Carcinoma basocellulare, vismodegib disponibile a breve anche per i pazienti italiani

Italia
Sarà disponibile a brevissimo anche in Italia vismodegib, un farmaco antitumorale mirato attivo per via orale, sviluppato da Roche per il trattamento del carcinoma basocellulare localmente avanzato o metastatico.

Il nuovo agente, infatti, ha avuto nel luglio scorso il via libera dell’Ema e dovrebbe quindi arrivare in tempi rapidi (o almeno si spera) anche nel nostro Paese, inizialmente in fascia Cnn (a carico, cioè degli ospedali che decideranno di acquistarlo), e poi, una volta conclusa la negoziazione del prezzo con l’Aifa, rimborsato dal Sistema sanitario nazionale.

Il farmaco è riservato (per ora) ai pazienti con carcinoma basocellulare avanzato, non idonei al trattamento standard (chirurgica e/o radioterapia). “Sono pochi, per fortuna, ma ci sono, e a questi malati occorre dare un’opportunità di cura, per cui c’è da augurarsi che la contrattazione con ‘Agenzia del farmaco si concluda velocemente” ha affermato Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità Oncologica Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli “Fondazione G. Pascale”, durante un incontro dedicato alla patologia.

Il carcinoma basocellulare (o basalioma) è in realtà il più comune in assoluto tra i tumori cutanei, circa 10 volte più frequente del ben più conosciuto melanoma, con un’incidenza in aumento galoppante, anche tra i giovani. “Secondo alcune stime, colpirebbe ogni anno circa 10 milioni di persone, ma in realtà non si hanno dati certi, anche perché non esistono ancora registri” ha spiegato Ketty Peris, direttore della Clinica Dermatologica dell’Università degli Studi dell’Aquila.

In genere, nella stragrande maggioranza dei pazienti in cui viene diagnosticata, la malattia può essere curata e guarire con la chirurgia e/o la radioterapia; tuttavia, in casi per fortuna molto rari (si parla di circa l’1%), può progredire crescendo sempre più in profondità nella pelle e nei tessuti sottostanti (forma localmente avanzata) o diffondendosi ad altre parti del corpo (forma metastatica), diventando difficile da trattare e potenzialmente letale.

“Il carcinoma localmente avanzato origina soprattutto in certe zone del corpo difficili da trattare chirurgicamente, ad esempio sul viso a livello delle palpebre o del naso. In questi casi, se non asportato completamente, il tumore avanza e diventa aggressivo, fino a provocare lesioni profonde e devastanti, che possono sfigurare il paziente, portando alla perdita della funzionalità degli organi interessati o risultando addirittura fatali” ha spiegato Peris.

Inoltre, ha aggiunto Ascierto, “se nella fase iniziale i carcinomi basocellulari possono essere rimossi chirurgicamente con facilità, perché hanno una crescita lenta e metastatizzano raramente, nella fase avanzata si va incontro a casi non più operabili o in cui la terapia chirurgica o la radioterapia sono controindicate”.
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Purtroppo, però, come conferma anche una recente indagine di Gfk-Eurisko sui pazienti italiani affetti da basalioma, nonostante la sua ampia diffusione, questo tumore è ancora poco noto e ciò rappresenta un ostacolo fondamentale alla diagnosi precoce, necessaria per poter asportare il tumore quando è ancora di dimensioni ridotte, con una percentuale di guarigione vicina al 100%.

Proprio qualche giorno fa, tuttavia, la malattia è balzata agli onori della cronaca perche Hugh Jackman, l’attore australiano protagonista del film ‘Wolverine’, colpito da un basalioma, ha fatto outing, pubblicando su sulla sua pagina Facebook una foto che lo ritrae con un cerotto sul naso dopo l’asportazione del tumore e un appello ai fan perché facciano controlli regolari.

Jackman è stato fortunato, perché, spinto dalla moglie Debora, insospettita da una macchia sul naso del marito, si è fatto visitare per tempo e ha potuto farsi operare, risolvendo così il problema. Fino a pochi mesi fa, invece, i pazienti in stadio ormai avanzato e inoperabili non avevano praticamente alcuna chance di cura. Anche per loro, però, le prospettive oggi sono diverse grazie a vismodegib, un farmaco orale once daily che ha come bersaglio il pathway di Hedgehog (la cosiddetta ‘via del riccio’), una via che risulta alterata in più del 90% dei casi di basalioma.

“il pathway di Hedgehog è una via di trasduzione del segnale che modula la crescita e il corretto posizionamento degli organi durante lo sviluppo embrionale, ma è di norma inattiva nell’organismo adulto” ha spiegato Ascierto. “Il circuito è formato da diverse proteine, di cui due - Patched e Smoothed – sono particolarmente importanti e fungono da interruttori. Normalmente Patched ‘spegne’ Smoothed, inibendo la proliferazione cellulare. Nel carcinoma basocellulare, invece, si possono verificare mutazioni di una delle due proteine, che hanno come conseguenza una ‘riaccensione’ del pathway e il riavvio della divisione cellulare. Vismodegib è in grado di inibire la proteina Smoothed, bloccando così la segnalazione anomala e inibendo la crescita della cellule tumorali.

Il farmaco già stato autorizzato sia dall’Fda sia dell’Ema, in entrambi i casi con un iter approvativo accelerato, e l’approvazione si è basata sui risultati del studio ERIVANCE BCC, un trial multicentrico di fase II che ha coinvolto 104 pazienti affetti da carcinoma basocellulare in stadio avanzato (di cui 71 con tumore localmente avanzato e 33 con tumore metastatico) arruolati in 35 centri situati in Stati Uniti, Australia ed Europa. I partecipanti sono sati trattati con vismodegib 150 mg una volta al giorno fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità intollerabile.

In questo studio, il nuovo farmaco ha mostrato di ridurre in modo sostanziale le dimensioni del tumore o di guarire le lesioni visibili nel 43% dei pazienti con carcinoma basocellulare localmente avanzato e nel 30,3% di quelli con carcinoma basocellulare metastatico. Inoltre, la sopravvivenza libera da progressione è stata di 9,6 mesi in entrambi i gruppi, mentre il 75% dei pazienti il tumore localmente avanzato e il 75% di quelli in fase metastatica hanno mostrato un beneficio clinico, cioè hanno risposto al trattamento o avuto una stabilizzazione della malattia, per oltre 24 mesi.

“Alla luce di questi risultati” ha commentato Ascierto, “ vismodegib non va visto come un’ultima spiaggia, bensì come un’opportunità in grado di offrire ai pazienti un rapido miglioramento dei sintomi e della qualità di vita, spesso gravemente compromessa se il tumore è in stadio avanzato”.

“In molti casi, specie in presenza di lesioni destruenti, si ha una riduzione dei sanguinamenti già dopo 2 mesi e la formazione di un tessuto di riparazione, con un beneficio non solo clinico, ma anche estetico” ha aggiunto l’oncologo.

Ascierto ha poi citato il caso di una donna di 90 anni, curata presso il suo centro, alla quale il tumore aveva deturpato metà del viso, che ha potuto riprendere a mangiare e addirittura a cantare dopo solo un mese di terapia con vismodegib.

Sul fronte della tollerabilità, gli eventi avversi più comuni osservati nello studio ERIVANCE BCC sono stati: spasmi muscolari, alopecia, alterazione del gusto, calo ponderale e affaticamento.

I ricercatori stanno valutando ulteriormente il profilo di sicurezza del farmaco nello studio STEVIE, un trial multicentrico a braccio singolo, in aperto, attualmente in corso in numerosi Paesi. “Lo studio ha terminato l’arruolamento, arrivando a quota 1200 pazienti, un numero largamente superiore alle aspettative, ma alcuni di essi sono ancora in trattamento” hanno riferito Ascierto e Peris. Pertanto, gli sperimentatori hanno deciso di prolungare il follow-up di altri 6 mesi e i risultati definitivi saranno disponibili nel 2016.

Tuttavia, un’analisi ad interim su 300 pazienti, presentata all'ultimo congresso dell’American Society of Clinical Oncology, nel giugno scorso, ha confermato un profilo di sicurezza simile a quello osservato nello studio ERIVANCE BCC.

Infatti, non sono state osservate tossicità dose-limitanti e gli eventi avversi più comuni sono risultati gli stessi verificatisi in ERIVANCE, nella maggior parte dei casi grado lieve o moderato. L’incidenza degli eventi avversi è stata del 18%; tuttavia, la maggior parte (71%) è stata ritenuta non correlata al trattamento con vismodegib e, dei 13 decessi osservati, solo uno è stato ritenuto correlabile al trattamento.

Oltre che nel carcinoma basocellulare, Roche sta testando vismodegib nel medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più frequente nell'infanzia, anch’esso legato in alcuni casi a un’attivazione anomala del pathway di Hedgehog, e in diverse altre neoplasie, tra cui il cancro del colon retto, il sarcoma e la leucemia linfatica cronica, da solo o in combinazione con altre terapie.

Ma le potenzialità di questo agente sono ancora largamente da esplorare anche nello stesso basalioma. “C’è ancora molto da imparare per utilizzarlo al meglio e una delle strade che si valuteranno nell’immediato futuro è quella di un impiego in fase neoadiuvante, utilizzando cioè il farmaco come ponte per traghettare i pazienti altrimenti inoperabili verso l’intervento chirurgico, con finalità curative” ha concluso Ascierto.

Alessandra Terzaghi