Grazoprevir/ruzasvir/upifosbuvir, efficace nei pazienti HCV resistenti ad altri trattamenti

Gastroenterologia

"Le nuove triplici combinazioni sono un ulteriore passo avanti nel trattamento dell'HCV - ha dichiarato il prof. Antonio Craxì, Ordinario di gastroenterologia presso l'Università degli Studi di Palermo, durante la 52esima edizione del congresso ILC2017 di Amsterdam. In questa direzione si stanno muovendo gli studi su un regime semplificato a tre farmaci con una sola pillola al giorno, senza ribavirina, ridotta tossicità e minore durata di trattamento. Il regime in questione è a base di MK-3682 (upifosbuvir)/grazoprevir/ruzasvir che ha mostrato in diversi studi efficacia e sicurezza in pazienti con resistenze e che avevano fallito precedenti trattamenti con antivirali ad azione diretta.

“Le nuove triplici combinazioni sono un ulteriore passo avanti nel trattamento dell’HCV – ha dichiarato il prof. Antonio Craxì, Ordinario di gastroenterologia presso l’Università degli Studi di Palermo, durante la 52esima edizione del congresso ILC2017 di Amsterdam. In questa direzione si stanno muovendo gli studi su un regime semplificato a tre farmaci con una sola pillola al giorno, senza ribavirina, ridotta tossicità e minore durata di trattamento. Il regime in questione è a base di MK-3682 (upifosbuvir)/grazoprevir/ruzasvir che ha mostrato in diversi studi efficacia e sicurezza in pazienti con resistenze e che avevano fallito precedenti trattamenti con antivirali ad azione diretta.

 “Gli studi disponibili sono promettenti-ha proseguito il prof. Craxì, anche per quanto riguarda il superamento del problema delle resistenze che possono svilupparsi nei pazienti experienced e che, anche in Italia, hanno già generato un pool consistente di pazienti da ritrattare”.

L’epatite C è una questione prioritaria di salute pubblica: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono circa 170 milioni le persone infette. Solo nel nostro Paese la prevalenza di individui positivi all’HCV potrebbe sfiorare il 2% della popolazione, con una stima di circa 1,2 milioni di infetti, dei quali un numero importante con infezione in atto. 
Sono sei i genotipi che causano l’infezione cronica. Il GT1 è il più comune in Europa, rappresentando più del 66% dei casi, e il sottotipo 1b è il più diffuso nella maggior parte dei Paesi europei, tra i quali l’Italia, dove costituisce il 51% del totale dei casi. 

“Il futuro potrebbe sembrare già roseo con farmaci che portano il 96-97% di risposta”- ha aggiunto il prof. Craxì, ai microfoni di Pharmastar- “però ci sono alcuni obiettivi importanti da perseguire: recuperare i pazienti che abbiano sviluppato resistenze virologiche con un precedente ciclo e in questo senso la possibilità di aggredire il virus su tre punti diversi del suo ciclo replicativo con inibizione di NS3/4, inibizione di NS5A, inibizione di NS5B con farmaci ad alta barriera genetica ed alta potenza, in questo senso la combinazione tra grazoprevir, ruzasvir che funzione come elbasvir ma più ampia copertura genotipica (genotipi 2 e 3) e il terzo nuovo componente in gioco, l’uprifosbuvir cioè un inibitore di proteasi ha consentito risultati di estremo interesse su pazienti che hanno mostrato resistenze.
Quindi, anche pazienti gia trattati in precedenza che abbiano fallito, se ritrattati con questo nuovo regime possono essere curati”.

Nello studio di Sertafy et al presentato al congresso EASL i pazienti sono stati trattati per 16 settimane con uprifosbuvir (300 mg or 450 mg), grazoprevir (100 mg), ed elbasvir EBR (50 mg) o ruzasvir (60 mg).
I risultati hanno mostrato elevata efficacia anche in pazienti già trattati e con la presenza di diverse mutazioni. 
Lo studio di Lawitz mostra come per alcuni genotipi bastano 8 settimane di trattamento. Analoghi risultati sono stati osservati nello studio di Wedemeyer et al. multicentrico, randomizzato che oltre all’efficacia mostra una buona tollerabilità della tripletta.

Concludendo, questa tripletta potrebbe andare a guarire pazienti che non hanno risolto l’infezione con i regimi ad oggi disponibili e come ha sottolineato il prof. Craxì: “altro campo di impiego di queste triplette potrebbe essere l’accorciamento dei tempi di cura che potrebbe ottimizzare l’aderenza e, quindi, anche i risultati”.  

Serfaty. L. et al. High sustained virologic response rates in patients with chronic hepatitis C virus GT1, 2 or 3 infection following 16 weeks of MK-3682/grazoprevir/ruzasvir plus ribavirin after having failed 8 weeks of a triplet drug regimen (Part C of C-CREST-1 & 2) (abstract THU-264)

Lawitz E. et al.  Efficacy and safety of the fixed-dose combination regimen of MK3 [MK-3682/grazoprevir/ruzasvir] with or without ribavirin in noncirrhotic or cirrhotic patients with chronic HCV GT1, 2, 3, 4 or 6 infection (Parts A & B of C-CREST-1 & 2) (abstract THU-285)

Wedemeyer H. et al. Safety and efficacy of the fixed-dose combination regimen of MK 3682/grazoprevir/ruzasvir in cirrhotic or non-cirrhotic patients with chronic HCV GT1 infection who previously failed a directacting antiviral regimen (C-SURGE) (abstract PS-159)

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