Vedolizumab, conferme di sicurezza dal confronto real life con gli anti-TNF

Nuovi dati dalla real life presentati durante il meeting annuale DDW 2018 (Digestive Disease Week, 2-5 giugno Washington, DC) mostrano che il trattamento con vedolizumab in pazienti con IBD è accompagnato da un numero significativamente più basso di infezioni gravi ed eventi avversi severi rispetto ai pazienti in terapia con antagonisti del TNF.

Nuovi dati dalla real life presentati durante il meeting annuale DDW 2018 (Digestive Disease Week, 2-5 giugno Washington, DC) mostrano che il trattamento con vedolizumab in pazienti con IBD è accompagnato da un numero significativamente più basso di infezioni gravi ed eventi avversi severi rispetto ai pazienti in terapia con antagonisti del TNF.

Nello specifico, è stata osservata una diminuzione del 6.9% delle infezioni gravi nei pazienti in trattamento con vedolizumab (VDZ) rispetto al 10.1% del gruppo trattato con anti-TNF (odds ratio (OR) 0,67, intervallo di confidenza al 95% (CI) 0,41-1,07) e tassi significativamente più bassi di eventi avversi severi (SAE) (7,1% vs 13,1%; O 0,51, CI 95% 0,32-0,81] in pazienti trattati con VDZ (n=436) rispetto alla terapia con antagonisti del TNFa (n=436).

Questa analisi è stata effettuata sui dati raccolti dal consorzio VICTORY (Vedolizumab Health OuTComes in InflammatORY Bowel Diseases) e ha considerato sia pazienti con colite ulcerosa (UC) che con malattia di Crohn (CD).

In totale sono stati coinvolti 872 pazienti con UC e CD (n=334 con UC, n=538 con CD) di cui un totale di 436 hanno ricevuto VDZ. Il 47% erano maschi con un’età media 35 anni.
Il propensity score match è stato utilizzato per il controllo delle differenze basali tra i gruppi.

Tra i pazienti in monoterapia biologica (n=247; n=142 VDZ), è stato osservato che i pazienti trattati con il farmaco in questione hanno presentato tassi numericamente inferiori di SI (4,1% vs 10,1%; OR 0,37; 95% CI 0,13-1,02) e tassi significativamente più bassi di SAE (4,7% vs 14,5%; OR 0,29, IC 95% 0,12-0,73).

Tra i pazienti che erano in terapia biologica in combinazione con entrambi steroidi e un immunomodulatore (n=137; n=69 VDZ), i tassi di SI (11,5% vs 13,9%, OR 0,81, 95% CI 0,31-2,07) e SAE (14 % vs 14%, OR 0,66, 95% CI 0,27-1,65) erano simili tra i pazienti trattati con vedolizumab e quelli in terapia con anti-TNF.
L'uso immunosoppressivo concomitante è stato associato ad un aumento del rischio sia di SI che di SAE e le percentuali erano simili tra la terapia con VDZ e anti-TNF.

Come ha dichiarato Parambir Dulai, Research Fellow presso la University of California di San Diego e Lead Investigator delle analisi del Consorzio VICTORY: "Questi risultati si vanno ad aggiungere al vasto corpo di prove derivanti dal mondo reale che supportano il profilo di sicurezza di vedolizumab; è incoraggiante vedere, in questa analisi rigorosa, tassi più bassi di infezioni ed eventi avversi severi rispetto alla terapia con antagonisti del TNF. Ulteriori studi cercheranno di comprendere il potenziale impatto della terapia intestinale rispetto all'immunosoppressione sistemica sulla sicurezza clinica nel mondo reale".

Ulteriori analisi di sicurezza degli studi GEMINI, presentate sempre al DDW, supportano il profilo di sicurezza del farmaco.
In particolare, i risultati di un'analisi post hoc dei dati provvisori dello studio di sicurezza a lungo termine GEMINI (n=421; UC, 190; CD, 231) mostrano che quasi i due terzi dei pazienti con UC (64%) e più della metà di quelli con CD (55 %) ha continuato il trattamento con VDZ per tre anni, con bassi tassi di interruzione a causa di eventi avversi, e tassi di persistenza del trattamento più elevati nei pazienti senza precedente fallimento con anti-TNF (UC, p=0,18: 69% vs 61%; CD p<0,01: 68% contro 51%).

Inoltre, lo studio GEMINI con estensione in aperto (OLE) ha mostrato che i pazienti che erano in terapia con anti-TNF hanno manifestato un numero significativamente inferiore di eventi avversi (94 vs 275 per 100 anni-paziente) e SAE (10 vs 18 per 100 pazienti-anno) rispetto a pazienti già trattati con antagonisti del TNF.

In conclusione, studi dalla real life rafforzano i dati già esistenti sulla sicurezza del vedolizumab in pazienti con colite ulcerosa e malattia di Crohn.