Arriva in Italia emicizumab, un nuovo approccio alla cura delle persone con emofilia A che hanno sviluppato inibitori

Dall'inizio di dicembre finalmente disponibile anche in Italia emicizumab, il primo anticorpo monoclonale umanizzato bispecifico, indicato per la profilassi di routine degli episodi emorragici in pazienti con emofilia A trattati con fattore VIII che sviluppano anticorpi inibitori contro questo fattore della coagulazione.

Dall’inizio di dicembre è finalmente disponibile anche in Italia emicizumab, il primo anticorpo monoclonale umanizzato bispecifico, indicato per la profilassi di routine degli episodi emorragici in pazienti con emofilia A trattati con fattore VIII che sviluppano anticorpi inibitori contro questo fattore della coagulazione.

Emicizumab mima l’azione del fattore VIII legandosi da un lato al fattore IXa e dall’altro al fattore X, proteine necessarie per attivare la naturale cascata della coagulazione, attivando così questi due fattori. Quest’attivazione determina poi l’innesco della cascata coagulatoria e ripristina il normale processo di coagulazione del sangue.

Riduzione significativa del tasso di sanguinamenti con emicizumab rispetto ai BPA
L’approvazione del farmaco prima nell’Unione europea e ora anche in Italia è il frutto dei risultati di alcuni studi del programma clinico HAVEN. Nello studio HAVEN 1, condotto su pazienti adulti e adolescenti che hanno sviluppato inibitori, la profilassi con emicizumab ha determinato una riduzione del tasso di sanguinamenti dell’87% rispetto al trattamento episodico con agenti bypassanti (BPA) e del 79% rispetto alla profilassi con questi ultimi. Nello studio HAVEN 2, che coinvolto invece pazienti pediatrici, il 94,7% non ha avuto alcun sanguinamento durante la profilassi con emicizumab e si è osservata una riduzione del 99% del tasso di sanguinamento rispetto alla terapia precedente.

«L’arrivo di emicizumab rappresenta l’inizio di una nuova era nel trattamento dell’emofilia A per i pazienti con inibitori, poiché ha dimostrato un profilo di elevata efficacia e sicurezza clinica» ha dichiarato Giancarlo Castaman, direttore del Centro Malattie Emorragiche e della Coagulazione presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. – «Non solo, si tratta della prima terapia con somministrazione sottocutanea una volta a settimana, il che apre prospettive senza precedenti nella gestione della patologia e nella vita delle persone con emofilia A che hanno sviluppato inibitori».

L’emofilia A e lo sviluppo degli inibitori
L’emofilia è una malattia rara ed ereditaria del sangue caratterizzata dal deficit del fattore VIII, proteina necessaria per un corretto funzionamento del processo di coagulazione del sangue. La patologia colpisce in Italia circa 4000 persone, di cui il 50-60% presenta una forma grave della malattia, ovvero quella A.

L’attuale standard terapeutico è rappresentato dalla terapia sostitutiva con fattore VIII, che tuttavia dà luogo nel 30% dei casi allo sviluppo di inibitori, cioè anticorpi neutralizzanti contro il fattore VIII, che rappresentano una delle più gravi complicanze della malattia. Lo sviluppo degli inibitori implica per i pazienti un aumentato rischio di sanguinamenti, danno articolare e disabilità, con la necessità di infusioni frequenti e prolungate.

«Per i pazienti che hanno sviluppato inibitori, la disponibilità di emicizumab in Italia costituisce una risposta concreta e importante, fornendo una soluzione a coloro che, fino a oggi, disponevano di trattamenti sub-ottimali» ha spiegato Flora Peyvandi, Ordinario di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Milano. «Emicizumab ha infatti dimostrato, nel trattamento dei pazienti con inibitori, un’efficacia di gran lunga superiore al precedente trattamento con agenti bypassanti, dimostrando una riduzione dell’87% dei sanguinamenti trattati nei pazienti adulti».
«La formazione di questi anticorpi è effettivamente la complicazione più difficile per i clinici, perché una volta che si sviluppano, il pazienti non risponde più adeguatamente all’infusione del fattore VIII» ha aggiunto ai nostri microfoni la professoressa. «Se la quantità di inibitori è elevata non si può più utilizzare il fattore VIII e in questo caso, finora, bisognava utilizzare prodotti bypassanti, agenti che consentono di bypassare la cascata della coagulazione e attivare la generazione della trombina».



Meccanismo d’azione innovativo e vantaggio della somministrazione sottocute
«Grazie al valore clinico che questo farmaco apporta nella vita dei pazienti, emicizumab ha ottenuto il riconoscimento dell’innovatività da parte dell’Aifa» ha aggiunto Elena Santagostino, responsabile dell’Unità Operativa Semplice Emofilia presso l’IRCCS Fondazione Ospedale Maggiore – Policlinico di Milano e Presidente dell’Associazione Italiana Centri Emofilia (AICE). «Un’ulteriore conferma dell’efficacia di emicizumab è stata appena presentata al congresso americano di ematologia, l’ASH, ove sono stati presentati i risultati dello studio HAVEN 2, che ha coinvolto pazienti pediatrici di età inferiore a 12 anni, nei quali il rischio di sanguinamenti trattati si è ridotto del 99%».

«Il meccanismo d’azione di emicizumab, che fa da ponte tra il fattore IX e il fattore X e li avvicina, funzione normalmente svolta dai soggetti sani dal fattore VIII, è del tutto innovativo. Di conseguenza, mima in un certo senso l’azione del fattore VIII senza esserlo, perché è un anticorpo monoclonale» ha spiegato a noi di Pharmastar Santagostino.

«Pertanto, il primo vantaggio che offre è che gli anticorpi anti-fattore VIII, cioè gli inibitori che si sviluppano in oltre il 30% degli emofilici A gravi con le prime esposizioni al fattore VIII, non riconoscono emicizumab come fattore VIII e di conseguenza non lo inattivano. Emicizumab non dà luogo quindi alla formaze di inibitori e funziona sia nei pazienti con emofilia A in assenza di inibitori sia in quelli con emofilici A gravi con inibitori» ha sottolineato la dottoressa.

«Un ulteriore vantaggio è dal fatto che emicizumab si somministra sottocute, e non per via endovenosa, ed è registrato per essere usato una volta alla settimana. Con tale somministrazione, a dose fissa uguale per adulti e bambini, consente di garantire un’emostasi efficace e quindi prevenire le emorragie nella quasi totalità dei pazienti» ha aggiunto Santagostino.



Le voci dei pazienti
"Come FedEmo accogliamo sempre in modo estremamente positivo l'avvento di nuovi prodotti rivolti alla cura della patologia» ha dichiarato Cristina Cassone, Presidente della Federazione delle associazioni Emofilici. «L'incremento delle possibilità terapeutiche disponibili consente infatti a ogni singolo paziente di trovare con più facilità il regime più appropriato per le proprie specifiche necessità, rispondendo a quel concetto di personalizzazione del trattamento che riteniamo debba costituire uno dei punti cardine nella cura delle persone con emofilia. Discorso ancor più pertinente in un ambito, quello dei pazienti con inibitori, dove le possibilità di trattamento sono ad oggi limitate e parziali, in un contesto di qualità della vita del paziente che risulta in molti casi sensibilmente compromessa».
«I dati fin qui disponibili su emicizumab (provenienti da studi registrativi e dalla pratica clinica nei Paesi dove è già in commercio) incoraggiano gli emofilici, e in particolare chi è gravato dalla complicanza dell'inibitore, a sperare in un significativo miglioramento delle loro condizioni di salute e della qualità di vita in generale, grazie anche alla via di somministrazione sottocute, certamente meno problematica dell'endovenosa» ha spiegato Andrea Buzzi, Presidente della Fondazione Paracelso. «Se tali dati troveranno la conferma che ci auguriamo, è presumibile che nei prossimi anni cambieranno i bisogni clinici e sociali delle persone con emofilia. Le organizzazioni di pazienti si sforzeranno di dare risposte adeguate al mutato quadro, e così siamo certi che faranno le altre componenti del sistema assistenziale, a cominciare dagli operatori e dalle istituzioni sanitarie».

Disponibile in classe A, ora servono registri
Il percorso di studi e sperimentazioni che ha coinvolto emicizumab ne ha dimostrato il grande potenziale terapeutico perla salute pubblica e il profilo innovativo che gli hanno valso l’approvazione anticipata da parte dell’EMA (European Medicines Agency), cui si è aggiunta la designazione di farmaco innovativo da parte di AIFA.

Come pubblicato in Gazzetta Ufficiale, emicizumab è attualmente disponibile in classe A ed in virtù dell’attribuzione del riconoscimento dell’innovatività terapeutica, l’accesso a livello regionale è immediatamente garantito, tramite ospedali e aziende sanitarie locali e a carico del Sistema Sanitario con il fondo appositamente stanziato.

«A questo punto sarà necessario istituire un registro nazionale che consenta di avere la tracciabilità di tutti i pazienti trattati con emicizumab, per capire chi sono, in che modo sono stati trattati e qual è stato il risultato dell’utilizzo di questo nuovo farmaco in termini di sicurezza ed efficacia» ha sottolineato Peyvandi. «Altrettanto importante sarà somministrare il farmaco in centri adeguatamente attrezzati per quanto riguarda sia i laboratori sia il trattamento clinico», centri che dovrebbero essere distribuiti capillarmente sul territorio, in modo da garantire l'accesso a questa nuova opportunità terapeutica a tutti i pazienti che ne hanno bisogno.