Terapia immunosoppressiva combinata, si o no nei pazienti anziani con Crohn?

I pazienti più anziani con malattia infiammatoria cronica intestinale, in particolar modo malattia di Crohn, con controllo subottimale della malattia dovrebbero essere considerati per il trattamento con terapia immunosoppressiva combinata precoce. E' quanto emerge dai risultati di uno studio presentati a San Diego alla Digestive Disease Week.

I pazienti più anziani con malattia infiammatoria cronica intestinale, in particolar modo malattia di Crohn, con controllo subottimale della malattia dovrebbero essere considerati per il trattamento con terapia immunosoppressiva combinata precoce. E’ quanto emerge dai risultati di uno studio presentati a San Diego alla Digestive Disease Week.

Come hanno sottolineato gli autori dello studio durante la presentazione dei dati: “i pazienti più anziani con IBD sono a più alto rischio di complicanze ed esiti avversi, inoltre c'è ancora molta apprensione per l'utilizzo di farmaci biologici in questa popolazione”.

Siddharth Singh, dell'Università della California a San Diego e colleghi hanno cercato di valutare l'impatto dell'età sul rischio di complicanze legate alla malattia di Crohn (CD) in pazienti trattati con immunosoppressione combinata precoce rispetto alla gestione convenzionale.

Gli autori hanno ipotizzato che l'immunosoppressione combinata precoce avesse la stessa efficacia tra pazienti più anziani e più giovani e, nel complesso, fosse più efficace della gestione convenzionale.

I ricercatori hanno confrontato l'efficacia (remissione clinica senza corticosteroidi basata sull'indice Harvey-Bradshaw, tempo fino al verificarsi di importanti esiti avversi di chirurgia correlata al CD, ospedalizzazione o complicanze correlate alla malattia per fistole, ascesso o stenosi) e i risultati sulla sicurezza (complicanze correlate al farmaco e al decesso) a 24 mesi, tra pazienti di almeno 60 anni e pazienti di età inferiore ai 60 anni.

In totale sono stati inserito nello studio 1.981 pazienti che sono stati assegnati in modo casuale a ricevere una prima terapia di immunosoppressione combinata o una gestione convenzionale.
Lo studio comprendeva 311 pazienti di età pari o superiore a 65 anni, 173 dei quali hanno ricevuto un'immunosoppressione combinata precoce.

I ricercatori non hanno rilevato differenze nell'entità del beneficio con immunosoppressione combinata precoce rispetto al trattamento convenzionale nei pazienti più giovani rispetto a quelli più anziani prima dell'insorgenza di eventi avversi maggiori (HR=0,74; IC 95%, 0,56-0,98 vs HR=0,67; IC 95%, 0,32-1,4).

Sebbene la mortalità fosse più alta nella coorte di pazienti più anziani, nel gruppo più anziano sono stati osservati un numero maggiore di decessi sulla gestione convenzionale rispetto alla prima immunosoppressione combinata (5,8% contro 3,5%).

In conclusione, i dati presentati evidenziano che in pazienti anziani selezionati con controllo della malattia subottimale, può essere presa in considerazione una tale strategia step-up di trattamento algoritmico, per ridurre la disutilità del trattamento ed evitare la persistenza cronica con trattamento corticosteroide.

Singh S, et al. Abstract 209. Presented at: Digestive Disease Week; May 18-21, 2019; San Diego.