Trapianto di microbiota fecale in soggetti con infezione da Clostridium, quanto è importante il donatore?

Gastroenterologia

Durante l'IDWeek 2016 sono stati presentati dei dati derivanti da un'analisi del mondo reale da cui si evidenzia che l'efficacia clinica del trapianto di microbiota fecale per l'infezione ricorrente da Clostridium difficile è improbabile che vari tra i donatori derivanti da una stessa banca pubblica di feci.

Durante l’IDWeek 2016 sono stati presentati dei dati derivanti da un’analisi del mondo reale da cui si evidenzia che l'efficacia clinica del trapianto di microbiota fecale per l'infezione ricorrente da Clostridium difficile è improbabile che vari tra i donatori derivanti da una stessa banca pubblica di feci.
Negli ultimi anni diversi gruppi si sono occupati di valutare le caratteristiche che deve avere un donatore di feci affinchè il materiale donato sia sicuro.
Come ha sottolineato il dr. Mjdi Osman della OpenBiome, banca di feci no profit pubblica, durante la presentazione al congresso: "Abbiamo fatto un sacco di lavoro nel pensare a cosa potesse servire per selezionare un donatore in sicurezza", e in effetti solo il 2,8% dei donatori, dopo un rigoroso protocollo di screening, viene selezionato a tal fine.
Tuttavia, questo studio si è concentrato su "come selezionare un donatore efficace;  ci sono alcune evidenze che suggeriscono che nei pazienti affetti da malattie infiammatorie intestinali (IBD) questo potrebbe essere molto importante."
“Per esempio, nello studio clinico randomizzato e controllato del dr. Moayyedi  sul trapianto di feci in 70 pazienti con colite ulcerosa, solo uno dei sei donatori sembrava generare risultati clinici positivi”, ha evidenziato il dr. Osman.
Questo suggerisce che il donatore potrebbe essere importante non solo per la sicurezza, ma anche per i risultati clinici. Purtroppo, c'è una scarsità di dati su questo per l’infezione da C. difficile (CDI).
Quindi l’obiettivo di questa analisi è stato quello di guardare in primo luogo all’ efficacia complessiva e alla sicurezza dell’ FMT in pazienti del mondo reale, e poi in secondo luogo, valutare l’eventuale effetto dovuto al donatore."
Osman e colleghi hanno utilizzato il sistema di garanzia della qualità della OpenBiome, che segue con cura tutti gli step della preparazione dell’ FMT rigorosamente, monitorizzando dal donatore al paziente, per valutare i dati di 482 strutture sanitarie che coprono 50 Stati e sette Paesi. 
In ultima analisi, sono stati identificati 28 donatori (età media 28,5 anni, 18 uomini; BMI medio, 24) che hanno fornito materiale per l’FMT per almeno 10 pazienti con CDI (n=1.999) tra gennaio 2014 e aprile 2016.
Il tasso di guarigione clinica complessiva riportato dal medico è stato dell’ 83,9%. In termini di sicurezza, ci sono stati 42 eventi avversi riportati, tre dei quali erano legati all’ FMT; non vi sono state segnalazioni di gravi eventi avversi collegati all’ FMT.
I ricercatori hanno identificato un singolo donatore outlier (distante come comportamento dagli altri analizzati) legato a un tasso di guarigione clinica significativamente più basso , pari a 70,9% (p=0.05).
Tuttavia, dopo una analisi di sensibilità, è stato scoperto che la minore efficacia dipendeva dal sito della procedura, in cui il tasso di guarigione clinica globale di donatori multipli è stato del 50,7% (p=0.05).
Non è stata osservata alcuna riduzione dell'efficacia in altri ospedali dove è stato utilizzato anche il materiale FMT del donatore con valore anomalo.
“Questa minore efficacia sito-specifica potrebbe essere dovuta a pazienti che hanno avuto diagnosi alternative, nonostante essere risultati positivi per il C. difficile sulla PCR”, ha precisato il dr. Osman.
"Questi dati del mondo reale sembrano replicare quello che abbiamo visto negli studi clinici controllati", ha concluso. “Il trapianto di feci sembra essere sicuro", e per quanto riguarda l’efficacia non importa quale donatore della banca di feci venga scelto.
EV


Osman M, et al. Abstract #841. Presented at: IDWeek; Oct. 25-30, 2016; New Orleans.