I risultati provenienti da una metanalisi pubblicata sul fascicolo di luglio della rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology hanno mostrato come, in soggetti a rischio elevato di pancreatite post colangio-pancreatografia endoscopica retrograda (ERCP), l’impiego di FANS in somministrazione rettale sia in grado di ridurre almeno del 50% il rischio di pancreatite rispetto al posizionamento di stent del dotto pancreatico, con indubbi vantaggi in termini di risparmio di costi ospedalieri.

L’ERCP è una tecnica endoscopica che consente di visualizzare le vie biliari e pancreatiche. Consta di una fase rappresentata dall’inserimento di una cannula in corrispondenza della papilla di Vater e di una fase rappresentata dall’iniezione di un mezzo di contrasto visualizzato per via radiologica. L’ERCP consente di eseguire vari interventi chirurgici, tra i quali la sfinterotomia, la rimozione dei calcoli e il posizionamento i protesi per superare le stenosi del dotto biliare e/o pancreatico.

Benchè questa procedura sia di solito ben tollerata e sicura, non si può escludere l’insorgenza di complicanze che possono allungare il ricovero. Una delle più frequenti è la pancreatite, per prevenire la quale è prassi comune il posizionamento di stent del dotto pancreatico di piccolo calibro. Questa tecnica chirurgica, tuttavia, non è sempre fattibile e potrebbe necessitare della ripetizione dell’endoscopia per la sua rimozione.

Recenti trial clinici randomizzati hanno dimostrato l’efficacia dei FANS per via rettale come presidio valido per la prevenzione della pancreatite post-ERCP.
Data la frammentazione dei dati, è stata pertanto messa a punto una metanalisi per mettere a confronto l’efficacia dei due interventi alternativi, che ha raccolto i dati relativi a 29 trial – 22 relativi all’impiego di stent del dotto pancreatico e 7 sull’impiego di supposte a base di indometacina o diclofenac.

I risultati hanno mostrato che l’impiego delle supposte di FANS da sole era associato alla maggior riduzione del rischio di pancreatite (pooled odds ratio= 0,24; IC 95%= 0,14–0,42) rispetto al placebo. La riduzione del rischio vs placebo è stata meno marcata, invece, sia considerando l’impiego delle due opzioni terapeutiche sopra menzionate (opzione farmacologica e opzione chirurgica - pooled OR= 0,35; IC95%= 0,20–0,61), sia con l’impiego degli stent da soli (pooled OR= 0,50; IC95%= 0,30–0,85).

Se si faceva il confronto, però, con l’impiego delle supposte da sole, l’intervento combinato (farmacologico e chirurgico) non sortiva alcun vantaggio in termini di riduzione del rischio di pancreatite. Considerando, infine, il gruppo dei pazienti trattati solo con stent come gruppo di controllo, l’impiego delle sole supposte a base di FANS era associato ad una riduzione del rischio di pancreatite (pooled OR= 0,48; IC95%= 0,26–0,87).

Gli autori della metanalisi, pur riconoscendone alcuni limiti, quali il numero limitato di studi analizzati e la possibilità che i pazienti a rischio elevato specifico possano trarre maggior beneficio dall’opzione chirurgica (stent) piuttosto che da quella farmacologica (FANS), ritengono che i dati disponibili siano comunque sufficienti per concludere che il trattamento con supposte a base di FANS sia un’alternativa accettabile al posizionamento di stent del dotto pancreatico. Di certo, nei pazienti a rischio elevato di pancreatite, l’opzione farmacologica sembra essere di efficacia almeno paragonabile a quella chirurgica e di gran lunga meno onerosa in termini di costi sanitari.

Akbar A et al. Rectal nonsteroidal anti-inflammatory drugs are superior to pancreatic duct stents in preventing pancreatitis after endoscopic retrograde cholangiopancreatography: A network meta-analysis. Clin Gastroenterol Hepatol 2013 Jul; 11:778. (http://dx.doi.org/10.1016/j.cgh.2012.12.043)
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