“Sulla base delle evidenze disponibili, due farmaci biosimilari che hanno come target la stessa molecola possono essere considerati equivalenti, in termini di sicurezza ed efficacia, solo se questa equivalenza è stata dimostrata in trial clinici e preclinici.”

Questo è quanto enunciato dal primo dei 9 statement elaborati dal gruppo italiano per lo studio della malattia infiammatoria intestinale che puntano all’importanza di fornire una corretta informazione a medici e pazienti sulla patologia e sui trattamenti disponibili, in modo da garantire efficacia e sicurezza attraverso l’utilizzo dei nuovi farmaci biosimilari.

I medicinali biologici sono caratterizzati da sostanze attive che derivano da cellule o organismi viventi attraverso l’utilizzo di metodologie biotecnologiche come il DNA ricombinante, il controllo dell’espressione genica e tecnologie a base di anticorpi.

Nel campo delle malattie infiammatorie intestinali (Ibd) l’utilizzo degli anticorpi monoclonali a scopo terapeutico, soprattutto quelli diretti verso il fattore di necrosi tumorale (TNFalfa) ha permesso ai medici di raggiungere target terapeutici ambiziosi.

Questi farmaci comportano comunque dei rischi e hanno aumentato notevolmente i costi diretti relativi ai trattamenti per le Ibd. Molti brevetti dei primi biologici stanno scadendo, per cui adesso c’è la corsa verso l’autorizzazione di copie da immettere sul mercato (es. eritropoietina, gonadotropina, insulina umana) che dovrebbero essere meno costose delle “originali”.

Il primo farmaco messo in commercio e il più usato ancora oggi per il trattamento delle Ibd è l’infliximab il cui brevetto è scaduto e scadrà nei prossimi mesi in vari Paesi dell’UE; l’Ema ha infatti, approvato nel settembre 2013 due biosimilari dell’infliximab. Ma se è vero che questi farmaci ridurranno i costi, non è detto che potranno garantire la stessa efficacia e quindi essere considerati intercambiabili.

In questo lavoro, il gruppo italiano di studio delle Ibd sottolinea la sua posizione in merito all’uso dei biosimilari nel trattamento delle Ibd ponendo particolare enfasi alle caratteristiche delle Ibd e alla mancanza di marker validati per la valutazione dell’attività di malattia, della responsività al trattamento e dell’efficacia della terapia.

I biosimilari non possono essere considerati identici al progenitore in quanto le loro caratteristiche dipendono da molteplici fattori tra cui il tipo di cellule in cui sono stati prodotti, dal processo di produzione e purificazione e dal metodo utilizzato per trasformarli in farmaci. Tutto ciò si traduce in differenze nella farmacocinetica, efficacia del trattamento e tollerabilità.
Quando scade un brevetto la ditta non è obbligata a rivelare i dettagli della produzione come anche eventuali migliorie apportate nel periodo post marketing. Ad esempio, nel processo di produzione dello stesso infliximab sono state apportate almeno 30 modificazioni prima dell’autorizzazione del farmaco che sono state approvate dalle autorità regolatorie.

Per questo qualunque farmaco copia può essere autorizzato al mercato solo se dimostra l’equivalenza al biologico di riferimento dagli studi preclinici fino a studi clinici di grandi dimensioni.
Quando un biosimilare è approvato dall’Ema per l’uso per una determinata indicazione, l’utilizzo per altre indicazioni può essere ottenuta direttamente se il meccanismo d’azione è lo stesso ma senza vengono coinvolti siti diversi della molecola allora servono prove ulteriori.

L’Agenzia italiana del farmaco prevede inoltre che i farmaci biosimilari vadano prescritti solo ed esclusivamente dal medico specialista.

Non si può predire che farmaci che hanno mostrato una buona attività contro le malattie autoimmuni, abbiano lo stesso effetto e tollerabilità nel trattare pazienti con malattie infiammatorie intestinali. Ad esempio per quanto riguarda il razionale dell’inflectra, biosimilare dell’infliximab, si legge che “il razionale scientifico fornito dall’azienda è adeguato a supportare l’ estrapolazione alle indicazioni e agli usi pertinenti l’artrite psoriasica e la psoriasi a placche ma non per supportare l’utilizzo nel morbo di Crohn e nella colite ulcerosa per le differenze con il prodotto di riferimento che potrebbero generare un impatto clinico di efficacia e sicurezza per queste indicazioni.”

Il gruppo italiano di studio delle Ibd ha quindi proposto degli statement a cui attenersi nella valutazione del trattamento dei pazienti con tale problematica. Il Dr. Vito Annese, dipartimento di medicina e chirurgia,gastroenterologia, AUO Ospedale Careggi di Firenze e il Prof. Maurizio Vecchi del dipartimento di Scienze Biomediche -IRCC policlinico San Donato di Milano, hanno quindi compiuto un’ analisi bibliografica per una versione preliminare degli statement, affinata poi con l’aiuto di tutti i membri del gruppo.

Questi statement vanno intesi non come delle linee guida pratiche ma come delle opinioni degli esperti per informare la comunità scientifica e anche le agenzie regolatorie e per tale motivo non sono accompagnati da livelli di evidenza e da gradi di raccomandazione.

Oltre ai primi statement in cui si sottolinea la necessità di studi che dimostrino l’equivalenza di un biosimilare al suo progenitore, anche in una fase post marketing, gli altri ricalcano i concetti sopra enunciati del non considerare che un farmaco efficace su una indicazione lo sia per forza anche su un’altra.

Gli autori sottolineano anche che le evidenze di efficacia e sicurezza vanno raccolte prima del marketing.

Il paziente, inoltre, non deve autonomamente passare ad un altro biosimilare senza l’approvazione da parte dello specialista (che richiede anche la firma del consenso informato da parte del paziente).

In conclusione, il gruppo di specialisti italiani sullo studio delle Ibd è a favore dell’uso degli agenti biosimilari per il trattamento delle Ibd e allo stesso tempo incoraggia lo svolgimento di studi focalizzati al verificare la loro efficacia e sicurezza. Gli autori evidenziano anche che visti gli alti costi delle terapie negli ultimi anni e visto l’aumento dei pazienti in trattamento, una riduzione del 25% dell’attuale prezzo di mercato potrebbe rappresentare una buona opportunità per allargare l’accesso alle terapie.

Emilia Vaccaro

Annese V, Vecchi M. Use of biosimilars in inflammatory bowel disease: Statements of the Italian Group for Inflammatory Bowel Disease.; on behalf of the Italian Group for the Study of IBD (IG-IBD); IG-IBD Governing Board; IG-IBD Governing Board. Dig Liver Dis. 2014 Aug 16. pii: S1590-8658(14)00446-0
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