Vedolizumab sicuro nelle IBD, ce lo dice una revisione di 6 studi clinici

Gastroenterologia

Una recente revisione sistematica della letteratura pubblicata su Gut ha evidenziato il profilo di sicurezza favorevole di vedolizumab in pazienti con colite ulcerosa e malattia di Crohn. Questa "safety" comporta bassi tassi di incidenza di infezioni gravi, di reazioni correlate all'infusione e neoplasie.
Vedolizumab è un anticorpo monoclonale che si lega specificamente alla integrina alpha4beta7, antagonizzando il recettore.

Una recente revisione sistematica della letteratura pubblicata su Gut ha evidenziato il profilo di sicurezza favorevole di vedolizumab in pazienti con colite ulcerosa e malattia di Crohn. Questa “safety” comporta bassi tassi di incidenza di infezioni gravi, di reazioni correlate all'infusione e neoplasie.
Vedolizumab è un anticorpo monoclonale che si lega specificamente alla integrina alpha4beta7, antagonizzando il recettore.
Esso blocca l'interazione dell’ integrina con la molecola di adesione alla mucosa (MAdCAM-1) e inibisce la migrazione dei linfociti T di memoria attraverso l'endotelio nel tessuto parenchimale gastrointestinale infiammato.
Tale molecola è indicata per il trattamento della colite ulcerosa (UC) e della malattia di Crohn (MC).
In questo lavoro, il dr. Jean-Frederic Colombel e i suoi colleghi, della divisione di Gastroenterologia-Icahn School of Medicine presso il Mount Sinai Hospital di New York, hanno combinato i dati di sicurezza provenienti da sei studi e hanno valutato gli eventi avversi nei pazienti che avevano ricevuto almeno una dose di vedolizumab o placebo.
Gli eventi avversi sono stati valutati in pazienti che hanno ricevuto almeno 1 dose di Vedolizumab o placebo e sono state riportate come tassi di incidenza di esposizione aggiustata, numero di pazienti che stavano vivendo l'evento per 100 persone-anno (Pys) di esposizione. 
Un totale di 2.830 pazienti ha avuto un’esposizione pari a 4.811 pazienti-anno.
I risultati non hanno rivelato alcun aumento del rischio di infezione o grave infezione; sono stati evidenziati basse percentuali  (fino allo 0,6% dei pazienti) di infezioni clostridiali gravi, sepsi o tubercolosi, nessun caso di leucoencefalopatia multifocale progressiva. 
I fattori di rischio indipendenti per gravi infezioni in pazienti con UC sono stati: precedente fallimento di un trattamento con antagonista del fattore di necrosi tumorale α (HR, 1,99; 95% CI 1,16-3,42; p=0,0122) e l'uso di un analgesico narcotico (HR, 2.68; 95% CI 1,57-4,58; p=0,0003). Per il CD questi fattori erano: giovane età (HR, 0,97; 95% CI 0,95-0,98; p <0,0001), uso di corticosteroidi (HR, 1,88; 95% CI 1,35-2,63; p=0.0002) o uso di analgesici narcotici ( HR, 2,72; 95% CI 1,90-3,89; p <0,0001).
Le reazioni correlate all'infusione sono state riportate in un massimo del 5% dei pazienti in ciascuno studio. Diciotto pazienti esposti al farmaco (meno dell’1%) sono stati diagnosticati con tumore maligno.
"Questi dati confermano il buon profilo di sicurezza di vedolizumab, in particolare per quanto riguarda il basso rischio di infezioni sistemiche", ha dichiarato il dr. Colombel. "Questo è probabilmente dovuto al meccanismo selettivo del azione del farmaco."
"Il profilo di sicurezza di vedolizumab, come per gli altri farmaci, dovrà essere valutata in registri a lungo termine", ha aggiunto il dott Colombel. "Nel frattempo, è già ampiamente usato in pazienti con colite ulcerosa o Crohn refrattari a terapie anti-TNF, o come agente biologico di prima linea, specialmente nei pazienti con un più alto rischio di infezioni, come ad esempio gli anziani. "
Commentando i risultati, il dottor Louis Cohen, ricercatore e gastroenterologo presso il Mount Sinai Hospital di New York, ha sottolineato che " il tasso di eventi avversi riportati è stato incredibilmente basso. Ancora più importante, è il dato sull’assenza di leucoencefalopatia multifocale progressiva nei pazienti trattati con vedolizumab, che era stato un evento avverso grave individuato nell'uso di natalizumab. "
Il dottor Cohen ha anche osservato che "mentre non ci sono studi fino ad oggi che forniscono i confronti diretti tra vedolizumab e altre terapie attualmente in uso, gli autori danno qualche informazione sulle complicazioni comunemente viste con altre terapie e suggeriscono che vedolizumab può fornire un'alternativa sicura."
In conclusione, questa revisione di studi fornisce importanti dati sulla sicurezza del vedolizumab. Si attendono adesso i risultati di studi più a lungo termine e su più pazienti.
Emilia Vaccaro
Colombel JF et al.  The safety of vedolizumab for ulcerative colitis and Crohn's disease.  Gut. 2016 Feb 18. pii: gutjnl-2015-311079.
leggi