Steatoepatite non alcolica, risultati di fase 2 promettenti per il macrolide solitromicina

La solitromicina è risultata efficace e sicura nei pazienti con steatoepatite non alcolica (NASH) dopo 90 giorni di trattamento. E' quanto deriva dai risultati provvisori di uno studio di fase 2 annunciati in un comunicato stampa dell'azienda che si occupa dello sviluppo di questo macrolide, la multinazionale Cempra.

La solitromicina è risultata efficace e sicura nei pazienti con steatoepatite non alcolica (NASH) dopo 90 giorni di trattamento. E’ quanto deriva dai risultati provvisori di uno studio di fase 2 annunciati in un comunicato stampa dell’azienda che si occupa dello sviluppo di questo macrolide, la multinazionale Cempra.
La steatoepatite non alcolica si verifica in circa il 10%-20% dei pazienti con steatosi epatica non alcolica (NAFLD). NASH è una forma progressiva di NAFLD in cui l'accumulo eccessivo di grasso (steatosi) coesiste con il danno delle cellule del fegato, infiammazione e fibrosi, che alla fine porta a cirrosi e cancro del fegato in un sottogruppo di pazienti.
La NASH colpisce tra il 2% e il 5% della popolazione degli Stati Uniti e non ci sono terapie approvate per questa condizione. In assenza di trattamento realmente funzionanti, i medici raccomandano spesso una combinazione di dieta ed esercizio fisico. 
Nel paziente il problema nasce dalla NAFLD, che colpisce un quarto della popolazione, ma spesso progredisce verso la forma più grave che è la NASH in cui si verificano infiammazione o rigonfiamento cellulare, o apoptosi.
La NASH può portare a fibrosi epatica, cirrosi o tumore primario del fegato.
Esiste quindi un bisogno urgente di terapie.
La solitromicina è un macrolide molto potente di nuova generazione che ha attività contro la maggior parte dei patogeni CABP macrolidi resistenti; è un antibiotico ad ampio spettro che ha una struttura molecolare progettata per assicurare una maggiore protezione contro l'insorgenza di resistenze microbiche, legandosi a 3 siti  del ribosoma batterica anziché ad un solo sito, come nel caso dei macrolidi convenzionali.
 In vitro e in vivo è stata dimostrata una potente attività contro S. pneumoniae, nonché un ampio spettro di attività contro le infezioni acquisite in comunità da Staphylococcus aureus meticillino-resistente (CA-MRSA), streptococchi, haemophilus, enterococchi, Mycobacterium avium e in modelli animali di malaria. 
E 'anche attivo contro i batteri atipici, come la legionella, clamidia, micoplasma e ureaplasma, e contro gonococchi e altri organismi che causano infezioni del tratto genito-urinario. È da otto a 16 volte più potente di azitromicina contro molti batteri ed è attivo contro ceppi azitromicina resistenti. 
L'attività della solitromicina contro ceppi resistenti è guidata dalla sua capacità di interagire con tre siti sul ribosoma batterico, rispetto al singolo sito di legame dei macrolidi di prima e seconda generazione.
Questo studio di fase 2 in aperto ha arruolato fino a 15 pazienti adulti affetti da NASH a ricevere 200 mg del farmaco una volta al giorno per sette giorni, poi 200 mg tre volte alla settimana, successivamente, per un ciclo totale di terapia di 13 settimane. 
Tutti i pazienti sono stati sottoposti a una biopsia epatica al basale, che doveva dimostrare la presenza di fibrosi epatica (senza cirrosi), steatosi, epatociti mongolfiera, degenerazione e infiammazione, con un punteggio NAS ≥ 4.
Dopo un primo periodo di trattamento di 13 settimane è stata effettuata una biopsia epatica di follow-up. La misura primaria di efficacia è un cambiamento dell'istologia epatica come misurato dal punteggio di attività della NAFLD.  Nello studio, che è tuttora in corso, vengono valutati anche lo stato di fibrosi, degenerazione mongolfiera, e marcatori di infiammazione del fegato insieme a sicurezza e tollerabilità.
"Ci siamo concentrati sui nuovi trattamenti per la NASH negli ultimi 15 anni e i primi risultati che abbiamo visto con questo potente macrolide sono molto promettenti per una popolazione di pazienti che ha urgente bisogno di una nuova opzione di trattamento", ha dichiarati il prof. Pierre Gholam, della Case Western Reserve University school of Medicine.
Secondo il comunicato stampa, dopo 90 giorni, in tutti e sei i pazienti con NASH che avevano ricevuto questo farmaco il punteggio dell’attività non alcolica della malattia del fegato grasso (NAS) è diminuito di una media di 1,3 punti e il dosaggio dell’ alanina aminotransferasi si è ridotto di 17,8 U/L.
Nella maggior parte dei pazienti si è avuta anche diminuzione dei livelli di aspartato aminotransferasi con un calo medio di 10,1 U/L  (in 5 dei 6 pazienti ad oggi trattati e analizzati).
E’ stata anche osservata una riduzione della degenerazione degli epatociti mongolfiere e dell'infiammazione, che sono entrambi segni istologici di NASH.
Nello studio non sono stati riportati effetti collaterali. Precedenti studi clinici hanno mostrato bassi livelli di infiammazione e degenerazione degli epatociti in pazienti che avevano ricevuto il farmaco.
In conclusione, come ha precisato il prof. Gholam: "Anche se questo è un piccolo numero di pazienti ed è necessario ulteriore lavoro per confermare questi dati su una scala più ampia, questi risultati permettono una buona dose di ottimismo".
EV


leggi