Gastroenterologia ed epatologia

Vaccino preventivo dell'epatite B, l'Immunizzazione" funziona anche contro il cancro epatico

L'immunizzazione contro il virus dell'epatite B nei neonati sembra ridurre il rischio di sviluppare un carcinoma epatocellulare da bambini o giovani adulti. Questo Ŕ quanto mostrato da uno studio pubblicato sulla rivista Gastroenterology.

L’immunizzazione contro il virus dell’epatite B nei neonati sembra ridurre il rischio di sviluppare un carcinoma epatocellulare da bambini o giovani adulti. Questo è quanto mostrato da uno studio pubblicato sulla rivista Gastroenterology.
"I medici dovrebbero consigliare a tutti i genitori la somministrazione delle tre dosi di vaccino contro l'epatite B ai loro bambini, a partire dal primo giorno di vita, di cui la terza dose deve essere somministrata a 6 mesi di età.  Questo perché abbiamo mostrato come questa immunizzazione funzioni come protezione contro l'epatite B ma anche contro il cancro del fegato dall'infanzia alla vita adulta" ha evidenziato il dott Mei-Hwei Chang della National Taiwan University di Taipei.
Come hanno precisato gli autori dello studio, è molto importante che ogni donna incinta si sottoponga a screening per il marcatore di infezione cronica da virus dell'epatite B, vale a dire al test per valutare la presenza dell’antigene di superficie dell'epatite B. Questo screening permette di capire se la madre può trasmettere al suo bambino il virus durante l'ultimo trimestre di gravidanza o al momento del parto.
Il vaccino per prevenire l’epatite B e le immunoglobuline per l’epatite B devono essere somministrate entro 24 ore dalla nascita, il più presto possibile, per i neonati di madri altamente infettive.
Il dr. Chang e colleghi hanno analizzato i dati di due registri di Taiwan sul carcinoma epatico (HCC) per una copertura totale di 1.509 pazienti (da 6 a 26 anni) con diagnosi di carcinoma epatico dal 1983 fino al 2011. 
Hanno recuperato, dal Taiwan center for Disease Control, i dati sull’immunizzazione da HBV e i livelli materni prenatali di antigeni per l’HBV in pazienti nati dopo il 1984.
Usando il Sistema Nazionale di Registro delle famiglie, hanno raccolto i dati relativi alla nascita in specifiche popolazioni di coorte.
La maggior parte dei pazienti (1.343) erano nati prima e 166 dopo il programma di vaccinazione di Taiwan per l’HBV che ha avuto inizio nel 1984. 
Per i primi due anni, il programma copriva solo i bambini nati da donne che erano sieropositive per l’antigene di superficie HB (HBsAg) e per l’antigene HB “e” (HBeAg ), ma il programma è stato ampliato nel 1986 a tutti i bambini.
Originariamente il vaccino era costituito da quattro dosi e veniva somministrato a meno di una settimana di vita, dopo un mese, due mesi e 12 mesi. 
Nel 1992, c’è stato il cambio a tre dosi di vaccino ricombinante somministrato a meno di una settimana, un mese e sei mesi. I neonati di madri altamente infettive che trasportavano l’HBsAg e l’HBeAg hanno ricevuto le immunoglobulina HB entro 24 ore dalla nascita.
I ricercatori hanno calcolato i tassi di incidenza di carcinoma epatico per 100.000 persone-anno dividendo il numero di pazienti con HCC per gli anni-persona della popolazione generale. 
Hanno valutato i rischi relativi per l’HCC utilizzando l'analisi di regressione di Poisson in coorti di pazienti vaccinati e non vaccinati, pazienti poi stratificati per fasce di età.
Hanno calcolato l’incidenza di HCC che era intorno a 0,92 per 100.000 persone-anno nei pazienti non vaccinati e 0,23 nelle persone vaccinate.
Rispetto ai loro coetanei non vaccinati, il rischio di carcinoma epatocellulare tra i soggetti vaccinati era dello 0,26 per i pazienti di età compresa tra 6 e 9 anni, 0,34 per i pazienti da 10 a 14, 0,37 per i pazienti da 15 a 19 anni, e 0,42 per i pazienti da 20 a 26 anni. Queste riduzioni di rischio erano tutte statisticamente significative.
Tra i 166 pazienti con carcinoma epatocellulare nati dopo il programma di immunizzazione che è iniziato nel 1984, i due principali fattori di rischio per la mancata prevenzione dell’HCC erano la trasmissione dell'HBV da madri altamente infette e l’incompleta vaccinazione per l’HBV.
Il tasso di incidenza per l’HCC era più basso (0,04 per 100.000 persone-anno) nei soggetti che avevano ricevuto almeno tre dosi di vaccino e le cui madri erano HBsAg negative. E 'stato più alto tra coorti di nascita le cui madri erano sieropositive per HBsAg e HBeAg, fino a 3,1 per 100.000, se il neonato non aveva ricevuto le immunoglobuline HB.

"Abbiamo fornito prove per dimostrare che il vaccino contro l'epatite B è il primo vaccino preventivo del cancro negli esseri umani", ha detto il dr. Chang. "L'esperienza di successo della prevenzione del cancro al fegato grazie alla vaccinazione contro l'epatite B può servire come un importante punto di riferimento per lo sviluppo di altri vaccini preventivi del cancro, come il vaccino contro il papillomavirus umano e cioè preventivo del cancro del collo dell'utero."
Secondo i ricercatori, il prossimo passo è studiare le popolazioni anziane: "L'età di picco del cancro al fegato è 40 anni. La prima vaccinazione contro l'epatite B universale nella prima infanzia è stata avviato a Taiwan 32 anni fa. Quindi, abbiamo bisogno di ulteriori studi per capire se la vaccinazione contro l'epatite B nei bambini possa davvero impedire il cancro al fegato negli adulti di tutte le età."
Il dr. Chang ha sottolineato che i risultati del loro studio sono generalizzabili ad altre popolazioni.
In conclusione, questo lavoro su un discreto numero di pazienti mostra che la vaccinazione contro il virus dell’epatite B se effettuata nel neonato (primo anno di vita) funziona anche come schermo protettivo contro il cancro epatico nel bambino e nel giovane adulto.
EV


Chang MH et al. Long-Term Effects of Hepatitis B Immunization of Infants in Preventing Liver Cancer. Gastroenterology. 2016 Jun 3. pii: S0016-5085(16)34574-7. doi: 10.1053/j.gastro.2016.05.048. 
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