Steatosi epatica, maggior rischio con l'aumentato apporto di vitamina C

Gastroenterologia

Risultato decisamente inaspettato. E' così che potremmo definire quanto emerge da un'analisi trasversale pubblicata sulla rivista PlosONE, i cui un gruppo di ricercatori cinese hanno evidenziato un'associazione inversa tra l'insorgenza di steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e l'apporto dietetico di vitamina C. L'associazione è osservata in particolare negli uomini e in soggetti non obesi.

Risultato decisamente inaspettato. E’ così che potremmo definire quanto emerge da un'analisi trasversale pubblicata sulla rivista PlosONE, i cui un gruppo di ricercatori cinese hanno evidenziato un'associazione inversa tra l’insorgenza di steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e l’apporto dietetico di vitamina C. L'associazione è osservata in particolare negli uomini e in soggetti non obesi.
Come hanno precisato gli stessi autori: "Questo è il primo studio che esamina l'associazione tra assunzione di vitamina C nella dieta e la NAFLD su un ampio campione con regolazione di potenziali fattori di confondimento”. 
Effettivamente gli studi presenti in letteratura sono stati effettuati su campioni di popolazione molto piccoli e hanno portato a risultati decisamente contrastanti.
Ricordiamo che la vitamina C è un potente antiossidante e ciò indurrebbe a pensare che possa essere legata a protezione dall’accumulo di grasso epatico che avviene nella NAFLD visto che lo stress ossidativo gioca un ruolo chiave nella genesi di questa patologia. La vitamina C è, inoltre, coinvolta nella regolazione e nell’omeostasi dei lipidi epatici.
Questo è stato strutturato come uno studio di ampie dimensioni con aggiustamento di potenziali confondenti per meglio comprendere la correlazione tra NAFLD e introito di vitamina C.
I ricercatori hanno analizzato i dati di 3.471 (1550 maschi e 1921 femmine)adulti di mezza età e anziani con diagnosi di NAFLD (tramite esame ecografico addominale) che avevano consumato meno di 40 g/die di alcool (uomini) o meno di 20 g/giorno (donne).
L’assunzione di vitamina C è stata suddivisa in quattro categorie a seconda della distribuzione nei quartili: meno di 74,8 mg/die (primo quartile), tra le 74.81 e 110.15 mg/die (secondo quartile), tra 110.16 e 146.06 mg/die (terzo quartile) e maggiore di 146,07 mg/die (quarto quartile).
I partecipanti sono stati seguiti sotto il profilo dietetico; in particolare ognuno di loro poteva consumare 63 cibi differenti classicamente consumati nella regione dove si è svolto lo studio. Ogni individuo doveva indicare oltre al tipo di cibo anche il quantitativo consumato giornalmente e quante volte la settimana lo consumava.
Sono state registrate anche l’attività fisica, l’abitudine al fumo o all’alcool, eventuali supplementi nutrizionali.
La prevalenza di NAFLD nella popolazione in studio era del 28,8%, simile a quanto osservato in altri studi precedenti.
L’OR aggiustato (tenendo conto dell’energia dei nutrienti) ha suggerito un'associazione inversa tra il più alto quartile di assunzione di vitamina C e la NAFLD rispetto al quartile più basso (OR=0.75, 95% CI: 0,59-0,95; p=0,016). Tuttavia, non vi era alcuna significativa tendenza lineare per l'associazione tra assunzione di vitamina C e NAFLD (p=0,063). Aggiustando i valori in considerazione di età, sesso, indice di massa corporea, fumo di sigaretta, complementi nutrizionali, livello di attività, livello di educazione, assunzione di energia alimentare, assunzione di fibre, assunzione di grassi e assunzione di vitamina E, l'OR ha mostrato una diminuzione della prevalenza di NAFLD nel secondo quartile (OR=0,69, 95% CI: 0,54-0,89; p=0.003) e nel più alto quartile di assunzione di vitamina C (OR=0.71, 95% CI: 0,53-0,95; p=0.019) rispetto al quartile più basso. Non c'era un trend lineare significativo per l'associazione tra assunzione di vitamina C e NAFLD (p=0,098).
Nella popolazione maschile, l'associazione negativa tra assunzione di vitamina C e NAFLD era significativa nel secondo quartile (OR=0,61, 95% CI: 0,43-,87, p=0.006) e nel più alto quartile di assunzione di vitamina C (OR=0.63 , 95% CI: 0,42-,95, p=0.029) rispetto al quartile più basso.
Dopo stratificazione dei dati considerando lo stato di obesità, la significativa associazione inversa tra l'assunzione dietetica di vitamina C e NAFLD era ancora esistente nella popolazione non-obesità (OR=0.83, 95% CI: 0,55-0,96; p=0,024 nel più alto quartile, OR=0.75, 95% CI: 0,59-0,96; p = 0,020 nel secondo quartile), ma scompariva nella popolazione obesa.
Quindi, tali associazioni inverse non erano evidenti nella popolazione di sesso femminile e negli obesi.
I ricercatori hanno concluso: "Ci potrebbe essere una associazione inversa tra l’assunzione moderata di vitamina C e la NAFLD negli adulti di mezza età e negli anziani, soprattutto per la popolazione maschile e non obesa." 
Un’ulteriore comprensione di questa associazione potrebbe essere utile per chiarire la patogenesi della NAFLD, fornendo una nuova visione della gestione di questa patologia."

Emilia Vaccaro

Wei J. et al. Association between Dietary Vitamin C Intake and Non-Alcoholic Fatty Liver Disease: A Cross-Sectional Study among Middle-Aged and Older Adults. PLoS One. 2016 Jan 29;11(1):e0147985. doi: 10.1371/journal.pone.0147985. eCollection 2016.
leggi