmaco, che è già generico, impedisce l'insorgenza del diabete di tipo 2 e , secondo recenti studi, anche delle malattie cardiovascolari” hanno evidenziato gli autori.
Questi nuovi dati provano che il pioglitazone può ridurre le malattie da accumulo di grasso in eccesso nel fegato e l’infiammazione epatica, arrestando la fibrosi in modo da non progredire a cirrosi.
“Questo comporterà numerosi benefici a lungo termine per molte persone con un farmaco che sarà conveniente perché già in uso per il trattamento del diabete di tipo 2 ", ha sottolineato il dott. Cusi.
Lo studio precisa che questi dati avranno anche implicazioni per le persone con prediabete e NASH perché la malattia del fegato grasso è un fattore di rischio per il diabete di tipo 2, anche in coloro che non sono obesi.
Ovviamente prima di poter utilizzare il pioglitazone contro le malattie del fegato dovrà essere eseguito un più grande studio clinico multicentrico che potrebbe richiedere sette anni o più, oltre all'approvazione dell’Fda.
Uno studio multicentrico permetterebbe ai ricercatori di saperne di più su benefici a lungo termine del farmaco per i problemi di fegato e di determinare il motivo per cui alcuni partecipanti rispondono meglio di altri al farmaco.
I ricercatori non sono del tutto certi di come pioglitazone lavora contro le malattie del fegato. I pazienti affetti da NASH sono insulino-resistenti, il che significa il loro corpo non risponde normalmente alla propria insulina. Questo difetto favorisce l'accumulo di grasso e l'infiammazione nel fegato. I ricercatori ritengono che il farmaco apporti miglioramenti molecolari nel fegato e in altri tessuti come il grasso. Tutto cià aiuta il corpo a rispondere all'insulina, il che lo rende nuovamente insulino-sensibile e ripristina il normale metabolismo.
Nonostante le dimensioni relativamente ridotte di questo studio, il dott. Cusi ha osservato che è il più ampio studio monocentrico e il primo studio a lungo termine che analizza questo farmaco come trattamento per le persone che hanno NASH con prediabete o diabete di tipo 2. E 'anche lo studio in cui si è visto il più grande effetto del trattamento sulla NASH rispetto ad altri approcci.
EV


Cusi . et al. Long-Term Pioglitazone Treatment for Patients With Nonalcoholic Steatohepatitis and Prediabetes or Type 2 Diabetes Mellitus: A Randomized, Controlled Trial ONLINE FIRST Ann Intern Med. Published online 21 June 2016 doi:10.7326/M15-1774
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