I risultati di due studi presentati nel corso della 21esima edizione della United European Gastroenterology Week, che si è tenuta a Berlino la scorsa settimana, hanno dimostrato come vedolizumab, un anticorpo monoclonale umanizzato a selettività intestinale, sia stato in grado di portare a remissione della malattia di Crohn (MC) o della colite ulcerosa (CU) senza la necessità di ricorrere all’impiego di corticosteroidi (CS). Ciò consente di evitare lo sviluppo di eventi avversi (AEs) o di dipendenza legato all’impiego a lungo termine dei CS nei pazienti affetti dalle due condizioni cliniche sopraindicate.

Come è noto, La malattia di Crohn (MC) e la colite ulcerosa (CU) sono le due forme più comuni di malattia infiammatoria cronica intestinale (MICI). Sono caratterizzate da infiammazione dello strato mucoso del tratto gastrointestinale. La MC può interessare qualsiasi parte del tratto digerente. Sintomi comuni possono essere dolore addominale, diarrea, sanguinamento rettale, perdita di peso e/o febbre. La CU interessa esclusivamente l'intestino crasso che comprende il colon e il retto. I sintomi più comuni della CU comprendono disturbi addominali e diarrea con presenza di muco o sangue.

Benché l'eziologia di MC e CU non sia nota, molti ricercatori ritengono che l'innesco della malattia sia da addebitarsi all'interazione tra un agente esterno, virale o batterico, e il sistema immunitario. Non esistono terapie risolutive per MC e CU. Scopo dei trattamenti per le MICI sono l'induzione e il mantenimento dello stato di remissione della malattia, ovvero il conseguimento di periodi asintomatici prolungati.

Vedolizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato a selettività intestinale, che antagonizza specificamente l'integrina alfa-4-beta-7 (α4β7), espressa in un sottogruppo di leucociti circolanti. Queste cellule hanno dimostrato di avere un ruolo nella mediazione del processo infiammatorio durante la MC e la CU. L'α4β7 si lega a una specifica molecola d'adesione, principalmente espressa nel tratto intestinale. Pertanto, impedendo questa interazione, vedolizumab sviluppa un effetto selettivo intestinale.

Nella comunicazione presentata al Congresso sono stati presi in considerazione per l’analisi dell’efficacia del farmaco i dati relativi a due studi di Fase III, condotti rispettivamente in pazienti affetti da MC o CU, che prevedevano entrambi una fase di induzione (da 0 a 6 settimane) e una fase di mantenimento (dalla 6a settimana alla 52esima), nel corso delle quali i pazienti reclutati erano sottoposti a trattamento con placebo o con vedolizumab 300 mg iv ogni 8 oppure ogni 4 settimane (Q8W/Q4W). I pazienti in terapia con CS all’inizio dello studio che presentavano una risposta clinica al trattamento erano successivamente sottoposti a riduzione graduale della loro somministrazione a partire dalla 6a settimana di trattamento. L’analisi ha preso in considerazione come endpoint il tasso di remissione a 52 settimane in assenza di CS e le associazioni tra il tasso di remissione libero da CS a 6 e a 52 settimane.

I risultati ottenuti nei pazienti con CU hanno documentato, rispetto al gruppo placebo, tassi di remissione di malattia in assenza di CS a 52 settimane più elevati, nonché una riduzione del ricorso ai CS fino a 6 mesi. Inoltre, tra i pazienti in remissione a 6 settimane, la proporzione di soggetti sottoposti a trattamento con vedolizumab Q4W che era in remissione senza CS a 52 settimane è risultata maggiore rispetto a quanto osservato nel gruppo placebo. Anche nei pazienti con cicatrizzazione della mucosa a 6 settimane, i tassi di remissione di malattia 52 settimane in assenza di CS sono risultati più elevati nel gruppo sottoposto a trattamento con vedolizumab rispetto al gruppo placebo.

Quanto ai risultati ottenuti nei pazienti con MC, anche in questo caso vedolizumab è stato in grado di garantire tassi di remissione di malattia a 52 settimane senza CS (Q4W/Q8W) e di ridurre l’impiego di CS fino a 180 giorni (Q8W) rispetto al placebo. In pazienti con remissione clinica a 6 settimane, invece, non sono state documentate differenze significative tra i due gruppi di trattamento in relazione ai tassi di remissione senza CS a 52 settimane.
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Saranno ora necessari nuovi studi per confermare se la remissione clinica a 6 settimane e/o la cicatrizzazione della mucosa siano predittivi di remissione di malattia a 52 settimane senza steroidi.

Vedolizumab non è ancora stato approvato dalle autorità regolatorie internazionali, Ema e Fda, che lo stanno valutando e che prenderanno una decisione presumibilmente entro la fine del 2013 - inizio del 2014.


Sands B. et al. Reductions in corticosteroid use in patients with ulcerative colitis or Crohn’s disease treated with vedolizumab; 21st United European Gastroenterology Week. Berlin 2013. UEG Journal; October 2013; 1 (1 suppl): Abstract P887
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