Infettivologia

Vaccinazioni, Italia sotto la soglia OMS. Presto in commercio l'anti-pneumococco 15-valente

La vaccinazione è uno strumento sottoutilizzato in Italia, dove ancora non raggiungiamo la soglia fissata dal Ministero della Salute e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. La lotta contro le malattie infettive tramite la vaccinazione è quindi una partita ancora da giocare, che si può vincere. In questi anni di pandemia sono stati aperti nuovi presidi vaccinali, ma serve garantire soprattutto ai pazienti più fragili l'opzione della vaccinazione per tutte le malattie potenzialmente prevenibili. In particolare contro lo pneumococco grazie anche al valido aiuto del nuovo vaccino 15-valente che sarà presto disponibile anche per i pazienti italiani.

La vaccinazione è uno strumento sottoutilizzato in Italia, dove ancora non raggiungiamo la soglia fissata dal Ministero della Salute e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La lotta contro le malattie infettive tramite la vaccinazione è quindi una partita ancora da giocare, che si può vincere. In questi anni di pandemia sono stati aperti nuovi presidi vaccinali, ma serve garantire soprattutto ai pazienti più fragili l’opzione della vaccinazione per tutte le malattie potenzialmente prevenibili. In particolare contro lo pneumococco grazie anche al valido aiuto del nuovo vaccino 15-valente che sarà presto disponibile anche per i pazienti italiani.

“Quando si discute di ampliare le attività che possono essere fatte in continuità tra ospedale e territorio, dobbiamo considerare quanto abbiamo imparato in questi anni di pandemia; l’esperienza ha dimostrato come questa connessione sia importante sotto moltissimi punti di vista. Quando si parla di malattie, che vanno verso la cronicità, parliamo anche di vaccinazioni, soprattutto nel paziente fragile e in particolare della vaccinazione antipneumococcica” ha sottolineato il prof. Giancarlo Icardi, Direttore del Dipartimento di Igiene, IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova, nel corso del XX Congresso Nazionale SIMIT.

Quali vaccinazioni nell’anziano e nell’adulto a rischio
Quando si parla di vaccinazione dell'anziano e dell'adulto a rischio, o in generale, dei pazienti fragili o vulnerabili, in realtà si fa principalmente riferimento a una triade di patologie costituita da influenza, infezioni da pneumococco e da infezioni da Herpes zoster.

Con il termine influenza si fa riferimento non solo al virus influenzale ma, in generale, a tutte le patologie respiratorie acute che vanno sotto il cappello delle sindromi influenzali. Accanto alle sindromi influenzali occorre posizionare le infezioni da pneumococco; infine, l’infezione da Herpes zoster, quando non si presenta come una “banale” malattia cutanea ma sotto la forma di nevralgia post-erpetica, è considerata pericolosa per incidenza, complicanze e richiesta di ospedalizzazione.

Per tutte queste patologie sono disponibili dei vaccini, sicuri ed efficaci; è quindi possibile migliorare lo stato di salute della popolazione con un intervento di prevenzione della malattia, questo con particolare riguardo alla popolazione a maggiore rischio di malattia e di complicanze.

Nello specifico delle infezioni da pneumococco, questa vaccinazione, insieme alla vaccinazione antimeningococcica, ha rappresentato una svola nell’ambito della vaccinazione del paziente fragile.

“Parlando dei pazienti fragili, al Policlinico San Martino in collaborazione con la clinica di malattie infettive, ormai da anni abbiamo messo a punto un programma, “Ospedale che vaccina” dove, in stretta collaborazione soprattutto con gli specialisti di malattie infettive, consigliamo queste vaccinazioni ai pazienti fragili, come i soggetti positivi al virus dell’HIV. Questa collaborazione ci ha portato a raggiungere dei valori di copertura che, rispetto a quelli ottenuti a livello nazionale, che sono decisamente ben distanti dagli obiettivi minimi del 75% per la vaccinazione antinfluenzale, sono risultati pari all’80-85%.” ha commentato Icardi.

È necessario ricordare che la vaccinazione antipneumococcica non ha mai raggiunto gli obiettivi prefissati di copertura vaccinale ipotizzati.

Quali vaccini a disposizione contro lo pneumococco
Una svolta nella storia delle infezioni da pneumococco è stato l’avvento, agli inizi degli anni 2000 del primo vaccino coniugato in Europa e in Italia. Si trattava di un vaccino 7 valente universale, valido contro 7 sierotipi di pneumococco.

Con questo presidio sanitario è stata iniziata la vaccinazione in Italia, secondo una schedula vaccinale che prevedeva la somministrazione di tre dosi (2+1), a differenza degli Stati Uniti che prevedevano la somministrazione di quattro dosi (3+1).
Un’evoluzione è stato lo sviluppo e la commercializzazione di un vaccino 13-valente, attualmente disponibile.

Nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 che è stato procrastinato fino al 31 dicembre 2021, vengono indicate non solo la coorte target dei 65 anni per la vaccinazione antipneumococcica, ma anche una serie di soggetti con condizioni di rischio, dalla cardiopatia cronica, alla malattia polmonare cronica, ai soggetti diabetici, con infezione da HIV, ma anche ai soggetti che hanno condizioni di asplenia, sia anatomica sia funzionale.

Il nuovo vaccino 15-valente
Nel corso del 2022 entrerà in commercio un vaccino 15-valente, indirizzato contro i 15 sierotipi di pneumococco che più facilmente possono provocare patologie invasive, ossia non solo patologie batteriche invasive ma anche polmoniti.

Questo vaccino in via di commercializzazione è sicuramente importante perché allarga la propria attività verso due ulteriori sierotipi rispetto al 13 valente. Se si fa riferimento ai dati relativi alle patologie batteriche invasive dell’Italia antecedenti al 2020, anni per i quali è ipotizzabile una sotto notifica dei casi di patologia batterica invasiva, soprattutto in relazione al soggetto adulto con più di 64 anni e al soggetto con condizioni di rischio, questi dati riportano in circa 2.000 casi di patologia batterica invasiva da pneumococco; questo nuovo vaccino permetterebbe di prevenire almeno il 30-50% di questi casi.

Il vaccino 15-valente ha inoltre dimostrato di essere in grado di prevenire anche la polmonite acquisita in comunità, patologia che ancora oggi rappresenta un burden notevolissimo nell'ambito di tutta popolazione.

Studi clinici hanno evidenziato che il vaccino 15 valente è ben tollerato, sicuro, ma anche che presenta un’immunogenicità in relazione alla comparsa di anticorpi funzionali (anticorpi OPA specifici) non inferiore al vaccino 13-valente per i sierotipi comuni e, in più, che presenta una superiorità nei due sierotipi che sono stati aggiunti, il 22 e il 33.

In particolare, questo vaccino ha dimostrato una superiorità in termini di comparsa di anticorpi OPA specifici anche verso il sierotipo 3, sierotipo noto per essere quello che maggiormente incide nel caso di patologia batterica invasiva, ma anche di polmonite acquisita in comunità provocata da pneumococco.

Risulta quindi un'arma in grado di aiutare ulteriormente nella lotta contro lo pneumococco.

Nel 2023 dovrebbe terminare la sperimentazione clinica per un vaccino antipneumococcico 20-valente.

Quali strategie per implementare le vaccinazioni contro lo pneumococco
La vaccinazione contro lo pneumococco deve essere rivolta ai soggetti anziani e fragili, soggetti che frequentemente sono già seguiti per altre patologie da specialisti presso gli ospedali.

“La mia proposta per implementare le vaccinazioni contro lo pneumococco si basa sulla necessità di far comprendere ai direttori generali, o in generale ai decisori politici, che i pazienti ospedalieri sono stati pazienti precedentemente seguiti sul territorio.
Un paziente che muore per polmonite da pneumococco dopo aver subito un trapianto di polmone è un fallimento per il sistema sanitario, che ha investito moltissime risorse nelle cure avanzate di una persona risparmiando erroneamente i pochi euro di un vaccino.

Dobbiamo sfruttare l'opportunità che si presenta quando i pazienti entrano in ospedale, indipendentemente dal motivo dell’ingresso; in quel momento, se l’infettivologo, lo pneumologo, l’internista, il geriatra, visita un paziente che presenta condizioni di rischio e verifica che mancano alcune coperture vaccinali, la prima cosa da fare è proporre le vaccinazioni a quel paziente.

È necessaria una stretta connessione tra ospedale e territorio sul tema delle vaccinazioni. Mai come la pandemia da Covid-19 ci ha dimostrato quanto il facilitare l'accesso alla vaccinazione convince le persone a vaccinarsi” ha concluso Icardi.

Fonte
Giancarlo Icardi, Nuove prospettive nella vaccinazione anti-pneumococcica nei soggetti fragili. XX Congresso Nazionale Simit, Milano, 1/12/2021