Da pochi giorni anche nel nostro paese è disponibile sugammadex (Bridion, Schering-Plough) primo e unico antagonista selettivo dei miorilassanti (selective relaxant binding agent, SRBA). Il farmaco consente di accelerare le procedure della sala operatoria, rendendola così disponibile per successivi interventi chirurgici.

Sugammadex è indicato per antagonizzare di routine due miorilassanti di uso comune, rocuronio o vecuronio, per l'antagonizzazione immediata di rocuronio negli adulti e per antagonizzare di routine rocuronio nei bambini e negli adolescenti di età compresa tra 2 e 17 anni.

Sul piano della sicurezza, oltre a rendere più veloci le procedure postoperatorie, sugammadex mette il paziente in condizione di riprendere a respirare autonomamente dopo che è stato estubato, contrastando, entro soli tre minuti, il blocco neuromuscolare prodotto da rocuronio e vecuronio, due derivati del curaro. Questi ultimi sono dei miorilassanti usati in anestesiologia per consentire al chirurgo di agire nel campo opera-torio con una muscolatura del paziente completamente rilassata.
Il farmaco agisce incapsulando la molecola del miorilassante e rendendola così inattiva.

Negli studi clinici finora completati, sugammadex è risultato in grado di antagonizzare rapidamente il blocco neuromuscolare (sia superficiale sia profondo) indotto da rocuronio bromuro, rendendo così possibile, mediante l'impiego contemporaneo dei due farmaci, il controllo in tempo reale della profondità del rilassamento muscolare. Sugammadex si è inoltre dimostrato capace di antagonizzare il blocco neuromuscolare indotto da vecuronio bromuro. Sarà così possibile migliorare le condizioni di sicurezza in sala operatoria.

Un miorilassante svolge nell'anestesia generale varie funzioni critiche. Gli anestesisti impiegano il rilassamento muscolare per migliorare le condizioni chirurgiche e facilitare l'intubazione e la ventilazione meccanica.
Gli antagonisti bloccano l'effetto dei miorilassanti, permettendo ai pazienti di riacquistare in breve tempo la normale contrattilità muscolare e riprendere la respirazione spontanea. Ma gli antagonisti attualmente disponibili sono lenti e il loro uso si associa ad alcuni effetti collaterali indesiderati, tra cui disturbi del ritmo cardiaco ed eventi avversi gastrointestinali e respiratori.

In Italia ogni anno vengono eseguiti oltre 3 milioni di interventi chirurgici che, per la loro complessità e delicatezza, mettono sotto forte pressione il sistema sanitario in generale e il sistema ospedaliero in particolare, in termini sia economici che organizzativi.
Per medici, anestesisti e direttori sanitari oggi l'imperativo è coniugare efficienza e sicurezza, riducendo o eliminando in primo luogo i tempi morti tra un intervento e l'altro.
Soprattutto nelle strutture più complesse, le attività chirurgiche e, quindi, le procedure anestesiologiche, devono essere ottimizzate in ogni fase: valutazione preoperatoria, pro-cedura intraoperatoria, controllo postoperatorio.

"La modalità di approccio al lavoro in sala operatoria è profondamente mutata" - dichiara Rodolfo Proietti, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Anestesia e Rianimazio-ne del Policlinico ‘A. Gemelli' di Roma - "il tempo di disponibilità di sala deve essere pienamente occupato, il cosiddetto ‘tempo morto' tra un intervento e il successivo deve essere ridotto al minimo, così come il tempo anestesiologico di preparazione all'intervento e i tempi di induzione e risveglio".